martedì 30 settembre 2014

Fumetto, cinema e risvolti sociali: L'introduzione di René Clair a "I Primi Eroi" (Garzanti, 1962 e 1965)




A complemento di quanto già scritto sul prestigioso volume I Primi Eroi (Garzanti, 1962; rieditato nel 1965), dedicato alle origini e ai personaggi più noti del fumetto internazionale, si riportano diversi estratti dalla prefazione del libro (ricca di spunti interessanti e ancora attuali), firmata dal regista francese René Clair (1898-1981), attivo fin dall'epoca del cinema muto, durante la quale esordì con il cortometraggio Entr'acte (1924), considerato l'opera-manifesto del dadaismo cinematografico.


Così, a pag. VII del libro, ha inizio la prefazione di René Clair:
Non è facile, in nessuna lingua, definire con esattezza la materia di questo libro. Quello che in Italia si chiama "fumetto", in Francia si chiama "bande dessinée". Il termine italiano, che allude alla nuvoletta di fumo attorno alle parole del dialogo, sembra escludere i disegni senza parole. L'espressione francese, d'altra parte, è anch'essa restrittiva, perché non tiene conto dei cosiddetti "fotoromanzi". La denominazione americana, "comic strip", applicata arbitrariamente anche a racconti drammatici o sentimentali, è fra tutte la più imperfetta. Sebbene essa sia difficilmente applicabile alle opere dei grandi precursori come Busch [riferimento a Wilhelm Busch], Töpffer [Rodolphe Töpffer], o Christophe [pseudonimo di Georges Colomb], è però quella che si è affermata nel gergo internazionale degli specialisti.
Questa inadeguatezza della terminologia è il sintomo evidente della scarsa stima accordata a una forma di espressione che in nessun paese è stata ritenuta degna di una definizione più appropriata. "Fumetto", "bande dessinée", "comics": sono tutte espressioni amabilmente spregiative, come quella di "bagatelles" che nel XVII secolo designava quei "divertissements" reputati indegni di figurare tra le opere d'arte [qui i molteplici significati di "bagatelles", col tempo divenuto anche termine indicante dei brevi e "semplici" componimenti musicali, come il brano Per Elisa di Beethoven]. Di tutti i nuovi mezzi d'espressione si dice agli inizi che non sono arte. Così avvenne per il cinema, così per il jazz che, secondo alcuni, non era musica. Ancora oggi il fumetto è, agli occhi di molti, roba per analfabeti. Indubbiamente, la maggior parte dei comics contemporanei sono di una deprimente povertà. Ma forse che condanniamo in blocco la letteratura solo perché ogni anno escono libri mediocri? Pochi sanno, per esempio, che da trent'anni le didascalie in versi delle storie per ragazzi di KIEKU E KAIKU sono opera di un poeta nazionale finlandese. Negli Stati Uniti, John Steinbeck [uno dei più importanti scrittori americani, autore dei romanzi Furore e Uomini e topi] non si vergogna di dichiarare che Al Capp [pseudonimo di Alfred Gerald Caplin], creatore del "comic" Li'l Abner, è il più grande autore satirico che sia mai apparso dai tempi di Lawrence Sterne" [riferimento allo scrittore britannico Laurence Sterne (1713-1768)].
E proprio leggendo tutti i giorni sul giornale la storia di Li'l Abner mi sono reso conto di ciò che il fumetto potenzialmente è: un mezzo di espressione originale che si può prestare quanto qualsiasi altro alle manifestazioni del talento e anche del genio; un mezzo che potrebbe dar luogo alla creazione di un nuovo Pantagruel [riferimento alla saga letteraria Gargantua e Pantagruel, composta da 5 romanzi satirici scritti da François Rabelais nel '500], di un nuovo Gulliver [I viaggi di Gulliver, di Jonathan Swift], di un nuovo Obu [riferimento a François "Padre" Ubu, personaggio inventato dal drammaturgo e scrittore francese Alfred Jarry, pioniere del "teatro dell'assurdo"] nelle mani di un nuovo Rabelais, di un nuovo Swift o di un nuovo Jarry.
Dvd del film "Il Villaggio più pazzo del mondo" (1959) di Melvin Frank,
adattamento cinematografico del fumetto "Li'l Abner",
che è anche il titolo originale della pellicola.
Li'l Abner, che è sfortunatamente troppo americano perché lo si possa apprezzare al di fuori degli Stati Uniti, ha dato origine nel suo paese a vere e proprie manifestazioni folkloristiche: ogni anno gli studenti celebrano il "Sadie Hawkins Day", il giorno in cui, come gli immaginari abitanti dell'immaginario villaggio di Al Capp, le ragazze danno la caccia ai ragazzi che hanno scelto e, se riescono a catturarli, li costringono al matrimonio [detto anche "Sadie Hawkins Dance", è un evento celebrato per la prima volta nel novembre del 1938, un anno dopo la sua prima apparizione in Li'l Abner].
Le invenzioni di Al Capp non sono d'altronde le sole che si siano innestate nella realtà. In TERRY AND THE PIRATES [Terry e i pirati, di Milton Caniff, autore definito il "Rembrandt del fumetto"; anche Terry fu apprezzato da Steinbeck, il quale ne ammirò, in particolare, il personaggio di Dragon Lady], serie che conobbe un enorme successo durante l'ultima guerra, una giovane orientale metteva il suo fascino al servizio di una rete spionistica nefasta per gli interessi degli Stati Uniti. Un giorno l'autore, con spirito patriottico, la mise a morte. Immediatamente i giornali sui quali appariva la storia di Terry ricevettero centinaia di lettere di protesta e decine di telegrammi di rammarico e di condoglianze. C'è anche chi giura che tre persone mandarono fiori per i funerali di questa affascinante eroina dei fumetti [un episodio simile accadde in Giappone, quando, in seguito alla morte di uno dei personaggi principali di Ashita no Joe/Rocky Joe (1968-1973), venne celebrato un vero funerale nel marzo 1970].
Terry e i pirati
Non è assolutamente il caso di parlare a questo proposito di preoccupante decadimento spirituale: sono fenomeni che non hannno proprio niente di nuovo. In tutti i tempi e in tutti i paesi l'uomo ha sentito il bisogno di avere degli eroi. Quelli dell'Illiade o quelli delle "Chansons de Gestes" sono gli antenati di Superman o degli avventurosi della fantascienza. E un Superman non ha niente di pericoloso fintantoché non appare incarnato da un essere reale, i cui giganteschi ritratti incombono sulle folle. Sia detto poi, di sfuggita, che attribuire qualità umane a personaggi disegnati non è meno irragionevole che attribuire virtù ideali a un uomo politico di cui si conosce soltanto l'immagine fotografica.
Il fumetto è stato studiato poco e in modo molto incompleto. E in questo non v'è nulla di sorprendente; se è difficile valutare il numero dei lettori di fumetti (si dice che siano sessanta milioni, ma come esserne sicuri?), è ancora più difficile reperire e raccogliere le opere cui questo nuovo mezzo di espressione ha dato origine, e in quantità notevole, in tutte le parti del mondo. I numeri dei giornali e i libri che si mettono in mano ai bambini finiscono dispersi ai quattro venti. La sopravvivenza dei fumetti, d'altra parte, è interamente affidata a questi due tipi di pubblicazione, i più effimeri che esistano.

La prefazione prosegue descrivendo la natura pionieristica del volume, le difficoltà incontrate nel reperire i materiali esteri per realizzarlo, i criteri di scelta dei personaggi in esso inseriti; aggiungendo infine che:
Il più vivo desiderio di chi ha fatto questo libro è che il lettore, a qualunque generazione appartenga, possa qui ritrovare gli eroi che gli furono cari nell'infanzia e che, d'altra parte, impari a conoscere quelli amati da altri bambini, in altri paesi. I piccoli americani che avevano letto Outcault [Richard Felton Outcault, creatore di Yellow Kide i piccoli francesi che avevano letto Christophe si trovarono gli uni a fianco degli altri per combattere i tedeschi che da piccoli avevano letto Busch. Diventati essi stessi eroi della più incoerente delle avventure, poterono allora rendersi conto, se ripensarono alle letture dell'infanzia, che il buon senso non è sempre là dove siamo convinti che debba essere e che l'assurdo ha una parte più grande nella realtà che nella finzione.
Charlie Chaplin disegnato,
sulla scatola di un Super 8
Al principio delle sue "Leçons de choses en 650 gravures", Georges Colomb (Christophe) scriveva: "il bambino è tutto occhi. Quello che vede lo colpisce assai più di quello che sente". Il cinema ha tratto gran profitto da questo concetto. Non è una coincidenza fortuita che il genio comico sia pressoché scomparso dallo schermo dal giorno in cui il cinema ha acquistato la parola. Personaggi che diventano eroi, un'azione, un'invenzione, uno stile che consentono di passare dal burlesco al meraviglioso: ecco il segreto dei grandi film del passato; ecco il segreto dei migliori fumetti. Vadius e Trissotin [personaggi della commedia teatrale Le intellettuali (1672) di Molière, che rappresentano una satira delle persone colte e snob], razza che non si estingue mai, vanno proclamando che il cinema fa progressi perché i film assumono un tono vagamente letterario e mirano all'arte con la A maiuscola. E invece la decadenza del cinema incomincia quando esso rompe con le sue origini popolari. Per fortuna la necessità di rivolgersi a un pubblico di ragazzi di tutte le età preserva il fumetto da questo contagio!
Nei metrò di Parigi o di New York, la maggior parte dei viaggiatori apre il giornale alla pagina dei "comics" prima ancora di degnare di uno sguardo le ultime notizie, anche quelle di portata internazionale E c'è chi, al vedere queste cose, si gonfia di indignazione. Io no: per quanto mi riguarda, io lo ritengo uno spettacolo rassicurante e sarei molto soddisfatto di sapere che così succede in tutti i paesi del mondo. Fa piacere pensare che esistono uomini i quali, dopo aver preso il bagno mattutino, si tuffano per prendere un bagno di giovinezza e, mentre vanno a raggiungere il posto che è loro assegnato nel gran termitaio della vita moderna, si affrettano ad aggiornarsi sulle ultime notizie del mondo surreale. 
I bambini, si sa, amano giocare a "fare i grandi". Questo libro è dedicato anche ai grandi che amano ritornare a quella patria dell'infanzia, dalla quale non si è mai definitivamente esiliati.
René Clair
(cfr. pag. VII-XI, I Primi Eroi, Garzanti, seconda edizione del 1965)

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