venerdì 28 maggio 2021

Christiane F. - La storia di Babsi e dell'emergenza del consumo di eroina in Germania Ovest sulla stampa italiana e internazionale



Prosegue l'approfondimento dedicato al libro Christiane F. - Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino (titolo originale: "Christiane F. - Wir Kinder Vom Bahnhof Zoo", pubblicato in Germania nel 1978 e in Italia nel 1981; curato dai giornalisti Kai Hermann e Horst Rieck), del quale si è tornati recentemente a parlare per via della produzione di una serie tv ispirata, fin troppo liberamente, alle reali vicende che coinvolsero Christiane F. (pseudonimo di Christiane Vera Felscherinow, nata nel 1962), e altri ragazzini tossicodipendenti della stazione ferroviaria berlinese chiamata Bahnhof Zoo. Si ritiene più opportuno rivolgere l'attenzione a ciò che realmente accadde durante la fine degli anni '70 a Berlino Ovest (all'epoca una città divisa in due dal Muro), e in particolare alla storia di Babsi (1963-1977), la migliore amica di Christiane che morì a soli 14 anni, divenendo nota mediaticamente come la più giovane vittima tedesca dell'eroina, come mostrato anche nel finale del film diretto da Ulrich "Uli" Edel nel 1981. Della sua morte se ne parlò anche sulla stampa italiana nel 1977.


La foto della vera Babsi presente nell'edizione tedesca del primo libro di Christiane F.

Il nome completo di Babsi era Babette Tatjana Döge, una ragazzina tedesca nata nel 1963 e deceduta a causa dell'eroina a Berlino Ovest il 19 luglio 1977, data indicata nella didascalia della sua foto presente nell'edizione tedesca del primo libro di Christiane F. (cfr. questo articolo del blog), e indicata anche nel documento disponibile a questo link. Secondo un articolo on-line in lingua olandese - pubblicato all'interno di un blog dedicato a Christiane F. - reperibile a questo link, la famiglia di Babsi era composta dalla madre Lili e dal patrigno musicista Eugene Cicero (1940-1997, di origini rumene), i quali diedero alla luce Roger, il fratellastro di Babsi, nel 1970. Sempre secondo quell'articolo olandese, il nome del vero padre biologico di Babsi sarebbe Wolfgang Döge, suicidatosi nel 1968, ma al momento non vi è ancora completa sicurezza sul vero nome del padre naturale di Babsi e sull'anno della sua morte.

La didascalia della foto di Babsi presente nell'edizione tedesca del libro
Nel testo c'è la data di morte di Babsi, che è descritta come la figliastra di un famoso pianista

Sulla stampa tedesca, la notizia della morte di Babsi venne data dal quotidiano tabloid BZ (aka "B.Z."), in un articolo datato 21 luglio 1977, con il celebre titolo "Sie war erst 14!" (traducibile come "Lei aveva solo 14 anni!"), citato da Christiane nel libro ("La notizia era messa in rilievo proprio a lettere di scatola: 'Aveva solo quattordici anni'. Capii subito. Non avevo nessun bisogno di leggere oltre: era Babsi"; cfr. pag. 262 dell'edizione italiana BUR saggi risalente al 2006, dove BZ è erroneamente tradotto in "Bild Zeitung", che è un'altra testata giornalistica), e riproposto nel film di Uli Edel. Dell'articolo originale del BZ si trovano alcune foto all'interno di un reportage televisivo tedesco dedicato a Christiane F. e agli ex-ragazzi del Bahnhof Zoo, trasmesso da Spiegel TV nel 1995, visionabile a questo link di YouTube:

La notizia della morte di Babsi sul Berliner Zeitung
Da notare la data del 21 luglio all'inizio dell'articolo

Parte del testo dell'articolo, dove Babsi è indicata come "Babette D."

Dal film di Uli Edel: il BZ (aka B.Z.) con la notizia della morte di Babsi in prima pagina

Di quell'articolo tedesco è reperibile on-line anche la seguente immagine a questo link:


Oltre al BZ, la notizia venne data anche da altre testate giornalistiche tedesche nel 1977, come nel caso della rivista Neue Revue (secondo questa fonte, si tratterebbe del n. 34 del 1977, datato 15 agosto 1977), dalla quale proviene la pagina reperibile on-line a questo link, dove risulterebbe essere presente anche una foto della vera Babsi (il suo vero nome, in questo caso, è sostituito dallo pseudonimo "Renate Bach", ma dato che la ragazza nella foto è descritta come la vittima quattordicenne dell'eroina, si può comprendere la sua reale identità), con indosso dei pantaloni caratteristici della moda anni '70:


Ingrandimento del ritaglio di giornale

La freccia indica un ragazzo con indosso dei jeans simili a quelli della ragazza nella foto
Immagine tratta dal film Christiane F. - Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino

Un'ulteriore tedesca giornalistica tedesca che diede la notizia della morte di Babsi riportandola in prima pagina, fu il quotidiano Der Abend (pubblicato dal 1946 al 1981), come risulta al termine del reportage giornalistico televisivo trasmesso da RBB (Rundfunk Berlin-Brandenburg, in precedenza nota come SFB, Sender Freies Berlin) - reperibile su YouTube a questo link -, all'interno del quale si trova l'intervista a una ragazzina bionda mostrata sempre di spalle, che dovrebbe essere Babsi, mostrata nel corso del video insieme a un'altra sua coetanea, la quale dovrebbe essere Stella (1962-2004, il suo vero nome era Catherine Schabeck), anch'essa amica di Christiane F.

La notizia della morte di Babsi sul quotidiano tedesco Der Abend

Le due ragazze di spalle nella foto dovrebbero essere Babsi e Stella nel 1977 a Berlino Ovest

Sempre in Germania, inoltre, la notizia della morte di Babsi viene riportata successivamente anche in un approfondimento apparso sul numero del settimanale Der Spiegel datato primo gennaio 1978, consultabile on-line in questa pagina web, della quale si mostra il titolo ("Hauptstadt der Fixer") e l'inizio dell'articolo, dove sono raccontate le circostanze della morte di Babsi:

La morte di Babette "Babsi" Doge su Der Spiegel
(fonte)

La copertina di Der Spiegel n. 1 (gennaio 1978), contenente l'articolo dove si parla di Babsi
(fonte)

Data la giovane età di Babsi, la notizia della sua morte giunse anche negli USA, riportata in un articolo in lingua inglese intitolato Rising Wave of Narcotics-Related Deaths Prompts West Berlin Government to Start Drug Program, scritto da un autore anonimo, pubblicato sul The New York Times il 9 gennaio 1978, reperibile on-line a questo link:



Alcuni anni prima, nel 1970, sempre il New York Times aveva dedicato un articolo alla massiccia diffusione dell'eroina tra gli adolescenti newyorkesi nel corso degli anni '60. Intitolato Heroin: Teen-Agers To the Morgue, fu scritto da Richard Severo e pubblicato il primo febbraio 1970. Nel web si può consultare a questo link.

La pagina del New York Times con l'articolo di Richard Severo sull'eroina tra gli adolescenti
(fonte)

Come già accennato, la notizia della morte di Babsi fu riportata anche in Italia, all'interno dell'articolo Dilaga in Germania la piaga della droga, di Tito Sansa (1928-2003), pubblicato sul quotidiano La Stampa in data 31/07/1977, ma risalente al giorno precedente (30 luglio), come indicato all'inizio del testo, dove è segnalata anche la città tedesca Bonn, che fu la capitale della Germania Ovest dal 1949 al 1990. Da quell'articolo, si riporta il seguente estratto:
Otto persone sono morte questa settimana nella sola Berlino Ovest (meno di due milioni di abitanti) uccise dalla droga di moda, l'eroina; tutte le vittime erano sotto i trent'anni, la più giovane era una ragazzina di 14 anni, da tempo nota per abuso di stupefacenti, per procurarsi i quali si era data al furto e alla prostituzione. La polizia "sapeva" è stato detto oggi a Berlino, ma non ha fatto nulla per salvarla. L'hanno trovata in una toilette della metropolitana, con i soliti attrezzi: il cucchiaio per sciogliere la "neve", l'accendino e la siringa.
Una foto a colori della vera Babsi
(fonte)
È inutile cercare sui giornali della Germania Federale le cronache delle vittime della droga che potrebbero servire da monito ai giovani e alle loro famiglie. La mortalità è ormai talmente alta che i giornali hanno smesso di registrarla, considerandola forse un fatto di "routine" che non fa più notizia, come gli incidenti sul lavoro o le cadute mortali. Soltanto di tanto in tanto viene pubblicata una "breve" nella quale si legge (per esempio ieri, in due righe) che "nei primi sette mesi di quest'anno le persone uccise dalla droga a Berlino sono state 54" oppure "previsti mille morti per eroina durante il 1977 nella Repubblica Federale".
Quest'ultima notizia è stata prontamente smentita dal ministero competente a Bonn. Un portavoce ha definito "esagerata", "allarmistica" e "irresponsabile" la previsione dei mille morti e chi l'ha diffusa. Tenendo conto che durante il 1976 le vittime della droga sono state "soltanto" 337, si prevede che quest'anno "non supereremo i cinquecento morti". E non è poi sempre la droga ad avere effetti letali, ma piuttosto la colpa è dei fornitori, che la diluiscono con sostanze non sempre pure. (...) 
La lotta - ammettono due funzionari - è impari, i contrabbandieri si servono delle loro stesse vittime per importare la merce senza rischiare di persona e sempre più ragazzi sui dodici-tredici anni vengono attirati e allettati da prezzi iniziali assai bassi (pochi marchi per un assaggio) a dedicarsi alle droghe. Una volta che hanno cominciato, di solito con hashish, i ragazzini non vengono più perduti di vista, vengono portati pian piano verso le droghe pesanti anche se non hanno denaro. Allora vengono avviati al furto: sono noti casi di ragazzi obbligati a rubare ogni giorno due biciclette o almeno una radio o un magnetofono, di bambine di undici o dodici anni costrette a prostituirsi o a fare l'autostop tra Germania e Olanda per contrabbandare la merce. (...)
Mentre nel resto della Germania la droga è sempre più rara e sempre più cara (tra le 200 mila e le 350 mila lire un grammo di eroina), a Berlino le piccole razioni individuali sono in circolazione a un prezzo inferiore alle 100 mila lire il grammo. Ciò ha attirato verso l'ex capitale centinaia di tossicomani squattrinati.
La notizia della morte di Babsi sul quotidiano La Stampa del 31/07/1977

Riguardo alla massiccia diffusione della tossicodipendenza da eroina tra i giovani tedeschi di quel periodo, è molto utile rivolgere l'attenzione anche a un altro articolo di Tito Sansa, intitolato Triste primato della droga, pubblicato due anni dopo sempre su La Stampa, in data 20/09/1979, dove sono riportate le seguenti informazioni:
"Spero che la mia vita sia una lezione che non dimenticherai mai. Soltanto allora la mia morte avrà avuto un senso" ha scritto in aprile al suo fidanzato Renate Hoffmann, 19 anni, maestra di asilo a Dueren [il nome corretto è Düren], una cittadina di provincia vicino al confine olandese. Poi si è iniettata una dose di eroina nel braccio e si è impiccata. Il fratello Siegfried, 26 anni, infermiere, l'ha trovata agonizzante, le ha sciolto il cappio e a sua volta se lo è stretto al collo. Alla madre il giovanotto ha scritto: "Sai mamma, per noi la vita non ha più alcun senso, non facciamo che ingannare noi stessi. Dimenticaci, pensa a te".
Tre mesi prima, nella stessa piccola città di provincia, altre due ragazze si erano tolte la vita, appese insieme a un cavo immerso in un fiume. "Non ce la facciamo più, il denaro non basta mai" hanno lasciato scritto. Avevano fatto di tutto per procurarselo, per poter comperare la dose quotidiana di eroina; avevano derubato i genitori, avevano rubato in grandi magazzini, avevano battuto il marciapiede. Tutt'e quattro le giovani vittime di D[ü]ren avrebbero voluto abbandonare la "strada senza ritorno" della droga e sottoporsi a una cura disintossicante. Avevano sperato di venire arrestate quando tornavano dall'Olanda con la droga e di venire mandate in clinica. Ma non erano mai state sorprese.
La posizione geografica di Düren in Germania
Come i quattro poveri ragazzi di D[ü]ren, così in tutta la Germania decine di migliaia di altri giovani sono vittime della droga e molti cercano disperatamente di liberarsi del vizio. Ma le possibilità di cure disintossicanti sono minime, mancano cliniche e personale sanitario specializzato, la legislazione è insufficiente, la polizia non ha l'organico necessario per combattere le organizzazioni internazionali che contrabbandano la droga in Germania e nel Paese hanno una rete capillare di distribuzione. Circa 60 mila sono i giovani registrati dai "computers" della polizia come drogati, ma si ritiene che molte altre migliaia siano sconosciuti. E la loro falange si ingrossa.
"Qui sono i potenziali morti degli Anni Ottanta" dice un funzionario della polizia criminale, indicando i ragazzini di una scuola elementare di Francoforte dinanzi alla quale tre trafficanti di droga (il più anziano ha sedici anni) sono stati sorpresi mentre regolavano un "campione di prova" di eroina a fanciulli della quinta classe. In tasca i tre ragazzi avevano fasci di banconote per l'equivalente di 25 milioni di lire italiane. I tre spacciatori minorenni hanno confessato di vendere la droga per procurarsi il denaro necessario ad alimentare il proprio vizio. I nomi dei loro fornitori non hanno saputo indicarli e anche un appostamento per sorprendere i grossisti è fallito.
La piaga dell'eroina, che ha sostituito quasi completamente il meno nocivo "hashish", si sta diffondendo epidemicamente. La Germania del "kolossal", che vanta le più grandi fiere e mostre, la più alta cifra di esportazione, il maggior numero di turisti all'estero, ha ora anche il primato della droga, è diventata il mercato numero uno, con il maggior numero di morti in rapporto alla popolazione: sono stati 430 durante il 1978, sono già a metà settembre, saranno circa 600 alla fine dell'anno.
Un'altra foto a colori della vera Babsi
(fonte)
Politici e sociologi, medici e insegnanti cercano di scoprire le cause di questa nuova malattia diffusa tra i giovani. La diagnosi è severa, di autoaccusa; ai giovani non vengono più offerti ideali, la famiglia è in disgregazione, i fanciulli sono maltrattati e oppressi, non hanno speranza né fiducia, ma soltanto paura. Ma non è stata trovata una terapia. Si cerca di correre ai ripari, si propone di aumentare la vigilanza alle frontiere, di riformare la legge, di punire più severamente gli spacciatori e anche i consumatori, benché gli psichiatri affermino che la minaccia di una pena detentiva ha sul drogato lo stesso effetto quasi nullo che la pena di morte ha su un potenziale assassino.
Benché la droga mieta in Germania ogni settimana più vite di quante i terroristi ne uccidano in un anno, la caccia al terrorista e la prevenzione di attentati sono di una efficacia straordinaria, mentre la lotta contro gli spacciatori e per la salvezza delle loro vittime è manchevole, anche a causa di conflitti di competenza dovuti al federalismo. Non esiste un'autorità antidroga centrale come la polizia criminale federale, ogni magistrato decide come meglio crede, i politici sono in disaccordo, e i medici discutono se sia meglio il pugno di ferro o il guanto di velluto.
Vi sono giudici che applicano alla lettera l'articolo 64 del codice penale, che prevede la reclusione per chi consuma stupefacenti. (...) Le prigioni sono centrali di eroina, a Berlino è drogato un detenuto su otto, nella prigione femminile le donne drogate sono più della metà. 
Altri giudici invece ordinano la cura disintossicante. Ma ci si mette la burocrazia, e passano mesi prima che il giovane venga destinato a una clinica, che di solito è un manicomio. I letti a disposizione sono poco più di migliaio, per oltre 60 mila drogati. (...)

Babsi (interpretata da Christiane Reichelt) nel film del 1981 diretto da Ulrich "Uli" Edel
Fortunati vengono considerati quei giovani drogati che hanno la possibilità di trovare un posto in una delle poche cliniche specializzate esistenti in Germania, benché in esse esistano una disciplina di ferro e metodi che ricordano quelli dei campi di concentramento. [Non tutte le cliniche tedesche erano in realtà così rigorose, come raccontato nel corso del primo libro di Christiane F.] (...)
Nella clinica di Wolfmuenster [si tratta di Wolfsmünster] in Franconia, l'accettazione del paziente viene decisa da un "tribunale" di drogati che lo interrogano sulla serietà delle sue intenzioni. Per i primi tre mesi sono banditi la posta, le visite, i giornali, la radio, la musica, la televisione, la libera uscita, le amicizie e i contatti sessuali, ciascuno viene rapato a zero. La terapia consiste in pesanti lavori in campagna: gli uomini abbattono alberi e raccolgono patate, le donne accudiscono alle capre e ai maiali.
I risultati sono buoni (...) "La ricaduta di soltanto un quarto dei pazienti è un successo", dicono comunque i medici. E invitano i politici a varare un programma a vasto respiro che tenga conto di una "catena terapeutica" in quattro fasi da loro proposta: consultazione dei drogati, ricovero urgente di disintossicazione per almeno una settimana, ricovero in una clinica di rieducazione per molti mesi, creazione di gruppi di abitazione comune di ex drogati sotto la sorveglianza di medici e sociologi.
Tutte le altre proposte e misure vengono considerate inefficaci dagli specialisti. Ritengono che l'intimidazione del carcere non serva, che con gli stupefacenti su ricetta medica il numero dei drogati aumenterà ulteriormente, che la caccia agli spacciatori abbia poche probabilità di successo in un Paese con le frontiere aperte. Non rimane altro - constatano di comune accordo i politici e i medici - che operare alla base, nelle scuole e nelle famiglie, per prevenire le cause che inducono i ragazzi (perfino bambini di 9-10 anni) a desiderare un mondo fatto di sogni. E poi curare, guarire, reinserire nella società i poveri giovani malati.
Il problema della diffusione dell'eroina in Germania Ovest
Dal quotidiano La Stampa del 20/09/1979

Riguardo a quello che accadeva in Italia nel luglio 1977 (il periodo della morte di Babsi), si segnala questo articolo pubblicato sul quotidiano L'Unità il 23/07/1977:

La diffusione dell'eroina in Italia nel luglio 1977, il mese della morte di Babsi

Si conclude questo approfondimento dedicato a Babsi e alla diffusione dell'eroina tra i giovani tedeschi durante la fine degli anni '70, con la speranza che tutto questo materiale possa far riflettere il lettore su quello che è accaduto in Europa e in Italia nei decenni scorsi, e su quanto continua ancora oggi ad accadere nel nostro paese, ad esempio nella zona intorno alla fermata ferroviaria di "Milano Rogoredo", di cui si parla a questo link. Mantenere l'attenzione su queste tematiche è inoltre importante in vista di quanto può accadere in futuro in Italia, quando inizieranno a emergere, in modo più evidente, le conseguenze psicofisiche sulle persone (giovani e non solo) del lungo periodo di emergenza e di privazioni dovuto alla pandemia.

Christiane F. nel 1978
Questa foto fu utilizzata per la copertina di un numero della rivista Stern del settembre 1978
(fonte)

N.B. Si segnala che sul New York Times fu pubblicata una recensione del film Christiane F. - Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino in data 19/03/1982. Il titolo dell'articolo scritto da Janet Maslin è "Film: A Child Awry in 'Christiane F.'" (aka "Horrors of Addiction"). Si può leggere on-line a questo link.

Per ulteriori informazioni sul libro, sul film e sulla vita di Christiane F., si rimanda ai seguenti articoli del blog:

- Confronto tra il libro e il film dei ragazzi dello Zoo di Berlino:

http://alemontosi.blogspot.com/2013/07/noi-i-ragazzi-dello-zoo-di-berlino.html

- Approfondimento sulla genesi del libro e del film dedicati a Christiane:

http://alemontosi.blogspot.it/2014/04/christiane-f-1981-di-uli-edel-la.html

- L'intervista italiana a Christiane pubblicata sul quotidiano La Repubblica nel 1981:

http://alemontosi.blogspot.it/2014/05/christiane-f-lintervista-italiana-del.html

- L'impatto dell'uscita italiana del film di Christiane sul pubblico e sulla critica cinematografica del nostro paese:

http://alemontosi.blogspot.it/2015/11/christiane-f-reazioni-del-pubblico-e.html

- La raccolta delle foto presenti nell'edizione tedesca del libro Christiane F. - Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino, purtroppo assenti nell'edizione italiana del libro:

https://alemontosi.blogspot.com/2018/09/christiane-f-ledizione-tedesca-del.html

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