domenica 14 aprile 2019

1972 - Quando il programma "Spazio" mostrò le scene tagliate del film "La volpe con nove code"



Prosegue l'approfondimento dedicato al raro film d'animazione giapponese La volpe con nove code (1968, titolo originale: "Sessho Seki: Kyubi no Kitsune to Tobimaru") di Shinichi Yagi, in Italia arrivato direttamente in televisione nel 1972, per poi purtroppo essere dimenticato, una sorte simile a quella avuta in madrepatria, dove è attualmente semisconosciuto. Nel nostro paese il film fu anche oggetto di un dibattito televisivo nel 1972, successivamente alla sua messa in onda, all'interno di una puntata del programma Spazio - Il settimanale dei più giovani, nella quale furono mostrate alcune scene del film che furono tagliate per ragioni di censura prima della sua trasmissione televisiva.



Sigla iniziale del programma Rai Spazio - Il settimanale dei più giovani del 1972


Al di là del caso del programma tv italiano Spazio, sono infatti molto rare le informazioni che emergono sul film La volpe con nove code dai siti web internazionali, ad eccezione di alcuni approfondimenti nipponici e di questo articolo in lingua inglese datato 9 agosto 2004, che fu commentato dallo studioso statunitense di animazione giapponese Fred Patten (1940-2018), il quale colse l'occasione per segnalare la presenza del film La volpe con nove code all'interno di due libri nipponici: The Art of Japanese Animation II: 70 Years of Theatrical Films (edito nel 1989 dalla Tokuma Shoten; qui il film è citato a pag. 48) e Keibunsha's Complete Animation Encyclopedia (pubblicato negli anni '80; qui il riferimento al film si trova a pag. 338).


Proprio per via di questa forte difficoltà nel reperire della documentazione sul film La volpe con nove code, risulta essere particolarmente rilevante la puntata registrata in bianco e nero di Spazio del 1972 - trasmessa approssimativamente sul Programma Nazionale (l'attuale Raiuno) tra febbraio e marzo 1972, alle 17:45, all'interno della fascia oraria dedicata alla "tv dei ragazzi", prima del programma Gli eroi di cartone condotto da Francesco Mulé e curato da Nicoletta Artom e Sergio Trinchero -, dedicata al tema della violenza nel mondo dei cartoni animati, dove furono inserite le scene tagliate dal film, mostrandole per poi farle commentare, in modo pacato, dalla conduttrice Enza Sampò insieme agli ospiti in studio: lo scrittore esperto di fumetti Sebastiano Fusco, lo psicologo Gianni Casadio e un gruppo di cinque adolescenti.

La collocazione nel palinsesto Rai del programma Spazio
Dal Radiocorriere n. 6, febbraio 1972

Presentazione di Spazio nel 1970
Dal Radiocorriere n. 8, febbraio 1970

Per conoscere meglio il programma Spazio curato da Mario Maffucci, si riporta la presentazione della trasmissione televisiva pubblicata nel novembre 1971 sul settimanale Radiocorriere TV (all'epoca testata informativa ufficiale della Rai), in occasione del lancio della nuova edizione del programma, relativa alla stagione televisiva 1971/1972:

Terzo anno di vita, trentasette trasmissioni, corrispondenza fittissima, una media di tre, quattro milioni di ascoltatori a puntata. Il coordinatore è Mario Maffucci. Dice: "Abbiamo sollecitato l'intervento diretto dei giovani per scoprire il loro giudizio su fatti e persone del mondo d'oggi. In che modo? Compilando un questionario di questo genere: quali problemi vi appassionano maggiormente? Quale personaggio vorreste intervistare? Quale ambiente visitare? L'abbiamo inviato poi a dieci diverse scuole medie inferiori o associazioni giovanili di cittadine italiane. Valutate le risposte si sono estratte le più significative, quelle più capaci di tradursi in spettacolo TV. A questo punto sono entrati in azione i nostri redattori con ricognizioni tra i gruppi selezionati. Esaurita la fase preparatoria, è scattata quella della realizzazione. Il gruppo prescelto viene convocato a Roma. Ora la trasmissione si materializza in un dibattito, in una visita, in un ampio colloquio".
Foto della redazione di Spazio nel 1970
Dal Radiocorriere n. 8, febbraio 1970
Quest'anno, a differenza delle edizioni precedenti, la frequenza sarà settimanale [il programma è infatti trasmesso di martedì]. Ogni puntata trenta minuti. La serie occuperà l'arco dell'annata scolastica, da novembre a giugno. È mutata anche la formula. Dall'incontro con i personaggi o dal dibattito sul problema e sull'ambiente si è passati alla ricerca e alla inchiesta giornalistica vera e propria. I ragazzi segnalano una questione su cui un giornalista svolge un rapporto. Gli uni e l'altro, a chiusura del filmato, insieme ad esperti della materia trattata, discuteranno l'argomento.
Lo studio televisivo del programma Spazio
Dal Radiocorriere n. 44, ottobre 1972
Cominciamo dal servizio d'apertura. Giunge in redazione una lettera. È vero, chiede il corrispondente, quel che si dice sui campi di raccolta dei rifugiati dal Pakistan orientale? E se è vero, cosa fanno gli organismi internazionali? Un giornalista, Mino Damato, parte per il Bengala. In un campo profughi del Bangladesh incontra una bambina e ne racconta la storia. È riassuntiva, in tutte le sue pieghe amare, del dramma che sconvolge milioni di innocenti. A chiusura della inchiesta, discussione in studio. Ci saranno un gruppo di studenti, lo stesso Damato e alcuni rappresentanti dell'UNICEF e di commissioni accreditate all'ONU. L'interrogativo è scarno come scarna è stata la vicenda narrata: come si realizza la solidarietà internazionale in situazioni spaventose come questa?
Un'altra puntata è dedicata al teatro dei ragazzi. L'occasione è fornita dal Festival Internazionale del Teatro dei Ragazzi che si svolge a Venezia. Questa volta, protagonista è un gruppo di ragazzi del quartiere operaio Le Vallette di Torino. Frequentano la scuola "Salvatore Quasimodo" dove, nelle ore libere, hanno dato vita a vari esperimenti teatrali. A Venezia incontrano autori, attori e registi. Con essi confrontano il proprio punto di vista per avviare infine un discorso che fa testo nelle cronache culturali. Quello cioè che contrappone il concetto tradizionale di teatro per i ragazzi al più rivoluzionario e moderno teatro dei ragazzi. (...)
Enza Sampò nel 1971
Dal Radiocorriere n. 48, novembre 1971
Ad ognuna di queste inchieste, come si è detto, collaborano direttamente gruppi di ricerca costituiti da ragazzi. Un altro discorso, invece, è quello relativo alla destinazione di un programma come Spazio. La sua sfera di distribuzione è quella dei giovanissimi. Ma si è visto il tenore degli interventi che propone, il livello dei rapporti che verranno messi in cantiere. Per cui precisiamo: programma di ragazzi, per ragazzi, ma che farebbero bene a seguire anche gli adulti. Sia perché, a mano a mano con i nostri figli, assisteremmo al dibattito di questioni fra le più attuali, sia specialmente perché impareremmo a conoscere meglio questi ragazzi che questo programma lo costruiscono con la propria intelligenza e la propria volontà giorno per giorno.
(cfr. l'articolo Guarda la realtà con l'occhio dei giovani, di Nato Martinori, Radiocorriere TV n. 49 del novembre-dicembre 1971)
Un altro articolo dedicato a Spazio
Dal Radiocorriere n. 44, ottobre 1972

Dopo aver ospitato in studio importanti personalità internazionali come la vedova di Martin Luther King (nella puntata trasmessa il 24 febbraio 1970), nel 1972 Spazio affronta dunque l'argomento della violenza nel mondo del fumetto e dell'animazione internazionale, in quella che nei titoli di coda, è indicata essere la cinquantesima puntata del programma, intitolata "Non te lo dico ma sono violento".


Il titolo della puntata di Spazio

Per quello che riguarda la conoscenza dell'animazione giapponese nell'Italia e nella Rai dei primi anni '70, oltre al caso della trasmissione televisiva nel 1970 del film La leggenda del serpente bianco ("Hakujaden", 1958) di Taiji Yabushita all'interno del programma Mille e una sera di cui si è parlato in questo articolo, va ricordato come alcuni film animati nipponici fossero presenti fin dagli anni '60 nei festival italiani dedicati al mondo dell'animazione e del cinema, venendo poi trasmessi in televisione dalla Rai. Un esempio di questa dinamica è fornito dalla prima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Animazione di Rimini tenutasi nel 1962, della quale si offre il seguente resoconto:

La prima mostra internazionale del cinema di animazione, si è chiusa stasera con la premiazione dei corto e lungometraggi presentati nelle sette categorie in concorso e con la proiezione di alcuni films fuori concorso già premiati in altre manifestazioni. (...) Nella categoria lungometraggi spettacolari solo due films giapponesi erano in concorso. Scontato dunque il "Sigismondo d'oro" al regista Yabushiti [nome corretto: Taiji Yabushita], per i due film lungometraggio "Il piccolo Samurai" [si tratta di Shonen Sarutobi Sasuke del 1959, distribuito negli USA col titolo "Magic Boy"] e "Simbad il marinaio" [aka "Le meravigliose avventure di Simbad", 1962, diretto da Taiji Yabushita e Yoshio Kuroda].
(cfr. l'articolo I premi a Rimini, di Leoncarlo Settimelli, L'Unità, 16/09/1962)
Dvd giapponese del film Il piccolo samurai

Dvd italiano edito dalla Dynit nel 2018

Il film d'animazione Le meravigliose avventure di Simbad fu poi trasmesso martedì 2 settembre 1969 dalla Rai sul Programma Nazionale all'interno della fascia oraria pomeridiana dedicata alla "tv dei ragazzi", accreditandone erroneamente la regia sul Radiocorriere a "Johnny Fitzgerald" e indicando sempre erroneamente con "Tohei" al posto del corretto "Toei", il nome della casa di produzione della pellicola.
L'indicazione errata del nome "Johnny Fitzgerald" non è però il frutto di una svista della Rai, poiché si tratta del nome del regista riportato nei titoli di testa dell'edizione italiana della pellicola, nonché nelle locandine e fotobuste cinematografiche italiane, quando il film fu distribuito dalla Filmar nelle sale a partire dal novembre 1964, con il coinvolgimento nella creazione dell'edizione italiana di Bruno Mattei, aka "Vincent Dawn", il co-regista di film come Virus - L'inferno dei morti viventi (1980) e Rats - Notte di terrore (1984). I titoli di testa italiani di Simbad sono disponibili nel video che si trova a questo link del mio canale YouTube.
Anche l'utilizzo del termine "Tohei" non è il frutto di un errore della Rai, poiché si tratta del nome con cui fu indicata la Toei nella documentazione ministeriale necessaria per ottenere il visto di censura cinematografica, come risulta dai documenti disponibili nel sito web "Italia Taglia".

Presentazione di Le meravigliose avventure di Simbad per il 2 settembre 1969
Dal Radiocorriere n. 35, settembre 1969

La collocazione in palinsesto di Simbad nel 1969
Dal Radiocorriere n. 35

Dai titoli di testa italiani del film Le meravigliose avventure di Simbad
La regia del film è accreditata al fittizio "Johnny Fitzgerald", come, anni dopo, sarà indicato anche sul Radiocorriere

La presenza di Bruno Mattei (aka "Vincent Dawn") nei titoli di testa di Simbad

Locandina italiana del film Le meravigliose avventure di Simbad
Da notare la presenza dei nomi di Bruno Mattei e di "Johnny Fitzgerald"

L'indicazione del termine "Tohei" nella documentazione ministeriale di Simbad
Dal sito web "Italia Taglia"

Simbad viene poi replicato l'anno seguente, il 1970, diviso in due parti, trasmesse rispettivamente domenica 31 maggio e domenica 7 giugno, riproponendo sulle pagine del Radiocorriere il nome errato del regista, "Johnny Fitzgerald", il quale continuerà ad essere utilizzato sui quotidiani italiani anche per le successive trasmissioni televisive del film sulle reti private, sebbene già nell'aprile 1978 si iniziasse a diffondere sulla stampa italiana la consapevolezza che "Johnny Fitzgerald" non fosse altro che uno pseudonimo inglese creato per celare l'identità giapponese del film.

Nel 1970 Simbad torna in tv, stavolta diviso in due parti
La regia di Simbad è sempre accreditata a "Johnny Fitzgerald"
Dal Radiocorriere n. 22, maggio/giugno 1970

Simbad sulle reti private italiane, nuovamente con l'indicazione di "Johnny Fitzgerald"
Da La Stampa del 14/08/1978

Recensione di Simbad con un tentativo di chiarimento su "Johnny Fitzgerald"
Da La Stampa del 13/04/1978 

Nel 1969, inoltre, andò in onda sul Programma Nazionale, in data 12 agosto, anche Le 13 fatiche di Ercolino ("Saiyuki", 1960), lungometraggio d'animazione giapponese anch'esso prodotto dalla Toei e ispirato alla storia dello scimmiotto guerriero Son Goku, che negli anni '80 è stata fonte di ispirazione per la saga di Dragon Ball, ideata dal fumettista Akira Toriyama. Di Ercolino, Simbad e di altri film Toei, fece poi menzione Teresa Buongiorno nel suo importante dossier sull'animazione giapponese pubblicato nell'aprile 1978 sul n. 17 del Radiocorriere, come approfondito in questo articolo del blog, contribuendo così a chiarire il fatto che anche Simbad fosse un film giapponese.

Fotobusta italiana del film d'animazione giapponese Saiyuki
(fonte)
Presentazione del film Le 13 fatiche di Ercolino nel 1969
Dal Radiocorriere n. 32, agosto 1969
La collocazione nel palinsesto Rai del 12 agosto 1969
Dal Radiocorriere n. 32

Tornando al 1972
e alla puntata del programma Spazio dedicata al tema della violenza nei fumetti e nei cartoni animati, prima della sigla d'apertura, mentre scorrono immagini tratte da storie a fumetti con personaggi come Mickey Mouse/Topolino e Capitan America, la voce di Enza Sampò preannuncia gli argomenti che saranno trattati nel corso della trasmissione:

Da ormai quarant'anni il mondo dei ragazzi ha accettato come suo il linguaggio e le storie dei fumetti e dei cartoni animati. A volte il linguaggio animato parla di violenza, ma la violenza, palese o nascosta, cattura l'interesse dei ragazzi. Perché? Attraverso quali forme il cartone animato parla di violenza? E quale reazione provoca in chi guarda?
Topolino/Mickey Mouse citato all'inizio della puntata di Spazio

Capitan America

Dopo la sigla d'apertura, la puntata prosegue mostrando alcune scene di cartoni animati americani dai contenuti "violenti", ritenute inadatte per gli spettatori, come sottolineato dalla seguenti parole di Enza Sampò: I filmati che vediamo sono inediti perché sono stati tagliati da programmi per ragazzi, per bambini, perché considerati violenti.

Queste scene provengono dai seguenti cartoni animati:


- il cortometraggio cinematografico Popeye the Sailor (1933, noto in Italia col titolo "Il marinaio Braccio di Ferro") in cui avviene l'esordio in un cartoon di Braccio di Ferro, e dove è presente anche Betty Boop, anch'essa costretta a scontrarsi con la censura negli USA;


Bluto (o "Bruto") sconfitto da Braccio di Ferro e rinchiuso in una bara coi chiodi
Dal cortometraggio in bianco e nero Popeye the Sailor (1933)

- un estratto (doppiato in italiano) da un episodio del cartoon supereroistico televisivo Birdman (1967-1969, prodotto da Hanna & Barbera);


Birdman

- il segmento di una puntata (anch'essa doppiata in italiano, ma che allora non venne trasmessa perché considerata "violenta") di Scooby-Doo dove sono presenti Dracula, l'uomo lupo e il mostro di Frankenstein, cioè l'ep. 11 (titolo italiano: "Spettri al galoppo", titolo originale: "A Gaggle of Galopping Ghosts") della prima serie animata di Scooby-Doo (titoli italiani: "Scooby Doo, pensaci tu!", "Scooby-Doo! Dove sei tu?"; titolo originale: "Scooby-Doo, Where Are You!"), composta da una prima stagione di 17 episodi, prodotti  da Hanna & Barbera e trasmessi negli USA tra il 1969 e il 1970, mentre in Italia la Rai li mandò in onda per la prima volta a partire dall'11 novembre 1971 su Raiuno, ogni giovedì all'interno della fascia pomeridiana della "tv dei ragazzi".

1971: articolo di presentazione di Scooby Doo.
Dal Radiocorriere n. 45, novembre 1971

11 novembre 1971, esordio di Scooby Doo sulla Rai
Dal Radiocorriere n. 45

Dracula: dalla puntata di Scooby Doo trasmessa da Spazio

Riguardo alla puntata di Scooby-Doo, al termine delle immagini da essa provenienti, la Sampò sottolinea nuovamente il fatto che si tratti di un episodio che: "Non è stato mai mandato in onda, perché è stato giudicato troppo violento". Dopodiché avviene la presentazione dei due ospiti in studio, Sebastiano Fusco e Gianni Casadio.





Rispondendo alla domanda di una ragazza in studio, Fusco spiega come è solitamente rappresentata la violenza nelle storie a fumetti note in Italia nel 1972:
Nei fumetti ci sono due maniere, in pratica, per esprimere la violenza in qualche modo. Per esempio, lì vediamo una pagina di Braccio di Ferro: è una scena violenta, perché si vede Braccio di Ferro che lotta con un mostro, però il risultato di questa violenza è umoristico. (...)
Il combattimento di Braccio di Ferro
Accanto, invece, vediamo un altro cartone. È una scena drammatica, ripresa da un fumetto avventuroso. Anche qui c'è violenza, però il tono è cupo. La scena è in un cimitero, ci sono gli alberi con i rami contorti, i cattivi mascherati in maniera strana. L'effetto invece che comico, è chiaramente inquietante. È cupo, è drammatico.
L'altro fumetto descritto da Sebastiano Fusco
Le due immagini evocano due tipi di violenza, due effetti completamente diversi. Il risultato è ottenuto esclusivamente attraverso il disegno, sottolineando delle cose piuttosto che delle altre.
Gianni Casadio, Enza Sampò e Sebastiano Fusco

Interviene Gianni Casadio, invitando a considerare come avviene la fruizione della lettura di un fumetto o della visione di un cartone animato da parte del lettore/spettatore più giovane:

Il risultato è un problema direi di chi ha ricevuto il messaggio, di chi ha ricevuto l'immagine. Mi pareva che nel filmato che abbiamo visto prima, ad esempio, c'erano degli ingredienti abbastanza normali. (...) [Casadio parla in particolare della puntata di Scooby Doo] Il buio, l'uomo nero, la morte, gli scheletri, ecc..., che normalmente fanno parte, almeno alcuni, del modo di fare paura ai bambini, perché c'è il concetto che il bambino deve avere paura di qualche cosa, per cui credo che quasi tutti i bambini hanno avuto l'uomo nero, il cattivo, il lupo... E prima, mentre lo guardavamo, dicevo con lei [cioè con Enza Sampò] appunto che non mi pareva più violento di Cappuccetto Rosso e della nonna mangiata dal lupo col ventre squartato, insomma. [Sul legame tra le fiabe e gli aspetti horror dei cartoni animati, si rimanda alla lettura dell'articolo sulla Biancaneve disneyana disponibile in questa pagina del blog]
Un castello misterioso e macabro
Dalla puntata di Scooby Doo trasmessa da Spazio

Da Scooby Doo: l'apertura di una bara

Il dibattito prosegue con una ragazza che chiede informazioni sulle ragioni che spingono i giovani a interessarsi alle storie violente, alla quale lo psicologo Casadio risponde:

C'è tutta una tradizione, uno studio, sul significato culturale della favola. Prima di tutto la favola è sempre un rapporto molto particolare, in momenti particolari, del bambino con la mamma o del bambino con la dada, con qualcuno che gli sta vicino. Dobbiamo considerare che questo è completamente diverso: guardare la televisione o guardare il cinema, o guardare seduti nella propria stanza in una sedia un fumetto, mette in un rapporto del tutto particolare il bambino di fronte a quella situazione. La mamma è rassicurante e magari accenna di più così alla soluzione buona. C'è da tenere presente un'altra cosa che dietro alla favole poi in genere gli adulti cercano di fare passare delle idee particolari, di obbedienza, perché se non obbedisci hai visto a Cappuccetto Rosso cos'è successo? Però non è mai così drammatico, perché le mamme sono sempre buone e se tu ti penti, se succede qualcosa vedrai che la nonna resuscita, il lupo, che è cattivo, muore. Magari poi muore col ventre squarciato. [Da tenere presente che anche gli autori di un fumetto o di un cartone animato possono raccontare una storia alla scopo di trasmettere un certo tipo di messaggi educativi al lettore]
1933: E.C. Segar e Max Fleischer partecipano al debutto cinematografico di Braccio di Ferro
Dal libro I grandi eroi del cartone animato (edito da Gremese nel 1972) di Sergio Trinchero

La conversazione poi si sposta su Braccio di Ferro (ideato dal fumettista E.C. Segar e poi trasposto in animazione dai Fleischer Studios), per capire se anch'esso possa essere considerato violento, un argomento su cui Casadio fornisce questa sua opinione: Direi che Braccio di Ferro non è assolutamente violento. È una manifestazione di forza. Secondo me è molto utilizzato dalle madri per far mangiare gli spinaci.

Dal fumetto ai cartoons: Braccio di Ferro e gli spinaci
Dal libro I grandi eroi del cartone animato

In realtà Braccio di Ferro ha dovuto realmente confrontarsi con i problemi della violenza presenti nelle sue storie, poiché negli USA ai tempi della produzione della sua seconda serie animata televisiva da parte di Hanna & Barbera nel 1978, si decise di attenuare la violenza degli scontri fisici presenti nei cortometraggi cinematografici prodotti dai Fleischer Studios a partire dal 1933 e proseguiti fino al 1942, per via delle differenze tra pubblico televisivo e cinematografico, oltre che del mutato contesto sociale rispetto a quello del periodo in cui furono prodotti i suoi primi cartoni animati. Maggiori informazioni in proposito sono reperibili in lingua inglese a questo link.


Presentazione di una puntata del programma Gli eroi di cartone dedicata a Braccio di Ferro
In questo caso ci si riferisce ai cartoons realizzati dai Fleischer Studios
Dal Radiocorriere n. 49 del dicembre 1970

Tornando alla trasmissione, nella sua prosecuzione viene fatta dallo psicologo Casadio la seguente distinzione tra aggressività e violenza:

Facciamo una distinzione molto semplice e comprensibile da tutti. Gli adulti hanno molte possibilità di essere aggressivi nei confronti di un'altra persona o nei confronti di una realtà. Noi abbiamo alcune scappatoie: io posso sfottere la signora Sampò o con un risolino per traverso, o con una battutina che non vuole essere cattiva, però di lei è una presa in giro, che se anche è garbata direi vela l'aggressività (...) L'adulto così si copre un po' in questo modo di esprimere l'aggressività.

L'adulto d'altra parte non accetta che il bambino esprima l'aggressività in maniera violenta. I pugni, rompere i giocattoli, essere cattivi con la zia, con la nonna, con qualcuno, viene immediatamente "tagliato": non si deve fare così! Ora voi capite che il "non si deve fare così" carica molto il bambino di "idea negativa", cioè "fare questo è cattivo, non si può". Vedere che a livello di fumetto, a livello di cinema, certe cose si possono fare, quel personaggio fa quasi quello che vorrei fare io, perché molti registi anche negli altri film direi utilizzano il concetto dello "spettatore medio" per costruire il personaggio e per creare certe situazioni drammatiche per me che assisto.
Inizio delle immagini relative al film La volpe con nove code mostrate a Spazio
Il titolo è indicato erroneamente nel programma

A questo punto la conduttrice Sampò annuncia la messa in onda delle scene tagliate (sprovviste di doppiaggio italiano e senza dialoghi, accompagnate solo dalla musica e dagli effetti sonori) dal lungometraggio cinematografico d'animazione La volpe con nove code, nel seguente modo:

Noi abbiamo un filmato che adesso vi mostriamo, inedito, anche questo è stato tagliato da un programma televisivo perché giudicato violento e rappresenta, veramente racchiude un po' tutti questi elementi che abbiamo analizzato finora in tema di violenza, di paura e di aggressività. Lo vediamo e semmai lo commentiamo sotto il filmato, anche voi se avete qualcosa da dire potete chiedere ragazzi, eh? Si chiama La volpe con nove code. La storia è la storia di una fanciulla con poteri magici, di poteri di cui si serve per fare del male anche agli altri. La ragazza si chiama Tamaro [nome corretto: "Tamamo-no-Mae"]. E c'è un pescatore che si innamora di lei, che si chiama invece Tobinaro [nome originale nipponico: "Tobimaru"]. Vorrei dirvi di stare attenti soprattutto alle immagini, cioè questi sono pezzi tagliati da un filmato che è andato in onda, quindi noi lo abbiamo ricostruito rispettando un po' il senso della storia, abbiamo fatto diciamo "un punto", però la cosa importante non è tanto lo svolgersi della storia, quanto le immagini, le scene. (...) Questo filmato è stato realizzato a colori, infatti è un peccato perché molti particolari in bianco e nero si perdono.
Tamamo-no-Mae

Alcuni arcieri attaccano Tamamo con le frecce, ma lei le rimanda indietro coi suoi poteri magici

I disegnatori del film riposero molta cura nei kimoni indossati da Tamamo
Tamamo avvolta dalle fiamme dei suoi poteri magici

Le immagini scorrono, accompagnate dai vari interventi delle persone presenti in studio. Dei commenti rivolti alle immagini, si offre il seguente resoconto:


Fusco: In effetti nel cartone animato si cerca di utilizzare in maniera particolare il colore, per via degli effetti che si realizzano. I colori accesi suscitano emozioni più violente. Quando uno vuole realizzare un effetto speciale utilizza dei colori carichi, dei contrasti violenti, il rosso e il giallo, cose di questo genere.

La siccità e le sue conseguenze: fiumi resi aridi e pesci che giacciono senza vita

L'astrologo Abe no Yasuchika invoca con un rito la pioggia, senza ottenere nessun risultato

Tobimaru osserva i riti per la pioggia

Tamamo a sua volta tiene un rito per la pioggia, che arriva velocemente

Arriva la pioggia, che suscita la felicità del popolo e l'incredulità di Tobimaru
In seguito, come forma di celebrazione di Tamamo, viene creata una statua gigantesca con le sue fattezze
La gigantesca statua eretta in omaggio a Tamamo

Fusco: Quella statua lì era un esempio particolare dell'uso delle immagini. Presa dal basso dava un'impressione minacciosa.


Un'altra immagine della statua dedicata a Tamamo
Il volto della statua, simile a quello di Tamamo
La fazione del popolo fedele a Tamamo si scontra in battaglia con l'altra fazione dei non-fedeli
Immagine della cruenta battaglia tra le due fazioni

Casadio: Non è questo un linguaggio però dedicato ai bambini o ai ragazzi, ai giovani. È un linguaggio un po' più difficile. (...) Ben eseguito, però non è rivolto a un pubblico infantile o adolescenziale.


Infatti, in Giappone, La volpe con nove code, per volontà dei propri autori, era un film rivolto a un pubblico adulto e non al tradizionale pubblico giovanile dei film d'animazione, il che, unitamente a gravi problemi distributivi e promozionali, fece sì che il film divenisse un fallimento al botteghino.

Una pagina dello storyboard del film La volpe con nove code
(fonte)

In particolare sullo sviluppo creativo del film ha ricoperto una forte influenza il contributo alla sceneggiatura di Hideo Suzuki (1916-2002) - colui che probabilmente è il vero regista della pellicola, sebbene allora non avesse nessuna esperienza con i lungometraggi d'animazione -, solitamente attivo come sceneggiatore e regista di opere cinematografiche noir, una sua predisposizione narrativa che può aver influito sulla decisione di rappresentare Tamamo come una sorta di corrispettivo delle dark lady dei film statunitensi (si legga in proposito questo resoconto in lingua inglese di La volpe con nove code), cioè quel tipo di donne con un aspetto molto affascinante e seducente, capaci di condurre alla rovina le persone che le incontrano o che se ne invaghiscono, facendo intraprendere loro un percorso di progressiva autodistruzione, come accade ad esempio nei film La fiamma del peccato (1944) di Billy Wilder, La donna del ritratto (1944) di Fritz Lang, e nel più recente L'ultima seduzione (1994) di John Dahl. Nel caso de La volpe con nove code, Tamamo, dopo aver ottenuto il potere politico e religioso, provoca la divisione del proprio popolo in due fazioni che entrano in lotta tra di loro, scontrandosi e uccidendosi reciprocamente, in modo simile agli eventi che solitamente in Asia sono legati alle leggende dello spirito della volpe con nove code, responsabile della possessione di donne che corrompono e seducono uomini di potere, scatenando guerre e massacri.


Primo piano di Tamamo

Tamamo di profilo
Gli autori del film si impegnarono nel raffigurarla in modo realistico e non caricaturale

Tamamo è inoltre un personaggio femminile che all'interno dell'animazione giapponese risulta coerente con altri personaggi femminili caratterizzati in modo ambiguo come Herena (o "Helena") in Cyborg 009: Monster Wars (1967, inedito in Italia) e Hilda in La grande avventura del piccolo principe Valiant (aka "La grande avventura di Hols, il principe del sole", 1968, di Isao Takahata), entrambe doppiate in Giappone da Etsuko Ichihara ed entrambe presenti in film prodotti dalla Toei, la quale anche successivamente presenterà personaggi femminili ambigui in molte sue opere d'animazione realizzate per il cinema (come nel caso di La storia di Alice... fanciulla infelice [1967], aka "Jack and the Witch" molto popolare negli USA), o per la televisione (ne sono esempi il Generale Flora in Jeeg Robot d'Acciaio, la misteriosa bionda Maetel [nota anche come "Maisha" in Italia] della saga del Galaxy Express 999, Hilda la sacerdotessa di Asgard presente nei Cavalieri dello Zodiaco/Saint Seiya, e tante altre).


Tamamo

Tornando al programma Spazio e ai commenti dei suoi partecipanti, si riportano le loro reazioni al finale del film, quando Tamamo viene aggredita e con un sortilegio decide di entrare nella statua, prendendone possesso e rendendola viva, in modo da aggredire e uccidere chiunque si sia rivoltato contro di lei.


Tamamo entra nella statua per farla vivere e uccidere
Il fatto che un oggetto inanimato che prende improvvisamente vita possa rappresentare un elemento narrativo e figurativo in grado di suscitare paura nello spettatore, è evidenziato dal commento di una ragazza tra il pubblico di Spazio.

Il volto soprannaturale e ghignante della statua trasformata
Tamamo scatena una violenta tempesta
Edizione originale a colori di questa scena del film
(fonte)

Fusco: Questi primi piani di volti ghignanti, di facce spaventose, sono un altro trucco che si usa molto spesso per dare più risalto a dei sentimenti spaventosi.

Persone portate vie dalla tempesta
Il volto demoniaco della statua

Casadio: Nel nostro tipo di cultura questa sembrerebbe di più una stregaÈ inimmaginabile. [U
na sorta di corrispettivo del finale della Volpe con nove code può infatti essere considerato quello della pellicola disneyana La Bella addormentata nel bosco (1959), dove avviene lo scontro tra il principe Filippo e Malefica trasformata in un gigantesco drago; per maggiori informazioni su quel film disneyano si rimanda a questo articolo del blog. Si segnala inoltre anche il finale di un altro film disneyano, La Sirenetta (1989), dove avviene lo scontro con la strega Ursula, la quale assume dimensioni enormi per poi essere uccisa]

La statua emette fuoco e fumo sulle persone per ucciderle


Tobimaru con la spada

Sampò: Arriva Tobinaro che difende il suo popolo, capito ormai chiaramente che la fanciulla è cattiva, con la spada si avvicina a lei. E ora assistiamo a questa scena incredibile. I capelli crescono, crescono, crescono... Ecco, e uccidono. (...) Strozzati da questi capelli.

Alla statua crescono i capelli per volontà di Tamamo
I capelli sono usati per uccidere
Persone aggredite e strangolate dai capelli

Casadio: È il particolare che dà il tono della violenza.


C'è chi tenta di sfuggire ai capelli
Alcune persone sono travolte dai capelli come un fiume in piena
I capelli scorrono tra le dita di una mano della statua, diffondendosi ovunque

Fusco: I primi piani delle membra disarticolate, i corpi che si divincolano... molto, molto suggestivo.


La risata del volto della statua
Le vittime dei capelli della statua



I corpi delle vittime trascinate dai capelli di fronte al viso della statua

Casadio: Questa espressione attraverso delle maschere è più di difficile comprensione per noi. Non siamo abituati a un'animazione statica, attraverso dei movimenti così meccanici. (...) 
Evidentemente la figura femminile diviene ancora più drammaticamente paurosa, quando viene presentata con delle tinte così fosche.

Arriva Tobimaru che si scontra coi capelli della statua, tagliandoli





Nel finale del film arriva Tobimaru, che taglia i capelli della statua e la colpisce con la sua spada magica. Il destino di Tamamo, dopo essere stata sconfitta da Tobimaru, è quello di trasformarsi in una pietra, ricoperta dalla neve. Un destino simile a quello della leggendaria roccia "Sessho-seki", alla quale nel folklore nipponico è legata la vicenda di Tamamo-no-Mae e dello spirito della volpe con nove code.

La statua stregata sconfitta da Tobimaru
La spada trafigge la statua e Tamamo
L'urlo di Tamamo

Si aggiunge inoltre che per la realizzazione del massacro compiuto dai capelli della statua e per altre scene del film, si è fatto uso di una tecnica mista, unendo disegni animati a immagini riprese dal vivo filmando getti d'acqua, fili per dare l'effetto dei capelli, e l'autentico luogo in cui si trova la Sessho-seki, mostrato all'inizio del film. Questa tecnica di unire disegno animato a riprese live era diffusa alla fine degli anni '60 in Giappone, come testimoniato dalla serie tv Sabu and Ichi Detective Tales (1968-1969, inedita in Italia; si veda in particolare l'ep. 27), diretta da Rin Taro e ispirata a un manga di Shotaro Ishinomori.


Gli ospiti in studio al termine della puntata di Spazio

Tornando al programma Spazio, si riporta l'intervento conclusivo di Gianni Casadio, in cui lui effettua la seguente riflessione sui diversi contesti in cui può avvenire la fruizione delle immagini violente di un'opera audiovisiva da parte dello spettatore:

Voi che avete commentato queste immagini, le avete viste in una determinata condizione. Noi siamo qui, in uno studio, centrati sul tentativo di interpretare in un qualche modo. Voi pensate invece così come queste immagini arrivano normalmente, attraverso la televisione in una casa dove ci sono dei bambini e dei ragazzi che possono essere o da soli, o in compagnia di qualcuno che ha così una funzione o protettiva, o di spiegazione del tutto. Ecco perciò quando noi diciamo che la violenza è legata a un certo tipo di immagine, diciamo una cosa molto limitata. La violenza che esercita un certo tipo di immagine, è strettamente legata anche alla condizione in cui si trova quello che la riceve. Per cui evidentemente i vostri commenti qui sono indicativi delle vostre reazioni a quelle immagini, indicativi delle vostre reazioni di voi ragazzi qui, in uno studio, in un atteggiamento così di analisi e di commento, più che in un atteggiamento così passivo di subire delle immagini.
Materiale promozionale nipponico del film La volpe con nove code
Risale al 1968
(fonte)

Si conclude questo resoconto invitando a rivolgere l'attenzione anche all'importanza della comprensione dello spettacolo cinematografico o fumettistico di cui avviene la fruizione, che a volte può essere resa molto difficile dal fatto che si tratti di un'opera appartenente a una nazione di cui si hanno poche e lacunose conoscenze nel nostro paese, al punto da non riuscire a riconoscere in fase di traduzione o di fruizione da parte dello spettatore, i riferimenti a miti, eventi storici, tradizioni o ad altri aspetti di una nazione estera (nel caso del film La volpe con nove code è importante conoscere la storia di Tamamo-no-Mae e dello spirito della volpe a nove code, quest'ultimo presente in forma diversa anche nella più recente saga di Naruto), contribuendo così a rendere difficile o fuorviante la comprensione e la corretta interpretazione di un'opera cinematografica o di un fumetto.

P.S. Per ulteriori informazioni sui legami tra la Rai dei primi anni '70 e la cultura giapponese, si rimanda a questo articolo del blog.

13 commenti:

  1. Davvero un bellissimo approfondimento, complimenti Alessandro!

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  2. Eccezionale contributo per questo film che resta ad oggi una chimera anche in Giappone!

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  3. Ricordo che vidi quel cartone. Avevo 7 anni e per anni continuai ad aver paura di rumori forti come quello della saracinesca o anche dello sciacquone del water. In bagno mettevo le spalle al muro prima di tirare l'acqua perché il rumore mi terrorizzava e mi ricordava la volpe a nove code. Lo so è ridicolo ma è andata proprio così.

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  4. Ti ringrazio per questa tua testimonianza. Nel web e nei social network ho letto alcuni ricordi di persone che videro questo film in tv nel 1972 e tutte ne rimasero molto colpite o suggestionate, in particolare dal finale tragico. Anche solo guardando le immagini trasmesse da "Spazio" si riesce a comprendere che si tratta di un film molto suggestivo, in particolare per gli spettatori più giovani, che appunto possono reagire rimanendone spaventati a lungo. E' una cosa che è accaduta anche con alcuni film disneyani, come "Bambi" o anche "Biancaneve".

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  5. Io sono un'altra di quei bambini. Non so se mi abbia spaventata, affascinata si'. Il ricordo di questo film e' con me da tutta la vita, lo sto cercando da anni. Mi sa che ci siamo gia' visti su qualche forum... novita' sulle ricerche?

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  6. Grazie per il tuo commento, Valledismeraldo.
    Per ora ancora niente di nuovo su questo film. Appena avrò raccolto nuove e affidabili notizie su di esso, provvederò a pubblicarle in questo blog.

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    1. A distanza di un paio d'anni... Trovata conferma che una copia al Museo Metropolitano di Tokyo c'e'! In articoli giapponesi rilanciati da altri siti. Ci sono stati almeno un paio di screenings pubblici in Giappone. Un'altra copia sta alla Biblioteca dell'Universita' di Berkely https://search.library.berkeley.edu/discovery/fulldisplay?docid=alma991010934319706532&context=L&vid=01UCS_BER:UCB&lang=en&search_scope=MyInstitution&adaptor=Local%20Search%20Engine&tab=Everything&query=any,contains,43996901&offset=0 . Avevo anche stabilito un contatto email ma eravamo in piena pandemia, tutto fermo. Stavo proprio pensando di ripigliare il filo. Mi pare che un'altra copia ce l'ha la RAI (ovvio), ma chi aveva provato a organizzare qualcosa si e' incastrato sul problema dei diritti d'autore, perche' dopo il fallimento della casa di šproduzione originaria non e' chiaro chi, appunto detenga i diritti.

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    2. Oltre alla copia Rai, ero al corrente delle altre due che hai segnalato. Ora che stiamo uscendo dalla pandemia, si può provare a rimettersi in moto. Scrivimi all'indirizzo mail del blog così vediamo cosa riusciamo a fare.

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    3. TROVATO!!!! Domando scusa per la confusione, sempre "valledismeraldo" qua, ma sono su un laptop diverso che non ha in memoria i dati di quel vecchio account :)

      Ora vado a trovarmi l'indirizzo del blog e ti scrivo.

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  7. Appena scoperti questi fantastici articoli.
    Ti chiedo: ma non pubblichi piu'?

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    1. Grazie per l'apprezzamento.
      Nell'ultimo anno, a causa della pandemia, di vari imprevisti e di altri impegni, ho dovuto accantonare il blog, ma già nel corso di questo mese dovrei riuscire finalmente a ripartire, pubblicando del nuovo materiale. Spero di riuscire a farcela al più presto!

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    2. Bene. Allora attendiamo la ripresa. Grazie

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