mercoledì 26 aprile 2017

Gli eroi di cartone (1971-1976) di Nicoletta Artom, Sergio Trinchero, Francesco Mulè e Roberto Galve



Prosecuzione dell'approfondimento dedicato al programma Rai Gli eroi di cartone, stavolta incentrato sulla gestione della trasmissione a cura di Nicoletta Artom e Sergio Trinchero, il binomio professionale a cui si deve l'arrivo, nel 1978, della serie animata giapponese Atlas Ufo Robot - Goldrake (titolo originale: "Ufo Robot Grendizer") in Italia. Durante la loro gestione, la conduzione del programma viene affidata a Francesco Mulè (1926-1984, "voce" italiana dell'orso Yoghi), e poi al disegnatore/attore/regista argentino Roberto Galve.


Edizione in pellicola Super 8 di un cartoon coi personaggi della Warner Bros.

Senza più Luciano Pinelli, Nicola "Nico" Garrone, Lucio Dalla e Federica Taddei, la nuova gestione de Gli eroi di cartone debutta il 16 novembre 1971, alle 18:15, sul Programma Nazionale (l'attuale Raiuno), andando in onda solo di martedì, fino al 20 giugno 1972. Questo nuovo ciclo di puntate viene così raccontato da Sergio Trinchero nelle pagine del suo libro autobiografico Vita col fumetto (L'Oasi Editoriale, 1983):
Il "nuovo corso" degli "Eroi di cartone" iniziò nel novembre del 1971. (...) Il nuovo ciclo, sarebbe stata una passerella di personaggi classici: da Silvestro a Mighty Mouse, da Speedy Gonzales a Little Lulu. In chiave di "budget", la rubrica costava alla RAI molto meno, poiché la redazione si era ridotta a due elementi: Nicoletta Artom e io (più Andrea Bistis, un simpatico rifugiato greco con problemi di soggiorno [probabilmente fuggito dalla Grecia in seguito all'instaurarsi della "Dittatura dei colonnelli" (1967-1974)], che espletava le mansioni tecnico-burocratiche che erano precedentemente di pertinenza di Nicoletta).
(cfr. pag. 103-104)
Copertina di un Super 8 con un cartoon di Speedy Gonzales
Il presentatore della trasmissione televisiva "Gli eroi di cartone" era a quel tempo Francesco Mulè, l'attore pacioso e farfuglione, simpatica vittima di tante storie piene di mogli in vacanza e mariti gelosi, ma conosciuto soprattutto dai bambini, in quanto "voce" di Braccobaldo. Mio compito, era scrivere, insieme a Nicoletta Artom, un dialogo strampalato (a misura Mulè) che l'attore, in onda, avrebbe stravolto ancora di più. Tra tanto pasticcio, si doveva anche capire che "l'orso Barney", di Rudolph Ising, nel 1943, nei suoi cartoons, si dava da fare ad insegnare agli americani come adoperare il fucile o come fabbricare un "orticello di guerra". Per conoscere tutte queste cose, sui cartoni animati americani, avevo intessuto la mia tela di ragno al di qua e al di là dell'Oceano, coinvolgendo autori, critici e collezionisti (su tutti: Mike Barrier, una specie di Trinchero americano) [si tratta di Michael Barrier, in seguito autore di una nota biografia di Walt Disney]. Il risultato di questa ricerca era un armadio pieno di corrispondenza, di fanzines ciclostilate, di volumi, di foto... Un testo di conoscenze per illuminare finalmente il mondo del cartone animato americano, erroneamente identificato dai più come "i cartoni animati di Walt Disney".
(cfr. pag. 54-55)
Francesco Mulè e Gli eroi di cartone
Dal Radiocorriere TV n. 46, 1971
[Mulè era] Figlio di un musicista, somigliava a Dagoberto: sposato ad un'americana, con una turba di figli e di cani. Il famoso "basset-hound", che si vedeva spesso in TV era il suo. Il cane più pigro, più indisponente e più complessato (era tanto lungo da credere che la sua parte posteriore appartenesse ad un altro cane); nonché (esperienza personale) il più pesante, da sollevare e trasportare da un punto all'altro dello studio televisivo. (...)
Presentazione del nuovo ciclo de Gli eroi di cartone
Dal Radiocorriere n. 46, 1971

Seconda parte della presentazione degli Eroi di cartone
Dal Radiocorriere n. 46 
Mettevamo in bocca a Francesco Mulè le informazioni, le confidenze e le indiscrezioni (scientemente stravolte) che andavo raccogliendo dagli autori e i collezionisti (una delle riviste più preziose, fu "Funny World" [fanzine sul fumetto e l'animazione, fondata e curata dal sopracitato Michael Barrier]) (...). Non era compito facile fargliele "inghiottire" tutte in una volta e per quanto pacioso e cordiale fosse, ogni tanto Francesco si infuriava. Anche perché in studio aveva un partner diabolico. Un "muppet" invisibile o quasi. L'aveva inventato Nicoletta. Si chiama Isacco. Chi era? Un mostro? Uno yeti? Nessuno lo sapeva. Di visibile, Isacco aveva soltanto una zampa o ciò che quell'ammasso di pelo e unghioni sembrava.
Copertina del n. 13 (marzo 1971) della rivista Funnyworld(fonte)
Copertina del n. 14 (maggio 1972)
(fonte)

Francesco Mulè e Isacco
Dal Radiocorriere TV n. 5 (febbraio, 1972)
Isacco tormentava Mulè per tutto l'arco della puntata e in chiusura, il "botto" finale: docce fredde, sacchi di segatura tra capo e collo, torte in faccia. Quel giorno Mulè era particolarmente nervoso: arrivato alla parola "coniglio", Isacco avrebbe dovuto spiaccicargli in viso la torta. La prima volta, invece di dire "coniglio", Mulè pronunciò una parola irripetibile. La scena dovette essere ripetuta. La seconda, fu la volta... buona. Isacco tirò in faccia al presentatore la torta. Senonché, data la distanza minima, il lancio era stato violento e chi aveva comperato la torta, non aveva pensato che una pesante torta gelata (mantenuta in freezer) poteva anche ammazzare il simpatico attore romano. Da quel giorno Mulè ci mostrò una pistola che portava con sé e Isacco smise di fare "i scherzi". 
(cfr. pag. 104-105)
Per avere un'idea dei testi informativi sui cartoni animati usati per il programma tv, si può consultare il libro I grandi eroi del cartone animato americano (edito da Gremese nel 1972) di Sergio Trinchero, suddiviso in capitoli dai titoli corrispondenti a quelli di varie puntate della trasmissione. Nella prefazione del volume, inoltre, si ringraziano alcune delle persone che hanno lavorato a Gli eroi di cartone.


Dedica di Trinchero alle persone con cui ha collaborato a Gli eroi di cartone

Indice del libro di Trinchero

Tornando a Gli eroi di cartone, Trinchero offre un resoconto del premio ottenuto dalla trasmissione nel 1972 alla seconda edizione della manifestazione "Tre giornate del fumetto" (organizzata da Gianni Bono) svoltasi a Genova, spiegando come in realtà si trattasse di un "premio concordato" tra lui e la direzione di quell'evento:

Ad Agosto, "gli eroi" riposavano. Nicoletta ci pensa un po', poi dice: "Qui per rilanciare le sorti della rubrica ci vorrebbe un bel premio!". Scorro il calendario delle manifestazioni "fumetto-cartoonistiche" e m'accorgo che il 7 settembre 1972, ci sarà: "Genova 2". Scrivo a Gianni Bono e gli prospetto la possibilità di una nostra partecipazione alle "3 giornate del fumetto". Gianni si precipita ad accoglierci alla stazione di Genova, ci porta alla "Terrazza Martini" e lì il Presidente della Provincia consegna agli "Eroi... Artom-Trinchero... di cartone" una coppa d'argento piena di champagne. Io bevo lo champagne, Nicoletta sequestra la coppa. La manifestazione è di quelle alla buona (anche se sono in 50.000 a visitarla) ed ha per slogan: "avvicinare chi fa i fumetti a chi li legge". (...) "Genova 2", detto per inciso, verrà ricordata per aver divulgato la notizia clamorosa che le storie di Topolino e Paperino, stampate in USA, vengono disegnate in Italia. 
(cfr. pag. 105-106)

Vignetta di Roberto Galve ispirata a Gli eroi di cartone
Dal libro Vita col fumetto, di Sergio Trinchero

Gli eroi di cartone
torna poi in onda a partire dal 17 ottobre 1972 alle 18:15 sul Programma Nazionale, venendo trasmessa ogni martedì fino al 12 giugno 1973. Stavolta la conduzione è affidata a Roberto Galve, disegnatore e attore argentino stabilitosi in Italia, già noto al pubblico televisivo per via della sua partecipazione al programma Il paese di Giocagiò (
1969-1970, la sigla è visionabile a questo link), dove appariva in veste di disegnatore, col soprannome di "Buendía", da intendersi sia come riferimento al modo di dire "buongiorno" in lingua argentina, sia come riferimento al romanzo Cent'anni di solitudine (1967) di Gabriel García Márquez, incentrato sulle vicissitudini della famiglia Buendía.
Presentazione del programma Il paese di Giocagiò
Dal Radiocorriere n. 40, 1969

Articolo biografico su Roberto Galve.
Dal Radiocorriere n. 4, 1970
Nel 1970, Galve partecipa anche al programma L'album di Giocagiò
Dal Radiocorriere n. 37, 1970

Riguardo alla presenza di Galve, Trinchero ha scritto in Vita col fumetto:
Roberto Galve, detto "Buendía", argentino (in Italia per i burrascosi rapporti con il regime del suo Paese [probabile riferimento al periodo della "Revolutión Argentina" (1966-1973), segnato dalla dittatura militare al potere]), attore, animatore e creatore di un Teatro (con la T maiuscola) per i ragazzi; cartoonist e illustratore personalissimo, egli eredita dai Bernardini, dai Pompei, gli Angoletta, i Tofano, il segno elegante dei "figurinai" italiani. (...) Roberto Galve è un marxista che vive evangelicamente: non accumula e non si preoccupa di come metterà insieme il pranzo con la cena. Creatore del laboratorio teatrale del "Grauco" [Gruppo di Autoeducazione Comunitaria, come qui dichiarato dallo stesso Galve, fondato nel novembre 1975 a Roma], nel suo scantinato, una "bomboniera" dove pare d'essere all'interno di uno dei suoi deliziosi collages, Galve e i suoi compagni presentano i loro spettacoli fatti di pupazzi, disegni e audiovisivi. Sono "giuochi teatrali" che danno agli spettatori adulti e bambini la possibilità di partecipare alla situazione scenica, quello che oggi viene chiamato esoticamente "feed back".
(cfr. pag. 107) 
L'attività teatrale del "Gruppo del Sole" di Roberto Galve.
Dal Radiocorriere n. 16, 1972
Sul "Gruppo" sono reperibili informazioni anche a questo link.

Altre informazioni sulle attività del "Gruppo del Sole".
Dal Radiocorriere n. 47, 1972


L'attività teatrale del Grauco, tra Shakespeare e le fiabe.
Dal Radiocorriere n. 7, 1984
Galve è stato scelto per coinvolgere i piccoli telespettatori. Le gigantografie che mostravano gli autori e i personaggi saranno sostituite da disegni eseguiti da "Buendía" "in diretta". Mi dispiace un po', perché fino a quel momento, se occorreva un disegno in studio "a'mbress a'mbress", lo facevo io. Alla prima riunione di sceneggiatura, Galve si presenta con dei comic books, per dire la sua in fatto di fumetti. Se si aggiunge, che Roberto ha l'irruenza del "primo attore", si può capire una mia certa insofferenza nei suoi confronti. Ma tutto andrà per il meglio, anzi qualche volta saremo in due contro Nicoletta. Tutto sta a capire che Roberto porta nella redazione la sua dottrina del lavoro di gruppo: io sono presentatore con lui, lui è esperto di fumetti con me. Ma tante altre cose ci avrebbero legati: la cinefilia cronica, il rispetto per Walt Disney...
Notizia di uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Roberto Galve.
Dal Corriere della Sera del 02/11/1976
Il ciclo 72/73 degli "eroi" riguarda i personaggi moderni e popolarissimi del cartone animato da Coyote a Pantera Rosa. Sul finire, tentiamo anche la chiave antologica ("Mondo cane", con i vari cani del cartoon, "Una linea è una linea" con i cartoni "lineari" di [Osvaldo] Cavandoli, Émile Cohl ecc.).
(cfr. pag. 106-107)

Roberto Galve
Dal Radiocorriere n. 41, 1972


Info sui cartoons di Wile E. Coyote, dove Trinchero accenna all'utilizzo del computer per realizzarli.
Dal libro I grandi eroi del cartone animato americano

Per dare lustro al programma, su indicazione della Artom, Trinchero si attiva per un nuovo "premio concordato", stavolta attraverso i suoi contatti francesi:
Da che mondo è mondo, alle donne sono sempre piaciuti i gioielli. A Nicoletta Artom piacciono... i premi. E io cerco di farglieli avere. Sto per raccontarvi la più brutta figura della mia vita. Scrivo a Claude Moliterni a Parigi, chiedendogli se c'è qualche possibilità per "gli eroi di cartone" di ottenere il premio "Phénix" che la sua rivista assegna annualmente [Il nome del premio deriva da quello della rivista francese "Phénix", edita dal 1966 al 1977]. Claude risponde: "Si può, si può". Ma in cambio, noi dobbiamo portare a Parigi una selezione dei nostri cartoon più classici. Nicoletta è d'accordo; mi dà persino i titoli: Gertie, Krazy Kat, Little Nemo ecc. ecc. Claude viene a Roma per accordarsi sulla data (25 Maggio 1973) e la sala della proiezione, nientemeno che la Sala delle Arti Decorative del Louvre. Claude torna a Parigi, stampa centinaia di inviti, annunciando la proiezione e la nostra partecipazione alla serata. Il giorno prima della nostra partenza per la Francia, i funzionari della RAI ci comunicano che se vogliamo andare, siamo padroni di farlo ma di portare i film, non se ne parla nemmeno. Inutili telegrammi e telefonate a Claude che ormai ha spedito gli inviti. (...)
Copertina del n.6 (1968) della rivista francese Phénix di Claude Moliterni.
Al suo interno è presente un articolo di Sergio Trinchero, intitolato "Avai or not Away, that is the Question".
Andiamo a Parigi. Claude mi mostra subito il cartoncino che ha fatto stampare e spedire ma, bisogna riconoscerlo, lo fa con ironia e con tanta generosità. Invece di Krazy Kat e Little Nemo, proietterà i serials di Cino & Franco e Flash Gordon. Hugo Pratt non li regge, e mettendosi le mani ai capelli, esce dal Louvre esclamando: "Madonna!". Sono effettivamente ridicoli e nel vederli mi divertirei pure, se non mi sentissi così a disagio. (...)
La sua medaglia, Nicoletta riuscì, nonostante tutto, ad averla. Il "premio" ebbe un'eco persino in America e arrivammo addirittura su "Variety" (giugno 1973). Soddisfattissimi, i dirigenti RAI decretarono, il 5 giugno 1973, la fine irrevocabile degli "Eroi di cartone". Nicoletta mi telefonò immediatamente la ferale notizia. Per qualche settimana, luglio del '76, alcune puntate degli "eroi" verranno replicate, ma il 2 Luglio, al suo 156° appuntamento, la trasmissione sparisce definitivamente. Curioso che la puntata sia dedicata proprio a dei fantasmi. [questo ciclo di repliche andò in onda sul Secondo Programma (Raidue) verso le 19:00, dal 4 maggio al 2 luglio 1976]
(cfr. pag. 107/109)
Dal Radiocorriere n. 47, 1980

Mentre Nicoletta Artom e Sergio Trinchero proseguono la loro attività in Rai lavorando a programmi come 
Drops (1976) e Buonasera con... al cui interno, nell'aprile 1978, fa il suo esordio la serie animata giapponese Atlas Ufo Robot (aka Goldrake) -, Roberto Galve si dedica ad altre attività artistiche a Roma, come l'apertura, avvenuta nel 1975, del sopracitato teatro e cineclub "Il Grauco", in via Perugia n. 34, nell'area del Pigneto. Tra le varie attività teatrali del Grauco, ci sono anche spettacoli di affascinanti marionette costruite personalmente da Galve, che rappresentano un ulteriore aspetto del suo poliedrico talento artistico.

Corriere della Sera, 09/01/1985

Corriere della Sera, 29/01/1985

Purtroppo, col passare del tempo, crescono i risvolti amari del legame tra Galve e la città di Roma, come raccontato in questo articolo:

Negli anni Settanta, gli argentini sono giunti a Roma per motivi politici. Rafaèl Roberto Galve, nonni materni italiani, ricorda ancora quando, in quegli anni, per la prima volta, partecipava alle manifestazioni sulle strade della nostra città, sventolando la bandiera rossa; gli cadevano le lacrime dall'intima commozione, provata da quello stato di libertà, impossibile, a quell'epoca, nel suo paese: poteva gridare la sua allegria, per trovarsi in un paese all'avanguardia, in fatto di libertà. 
Oggi, purtroppo, ha cambiato idea, anzi, si sente "caduto in una trappola", perché, dopo i primi entusiasmi, ha scoperto che gli stessi comunisti non mantenevano gli impegni, che ai romani in genere la disciplina del lavoro fa paura, che gli uomini di questa città sono maschilisti, che l'amicizia vera non esiste e che ogni relazione umana si ferma alla superficie, per cui è utopico sperare di formare nel romano il senso civile. Galve si sente un uomo politico e al lavoro presso la Rai, ha preferito la direzione del cineclub Grauco, dove può meglio alimentare la sua creatività. La consapevolezza che non può tornare al paese, dove i suoi amici sono stati tutti ammazzati, lo fa sentire sempre emigrante, ed, ogni giorno di più si considera straniero, non potendo usare la sua lingua. 
Lo consola e lo stimola il riconoscimento del pubblico giovanile, per cui continua ad inventare e raccontare storie e leggende, anche argentine.

(cfr. l'articolo Nostalgia legata alle Pampas, di Marilena Menicucci, Corriere della Sera, 02/11/1992)
Corriere della Sera, 02/11/1992

Corriere della Sera, 02/02/1985

L'attività teatrale del Grauco ha purtroppo termine nel 1993, continuando a esistere solo come cineclub per spettatori cinefili, divenendo per essi un vero e proprio punto di riferimento a causa della chiusura di altri cinema simili a Roma, come raccontato dallo stesso Galve al Corriere della Sera nel 1994:

"A Roma - dice Roberto Galve, il coraggioso, testardo responsabile del "Grauco" - i cineclub non esistono più. Nella morte "civile" delle attività culturali e pionieristiche si assiste a un risveglio "in massa" delle iniziative solo e vergognosamente nei mesi di fine anno. Le varie associazioni, per avere i contributi stabiliti, devono, infatti, presentare a quel che resta del ministero dello Spettacolo i resoconti delle attività, i ritagli degli articoli che hanno parlato di loro. Si chiacchiera tanto dello "scandalo dell'articolo 28", ma chi assegna le sovvenzioni e in base a che cosa?".
(cfr. l'articolo Siamo i reduci del Potëmkin, di Giovanna Grassi, Corriere della Sera, 16/10/1994; nel testo sono riportate anche le seguenti parole di apprezzamento rivolte al Grauco dal regista Dario Argento"Nessuno, a parte "Il Grauco", fa oggi quello che per me, per tanti di noi, hanno fatto il Filmstudio, l'Occhio-Orecchio-Bocca, l'Officina")
In difesa dei cineclub romani si schiera anche Paolo Villaggio, rimpiangendo La corazzata Potëmkin
Dal sopracitato articolo di Giovanna Grassi.

Nel 2006
, Galve si esprime in modo critico anche nei confronti della prima edizione della Festa del Cinema di Roma, come testimoniato da questa sua intervista scritta, da un suo intervento a Radio Radicale ascoltabile a questo link, e da una sua lettera pubblicata 
dopo la Festa in data 25/10/2006 sul quotidiano Liberazionereperibile in questa pagina.


Locandina originale del film L'ultimo spettacolo
(fonte)

La definitiva chiusura del Grauco avviene il 30 giugno 2010, con la proiezione del film L'ultimo spettacolo (1971) di Peter Bogdanovich, pellicola statunitense ambientata nel 1951, incentrata sulla chiusura di una piccola sala cinematografica. Tuttavia l'eredità cinefila del Grauco viene raccolta dall'apertura della sala cinematografica Il Kino, avvenuta, dopo aver restaurato lo stabilimento in via Perugia n. 34, il 28 gennaio 2011, come annunciato da questo video promozionale.


Per quello che invece riguarda l'attività teatrale del Grauco, nel 2010 le marionette, i pupazzi, le maschere e le attrezzature sceniche costruite da Galve e dai suoi collaboratori, insieme alle sceneggiature e ad altro materiale cartaceo, vengono rilevate dall'associazione culturale "Marionette in Libertà" di Frosinone, la quale le utilizza e le mette a disposizione per visite guidate o per spettacoli teatrali come quello shakespeariano visionabile a questo link.


Clotilde, personaggio a fumetti ideato da Roberto Galve.
Si tratta di un volume edito nel 1977 da Fabbri Editori
(fonte e info)

L'attività artistica di Galve (il quale ha oggi 83 anni) non è dunque andata del tutto perduta e probabilmente aspetta solo di essere riscoperta e valorizzata nella sua interezza (del disegnatore argentino vanno ad esempio ricordate anche le sue storie a fumetti con protagonista la bambina Clotilde), in un modo non molto diverso dalla doverosa riscoperta che un programma come Gli eroi di cartone e persone come Nicoletta Artom e Sergio Trinchero, attendono ancora di ricevere.

Un altro libro a fumetti dedicato a Clotilde, realizzato da Galve nel 1978
Una recensione del volume è disponibile a questo link

P.S. Si ringrazia Teresa Buongiorno per la sua disponibilità a parlare della Rai degli anni '70 con l'autore del blog. Riguardo alla tv dei ragazzi di quel periodo, si consiglia la lettura di questo approfondimento presente nel blog.

2 commenti:

  1. Sempre meravigliosamente interessanti questi tuoi articoli per i quali ti ringrazio sinceramente.
    Ho, purtroppo, un ricordo bruttissimo di Galve (che invece, grazie al tuo articolo, ho scoperto essere un'ottima persona), lo odiavo profondamente!
    Avevo 11 anni e adoravo sopra ogni altra cosa i supereroi Marvel, che avevo scoperto da appena un anno. Il mio era vero e proprio amore, oserei dire che in un certo senso mi hanno "salvato la vita" (o almeno hanno contribuito a farlo): prima dei supereroi nessun altro fumetto mi aveva mai raccontato la diversità, l'essere emarginati, il sentirsi "unici al mondo" ma in senso negativo...
    Roberto Galve nel programma non perdeva occasione di disprezzarli e credimi, me lo ricordo bene: usava termini proprio "forti" e manifestava un puro odio per questi fumetti! La motivazione era che con tutti i loro superpoteri, i supereroi invece di difendere gli oppressi e contribuire a migliorare il mondo, si limitavano a combattere tra di loro e, insomma, il succo era che erano al servizio degli odiati USA, imperialisti e guerrafondai, egoisti ecc.
    Certo, magari aveva pure ragione, ma per me - per me personalmente - quei fumetti avevano esattamente il significato opposto e le sparate "anticomuniste" di Iron Man e di Cap America mi facevano ridere già allora (tra l'altro sarei poi diventato un adulto mooolto di sinistra).
    Quindi per me la sua gestione de Gli Eroi di Cartone fu una vera sofferenza! :)))
    Grazie ancora per i tuoi articoli che aspetto sempre con grande interesse e curiosità!
    A presto.

    p.s. Sai una cosa meravigliosa del tuo blog? Che dopo che lo leggi non sei più "come prima", ma hai imparato delle cose, fatto delle riflessioni, acquisito nuovi stimoli. E questa è una cosa splendida. Massima stima e rispetto da parte mia.

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  2. Ciao Orlando, ti ringrazio tanto per l'apprezzamento e per questo commento, che permette di avere una testimonianza diretta della visione del programma nel periodo in cui era condotto da Galve.
    Capisco bene quello che dici: anch'io per tanti anni ho letto e apprezzato i fumetti dei supereroi Marvel, e ricordo bene il senso di emarginazione che affliggeva personaggi come la "Cosa" dei Fantastici Quattro, o come molti degli X-Men. Per non parlare del tormento dato a Peter Parker/Uomo Ragno (Spider-Man) dai vari lutti che lo colpiscono nel corso delle sue avventure.
    Probabilmente Galve era più legato a opere del fumetto argentino come "L'Eternauta". Se per caso riesco a trovare qualche sua intervista in cui parla dei suoi gusti fumettistici, cercherò di inserirla in qualche futuro articolo del blog, in modo da aiutare a comprendere meglio le sue opinioni in proposito.
    Grazie ancora tanto per questo tuo commento e per il complimento presente nel tuo post scriptum. E' davvero una grande soddisfazione sentirsi dire quelle cose.
    Un abbraccio, a presto.

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