mercoledì 30 marzo 2016

11 settembre 2001 - Il documentario dei fratelli Naudet



Come auspicato dal film 2001 – Odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick, il 2001 sarebbe dovuto essere un anno segnato dal progresso, dalla fiducia nella scienza e nella tecnologia umana, e dall’espansionismo nello spazio, alla scoperta di nuovi mondi. Tuttavia, nel vero 2001, dopo gli eventi del G8 di Genova, a settembre è avvenuto un qualcosa fino ad allora ritenuto improbabile anche per un film catastrofico, che ha coinvolto le Torri Gemelle (edifici principali del WTC: World Trade Center) di New York e il Pentagono. Per rivivere quegli eventi o per averne una testimonianza diretta, è importante rivolgere l'attenzione al documentario 11/9 (titolo internazionale "9/11", distribuito in dvd dalla Paramount con una durata di 128 minuti, e trasmesso in tv in varie edizioni a partire dal 2002) diretto dai fratelli francesi Jules e Gédéon Naudet, dal pompiere newyorkese James Hanlon (poi divenuto attore e regista) e da Rob Klug, responsabile della post-produzione.


Fino alla mattina dell'11 settembre, le due Torri erano un simbolo del progresso occidentale, nonché parte integrante dell’immaginario collettivo mondiale, con la loro ricorrente presenza in film, telefilm, cartoni animati, spot pubblicitari televisivi e cartacei, fotografie artistiche e turistiche. Una delle loro caratteristiche più note erano le luci all’interno degli uffici e dei locali in esse ubicati, che restavano accese per tutta la notte, suscitando l'impressione che le attività lavorative in quegli edifici non si interrompessero mai. Per quello che riguardava il Pentagono, invece, esso era ritenuto inviolabile, in quanto simbolo massimo della sicurezza e del potere militare statunitense, rappresentato e descritto in tante opere narrative di finzione come il luogo in cui organizzare e decidere piani segreti per sconfiggere qualsiasi tipo di minaccia umana, ambientale, spaziale e perfino aliena. Proprio l'abitudine di vedere e immaginare le Torri e il Pentagono, fornì la sensazione, durante l'11 settembre, di veder violato qualcosa di molto vicino a noi e che attraverso la continua fruizione di materiale audiovisivo, cartaceo o fumettistico - le Torri comparvero perfino nel film d'animazione disneyano Oliver & Company (1988) -, o con una vera e propria visita a New York, ritenevamo di “conoscere”.


Le Torri all'inizio di "Oliver & Company"


Le Torri illuminate, sempre da "Oliver & Company"

Durante l’11 settembre tutto cambia in modo irreversibile. Quattro aerei civili vengono dirottati da terroristi islamici per usarli come arma con cui colpire le Torri, il Pentagono e un quarto obiettivo mancato, a causa dello schianto del quarto aereo in una zona di campagna della Pennsylvania, dovuta, secondo le fonti ufficiali, alla ribellione dei passeggeri contro i dirottatori, descritta nel film United 93 (2006) di Paul Greengrass.


Locandina del film di Peter Greengrass

A rendere più scioccanti gli eventi di quella giornata e in particolare quelli del WTC, è l'averli seguiti in diretta tv, assistendo in particolare all'impatto di un aereo dirottato contro la Torre Sud (WTC 2), alle fiamme e al fumo che fuoriuscivano da quei palazzi, e infine al crollo di entrambe le Torri. Emblematico di tutto ciò è appunto il documentario 11/9 dei fratelli Naudet, dove è mostrato anche il momento in cui venne colpita la Torre Nord (WTC 1, quella con l'antenna sul tetto).


Il primo aereo si avvicina alla Torre Nord


L'impatto



Prima di allora era già accaduto che le riprese di un documentario iniziate con tutt’altri obiettivi finissero per “catturare” eventi drammatici in diretta, come nel caso di Gimme Shelter (1970, qui ne è visionabile il trailer), concepito per seguire una tournée dei Rolling Stones culminata in un grande concerto gratuito ad Altamont Speedway (California) nel dicembre del 1969, dove però le cineprese filmarono inaspettatamente l’omicidio di Meredith Hunter - uno spettatore diciottenne nero armato di pistola -, compiuto da un membro del gruppo di motociclisti Hells Angels, addetti alla sicurezza e alla protezione degli Stones durante il concerto. Da documentario musicale, Gimme Shelter - al quale prese parte anche George Lucas come operatore - si trasformò così in qualcosa d’altro, mostrando allo spettatore come le immagini del concerto e di quel fatale momento venissero fatte rivedere in moviola agli Stones, soffermandosi sui fotogrammi raffiguranti gli istanti dell’omicidio, l'evento che, come notato in questa recensione del New York Times, rappresenta l'elemento intorno al quale è costruito l'intero documentario, tanto che a quell'uccisione allude perfino la frase di lancio della locandina originale.


Locandina originale

Nel caso di 11/9, esso ha inizialmente come tema i vigili del fuoco di New York e il periodo di addestramento di nove mesi della recluta Antonios "Tony" Benetatos, assegnato alla caserma Autopompa 7/Scala 1 (Engine 7/Ladder 1). Nato nel 1979, Benetatos, a 13 anni, assistette al suicidio della sorella, morta dandosi fuoco, come da lui dichiarato nelle riprese aggiuntive della riedizione di 11/9 del 2006.


Tony Benetatos in "11/9"

La mattina dell’11 settembre, alle 8.30 circa, arriva una chiamata per dell’odore di gas in una strada vicina al WTC. Jules Naudet esce con alcuni pompieri che vanno a verificare e, mentre ispezionano una grata sulla strada, si avverte il rumore di un aereo che vola molto basso. Jules alza la sua videocamera verso sinistra e riprende casualmente l’impatto dell’aereo contro la Torre Nord. Direttosi alla Torre insieme ai pompieri, Jules riprende tutto quello che accade nell’atrio di quell’edificio, incluso l'agghiacciante rumore dell'impatto al suolo delle persone che, apparentemente senza spiegazione in quei momenti concitati, si lanciano dai piani alti della Torre: “Vidi gente saltare dalla finestra. Mi sentii male per loro, per il posto in cui si trovavano. Per loro era meglio gettarsi piuttosto che rimanere lì”, così un pompiere ricorda quella “pioggia di corpi umani” nella riedizione del 2006 di 11/9All'interno dei contenuti extra del dvd Paramount di 11/9 composti da 4 gruppi di interviste supplementari ai sopravvissuti, nel primo di essi (denominato "Erano le 8:46 del mattino...") sono presenti le testimonianze più dettagliate e crude di ciò che videro e udirono i vigili del fuoco in quella giornata, come ben si evince dalle seguenti parole dell'allora comandante Joseph Pfeifer: "Ogni minuto sentivamo le grida di qualcuno che si buttava. Erano grida molto forti, urla di disperazione".

Dagli extra del dvd Paramount (2002)

Le immagini dei cosiddetti "jumpers" - "saltatori", termine usato negli USA per indicare chi si toglie (o chi minaccia di togliersi) la vita lanciandosi da una grande altezza -, la cui più nota è la foto chiamata "The Falling Man" ("l'uomo che cade"; ad essa è dedicata il documentario 9/11: The Falling Man del 2006), sono state parte del materiale fotografico e audiovisivo maggiormente censurato dai mass media di tutto il mondo, come raccontato in quest'articolo del britannico Daily Mail, dove è trattata anche la questione del termine con cui indicare quelle persone (200 la cifra stimata), ritenendo "jumpers" fuori luogo, in modo da non condannarle moralmente e religiosamente per la loro decisione di suicidarsi, ad esse imposta dagli eventi di quella giornata e dalla mancanza di vie di fuga.

Tornando a 11/9, Gédéon, rimasto in caserma, giunge solo successivamente alle Torri, filmando lo sguardo incredulo e preoccupato dei passanti (in strada erano presenti persone provenienti da molti paesi esteri), nonché l’impatto del secondo aereo contro la Torre Sud. Davanti alle fiamme che divampano dalle Torri, oltre a commenti increduli e sconvolti, c'è anche chi paragona quanto sta accadendo al film hollywoodiano L'inferno di cristallo ("The Towering Inferno", 1974), incentrato su un gigantesco grattacielo colpito da un devastante incendio.

Da "11/9" (versione dvd Paramount 2002), il riferimento di un passante a "L'inferno di cristallo"

Locandina originale di "L'inferno di cristallo"

La giornata dell'11 settembre è dunque ripresa e seguita principalmente dai due punti di vista dei fratelli Naudet, che offrono una preziosa testimonianza della successione degli eventi e di alcuni problemi organizzativi incontrati dai vigili del fuoco, come la difficoltà nel distinguere una Torre dall'altra per le squadre di soccoritori che provenivano dalle zone periferiche al WTC. A questo problema va inoltre aggiunta la mancanza di coordinamento nella diffusione di informazioni ai pompieri, come ben spiegato da Joseph Pfeifer - promosso a capo dell'unità anti-terrorismo e di preparazione all'emergenza -, nelle riprese aggiuntive di 11/9 realizzate nel 2006:
Vorrei aver potuto vedere o sentire ciò che tutti videro in tv. Non sapevamo che gli ultimi piani fossero in fiamme, né che l'edificio stesse per crollare. Ora mi assicuro che le informazioni vengano ricevute, che ci sia un comando congiunto e che l'informazione sia inoltrata alle unità in prima linea. (...) La gente pensa che dopo 5 anni sia tutto superato. Non è così. Ma non è una cosa negativa, perché questo senso di emergenza ha dato una svolta al dipartimento. Invece di decenni, ci sono voluti meno di 5 anni. Serve anche a tenere vivo il ricordo dei nostri cari. Quando provi dolore, significa che sono ancora nel tuo cuore [Pfeifer perdette suo fratello, anch'esso vigile del fuoco, durante l'11 settembre].

Il problema di fornire indicazioni per distinguere le Torri, affrontato da Pfeifer (al centro)

Tornando all'edizione originale di 11/9, essa prosegue mostrando, sempre da due punti di vista diversi, il momento del crollo della Torre Sud. In seguito, Jules, dopo essere uscito dalla Torre Nord insieme a Pfeifer e ad altri pompieri presenti in quell'edificio, filma anche le conseguenze del crollo della Torre Nord, avvicinandosi a un veicolo in sosta e ritrovandosi gradualmente coperto dalla polvere e dai detriti, mentre l'obiettivo della sua videocamera si sporca completamente.


Il momento del crollo della Torre Nord


Dopo il crollo della Torre Nord

Oltre a mostrare il ritorno in caserma dei fratelli Naudet e dei membri dell'Autopompa 7/Scala 1 (tutti sopravvissuti), 11/9 tratta anche i successivi lavori di scavo nelle macerie 
("Ground Zero") delle Torri, alla ricerca di superstiti o di corpi da affidare alle famiglie delle vittime per dare loro la possibilità di celebrare un funerale, consentendo una degna sepoltura ai propri cari.


Dal Corriere della Sera dell'11/03/2002

Mentre nell'edizione televisiva di 11/9 trasmessa dalla CBS e dalla Rai il documentario si conclude con le parole di Robert De Niro (a questo link sono presenti le dichiarazioni dell'attore in merito alla sua partecipazione), in quella del dvd si limita a mostrare le fotografie commemorative di varie vittime degli eventi di quella giornata. Secondo questo articolo del quotidiano Repubblica, quelle fotografie appartengono ai 343 vigili del fuoco che hanno perso la vita nelle Torri Gemelle.


Robert De Niro nella conclusione dell'edizione tv di "11/9"



Come già accennato, nel 2006 i Naudet e James Hanlon realizzano un'appendice (o "update" come riportato in articoli inglesi come questo) del documentario - in Italia venne trasmessa insieme alla versione tv di 11/9 da Raisat Cinema -, composta da riprese aggiuntive che mostrano, a 5 anni di distanza, come sono cambiati i pompieri sopravvissuti, offrendone un ritratto molto umano e fragile, in cui si possono rispecchiare molti di coloro che hanno vissuto improvvisi momenti fortemente traumatici, come un terremoto o un'alluvione. C’è chi si sente in colpa per essere sopravvissuto a differenza dei propri colleghi morti nel crollo delle Torri, c'è chi ha divorziato, chi ha problemi di alcolismo o depressione, chi torna continuamente con la mente a quel giorno quando vede il cielo azzurro o un aereo volare basso, chi si rifiuta di andare in terapia da uno psicologo perché teme il giudizio negativo degli altri pompieri o perché pensa di essere in grado di gestire da solo gli effetti sulla propria mente di quel giorno, tenendosi tutto dentro per non scaricare le proprie paure e ossessioni sui propri cari. Per reagire è però necessario fare della terapia, frequentare altre persone che hanno vissuto momenti simili, in modo da non sentirsi soli, ma uniti, come spiegato da Pfeifer: Bastava sapere che qualcun altro stava vivendo lo stesso problema e lo stesso tipo di perdita. Era un’intimità speciale. Il fatto di sapere che qualcuno potesse capire era terapeutico”.


Disegno commemorativo,
tratto da L'Uomo Ragno - 11 settembre 2001 (edito nel 2002)

Oltre alle conseguenze psicologiche dell’11/9, i pompieri e tutte le persone che hanno a lungo respirato la polvere e l’aria del WTC, devono affrontare gravi problemi di salute come forti dolori al petto, bronchite cronica, asma, tosse persistente (nota come "tosse del World Trade Center"), il proprio muco nasale che diventa nero, fino ai casi di persone morte per affezione polmonare o per il cancro. Nonostante nei giorni successivi all’11/9 le autorità garantissero che l’aria a Ground Zero fosse sicura e respirabile, tante persone si ammalano e muoiono, ingaggiando una dura lotta per vedere riconosciuta la correlazione tra l’aria respirata in quei giorni e le successive malattie, in modo da ottenere l’assistenza medica e un ingente risarcimento danni per la propria famiglia. Di questa vicenda, che può ricordare quella di Karen Silkwood e del suo tentativo di denunciare i rischi per la salute dei lavoratori di materiale radioattivo, se ne parla anche nel documentario Sicko (2007) di Michael Moore, incentrato sui problemi del sistema sanitario statunitense.


Le iniziali rassicurazioni sull'aria


Altre rassicurazioni sull'aria


Testimonianza di un vigile del fuoco sui suoi problemi di salute


Articolo sulle malattie di chi lavorò a Ground Zero






Tra le persone preoccupate per la propria salute e per il proprio futuro, c'è anche l'ex-recluta Tony Benetatos che, in seguito agli eventi dell'11/9, è entrato a far parte dell'unità Hazmat 1 (abbreviazione di Hazardous Materials Company 1), reparto dei vigili del fuoco addestrato per far fronte a disastri nucleari, biologici, chimici e industriali. Secondo Benetatos, l'eredità degli eventi del WTC "deve essere vita e umanità", un'opinione importante per i tempi in cui viviamo, dove invece prospera un cinismo sempre più esasperato nei confronti della vita umana e di tutto ciò che è ad essa collegato (sentimenti, emozioni, dolore, ecc...).

L’aver visto e vissuto attraverso le videocamere gli eventi dell’11/9 da parte dei fratelli Naudet e degli spettatori, diviene, da lì in poi, un modello "realistico" di produzione e di fruizione audiovisiva comune a molti dei successivi eventi catastrofici o drammatici accaduti in tutto il mondo, incentivando l'espandersi al cinema del filone dei film girati interamente in soggettiva (i POV, Point-of-view shot), che coinvolge generi come la fantascienza (Cloverfield), il film di guerra (Redacted) e l’horror (Le cronache dei morti viventi). È a quest’ultima categoria che appartiene [REC] (2007), lungometraggio spagnolo che, in modo simile a 11/9, inizia come un documentario giornalistico sulle attività dei pompieri per poi trasformarsi, in seguito a una chiamata, in qualcosa d’altro. Tuttavia, questi non sono che pochi esempi della vastissima influenza suscitata dagli eventi dell'11 settembre e dal documentario dei fratelli Naudet sui mezzi di informazione, sul cinema e su altre forme di espressione artistica.

N. B. Di 11/9 esiste anche una versione realizzata dai Naudet e da James Hanlon in occasione del decimo anniversario di quei tragici eventi, intitolata "9/11: 10 years later" (2011), alla quale ha nuovamente preso parte Robert De Niro, ma non è al momento stato possibile poterla visionare personalmente (probabilmente è inedita in Italia), in modo da offrirne un accurato resoconto.

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N. B. (Aggiornamento del 14/09/2016): Per conoscere altri aspetti del documentario 11/9 e alcune polemiche da esso suscitate, si riportano i seguenti estratti dall'articolo 11 settembre, il rumore della morte in onda sulla Cbs di Bruno Marolo, pubblicato sul quotidiano L'Unità in data 08/03/2002:
È stato proiettato in varie anteprime, per la stampa, per gli investigatori dell'Fbi e per i vigili del fuoco, ma l'America si è divisa quando è stato annunciato che la Cbs lo trasmetterà domenica sera per milioni di telespettatori. Due senatori e un magistrato hanno cercato inutilmente di ottenere un rinvio di altri sei mesi. Negli Stati Uniti, la libertà di informazione è intoccabile.
"Credo - sostiene Susan Zirinsky, curatrice della parte organizzativa del programma - che sia venuto il momento di mostrare queste immagini, per ricordare lo strazio delle vittime ma anche la forza e il coraggio dei soccorritori". (...)
In tre brevi sequenze interviene come conduttore Robert De Niro, che chiede scusa al pubblico per le imprecazioni e le esclamazioni oscene registrate mentre il grattacielo crollava. "Questi ragazzi - spiega, indicando i vigili del fuoco - rischiavano la vita, e alcuni erano privi di esperienza. Non giudicateli male, si sono comportati da eroi". (...)
La polemica infuria. "In questo paese non vengono mostrate al pubblico le esecuzioni capitali, ma la televisione mostrerà la sfera di fuoco in cui è esplosa mia madre", accusa Carie Lemack 26 anni, presidente dell'associazione "Famiglie dell'11 settembre". La madre, Judy Larocque, è morta sul volo numero 11 delle American Airlines lanciato dai dirottatori contro il grattacielo. [Si tratta dell'aereo che per primo ha colpito le Torri Gemelle] (...)
Tuttavia né le famiglie né i due senatori hanno visto il documentario e lo hanno giudicato per sentito dire. Il critico del New York Times, che lo ha visto, ha elogiato la ricostruzione oggettiva degli eventi, "nel momento in cui li si circonda di un velo crescente di retorica e di parole vuote, e si organizzano visite guidate alle rovine".

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