lunedì 4 agosto 2014

La sconfitta al botteghino, la svolta e il destino dello Studio Ghibli



Nelle ultime ore è circolata attraverso il web la notizia della chiusura dello Studio Ghibli in Giappone, ma in realtà la situazione non è proprio così e lo Studio continuerà ad esistere, dovendo però rinunciare (per ora) alla produzione di nuovi film d'animazione e soprattutto ad avere dei lavoratori assunti con contratti di lungo periodo e con uno stipendio fisso, puntando solo su di un ristretto numero di free-lance/precari.


Questa svolta sembra essere principalmente dovuta al flop commerciale del film La principessa Kaguya (2013, in Italia annunciato come "La principessa splendente" dalla Lucky Red) di Isao Takahata, un vero e proprio kolossal d'autore della durata di oltre 2 ore, realizzato con una tecnica d'animazione insolita per le opere nipponiche, ispirata ai lavori del regista canadese Frédéric Back (molto amato da Takahata e Hayao Miyazaki) l'autore de L'uomo che piantava gli alberi (1987)scomparso il 24 dicembre 2013.

Frozen, locandina nipponica
Al box-office giapponese sia il film di Takahata, sia l'ultima opera di Miyazaki, Si alza il vento (2013), sono stati entrambi ampiamente battuti dall'ultima produzione animata della Disney, Frozen (2013) di Chris Buck e Jennifer Lee, distribuito in Giappone a partire da marzo 2014 e divenuto nel giro di circa 4 mesi, il terzo maggiore incasso di tutti i tempi nella storia del cinema nipponico, riscuotendo la cifra di 248 milioni di dollari, collocandosi dietro a Titanic (1997, in seconda posizione) di James Cameron e a La città incantata (2001, al primo posto) di Miyazaki.
Frozen - divenuto in Giappone "Anna to Yuki no Jou" (lett. "Anna e la regina delle nevi") esplicitando il riferimento a La regina delle nevi di Andersen su cui la pellicola è liberamente basata - è stato oggetto di un'ampia e accurata campagna di marketing rivolta appositamente al pubblico femminile nipponico (in particolare adolescenziale, universitario e giovanile), poiché, come dichiarato al Japan Times da Tami Ihara (direttore del marketing di Disney Japan), "a differenza degli Stati Uniti e di altre nazioni, [in Giappone] abbiamo deviato dalla strategia di rivolgerci alle famiglie, per puntare specificatamente alle donne giapponesi che hanno il potere di spronare i consumi e creare una moda temporanea", aggiungendo che tra di esse vi sono quelle donne trentenni ormai madri che, da bambine, hanno visto i disneyani La sirenetta (1989) e 
La Bella e la Bestia (1991), e che ora hanno la possibilità di spendere soldi per la produzione della Disney, anche solo per sé stesse e non necessariamente per i propri figli.


Elsa, in Frozen
Frozen offre al pubblico femminile nipponico una storia con al centro il legame affettivo tra due sorelle - Anna e Elsa, doppiate rispettivamente da Sayaka Kanda e Takako Matsu, entrambe attrici e cantanti -, in cui svetta la localizzazione giapponese del brano pop Let it go (cambiato in "Ari no Mama de" e cantato dalla Matsu) che incita al saper reagire, al non curarsi degli stereotipi imposti dalla società, a disinteressarsi di ciò che pensano e dicono gli altri, alla libertà femminile - alcune delle frasi più incisive e rappresentantive dell'edizione originale di Let it go (come "I don't care what they're going to say" [Non mi interessa ciò che diranno], "No right, no wrong, no rules for me, I'm free!" [Nessuna correzione, nessuno sbaglio, nessuna regola per me, io sono libera!], "You'll never see me cry" [Voi non mi vedrete piangere mai più], "That perfect girl is gone" [Quella ragazza modello non esiste più]), risultano edulcorate o addirittura assenti nella più moderata edizione italiana del brano, chiamata All'alba sorgerò -, puntando su un arrangiamento molto più orecchiabile, energico e penetrante presso il grande pubblico, rispetto alle più malinconiche e delicate canzoni portanti di Si alza il vento e de La principessa Kaguya, entrambi film molto più autoriali rispetto a Frozen.

Only Yesterday
Va inoltre tenuto conto che, nel caso dell'ultimo film di Miyazaki (cineasta che, in passato, ha spesso affidato a una ragazza o a una bambina il ruolo di protagonista) il personaggio femminile principale ricopre un ruolo di secondo piano nella pellicola ed è fin troppo remissivo nei confronti del marito, mentre Takahata (che in La principessa Kaguya mostra l'amaro destino di una principessa "punita" per un suo crimine) in passato dovette scontrarsi, per il suo film Only Yesterday (1991, inedito in Italia), con aspre accuse di eccessiva idealizzazione della rappresentazione della vita nelle campagne nipponiche, a lui rivolte dalle "ragazze fuggite dall'asfissiante feudalesimo della campagna giapponese verso l'indipendenza della grande metropoli" (cfr. il libro Anime al cinema di Francesco Prandoni, edito da Yamato Video nel 1999, pag.144). Potrebbe quindi risiedere nella mancata intercettazione o nella mutazione dei gusti del pubblico femminile nipponico, la ragione del trionfo commerciale di Frozen rispetto alle opere di Miyazaki e Takahata. Curiosamente entrambi i registi nipponici, tra i loro film d'animazione preferiti, annoverano un precedente adattamento animato della fiaba di Andersen su cui è basato Frozen, il sovietico La regina delle nevi (1957), del regista armeno Lev Atamanov.

La reazione ai problemi dello Studio è avvenuta con una dichiarazione di Toshio Suzuki (ex-produttore e direttore dello Studio) nel corso di un programma televisivo della rete MBS, in cui ha spiegato come lo Studio per ora sospenderà la produzione di nuovi lungometraggi d'animazione, ma che ciò non rappresenta la sua fine, poiché è già in lavorazione la prima serie tv da esso prodotta, Ronja la figlia del brigante diretta da Goro Miyazaki, che farà il suo debutto alla fine del 2014, sulla tv statale NHK (equivalente nipponico della Rai). Nel frattempo, lo Studio Ghibli procederà a una mutazione della sua organizzazione interna, rinunciando ad avere disegnatori e animatori assunti per lungo tempo con uno stipendio fisso (difficile per ora capire se verranno licenziati, indirizzati altrove o riassorbiti con qualche forma di collaborazione contrattuale precaria), mantenendo attivo solo un piccolo gruppo di disegnatori free-lance/precari, in parte a sostegno dei nuovi progetti di Miyazaki e in parte componenti il settore dello Studio chiamato "Momonoma", che, sotto la direzione di Yoshiyuki Momose, si dedica alla produzione di spot pubblicitari e video musicali. La decisione, oltre al flop di Kaguya, deriva dagli eccessivi costi che lo Studio sosterrebbe se continuasse a conservare quei lavoratori dipendenti.

La scelta dello Studio Ghibli di avere dei lavoratori retribuiti regolarmente e con contratti a lungo periodo, risale alla fine degli anni '80, in seguito al primo grande successo commerciale riscosso dallo Studio con il film Kiki - Consegne a domicilio (1989) di Miyazaki, ed è così raccontata da Francesco Prandoni nel suo libro Anime al cinema:

Fino a [Kiki], lo staff di animatori era stato disperso al termine della produzione, con contratti di lavoro limitati alla lavorazione di ogni singolo film. Si trattava di una formula inevitabile, perchè nessuno studio di animazione era in grado di mantenere personale a stipendio fisso nei mesi in cui nessun progetto era in fase di realizzazione. Per di più, gli alti costi di produzione non erano stati fino a quel momento paragonabili ai profitti del prodotto finale, con il risultato che il lavoro dell'animatore era durissimo, precario e mal pagato. (...) Era un problema antico per l'animazione giapponese, che aveva visto le case di produzione crollare (come la vecchia Mushi [fondata da Osamu Tezuka], che manteneva più impiegati di quanti se ne potesse permettere), oppure ridurre il personale frammentando il lavoro in piccoli studi coreani e cinesi, grandi, veloci e poco costosi. Con stipendi così bassi, inoltre, non doveva stupire che il mondo dell'animazione fosse costituito da pochi veterani affermati e da una massa di giovani che, dopo qualche anno, avrebbero lasciato perchè impossibilitati a mantenersi. Miyazaki conosceva perfettamente questa situazione, proprio per essere stato uno degli ultimi animatori regolarmente assunti dalla Toei Doga. (...) Dopo il successo di [Kiki], quindi, (...) lo Studio Ghibli entra in una nuova fase: gli animatori vengono assunti e stipendiati, e contemporaneamente ci si preoccupa di allevare le future generazioni di disegnatori. La produzione di lungo e cortometraggi diventa così regolare, con un titolo all'anno, lanciato con una campagna promozionale sempre più perfezionata. (cfr. pag. 140-141).
Il primo film realizzato con quel nuovo assetto organizzativo fu Only Yesterday, mentre tra i lavoratori dello Studio Ghibli con un contratto a lungo periodo, va ricordata l'italiana Alexandra Weihrauch, che venne assunta negli anni '90 e che ha esordito con la mansione di intercalatrice al film Princess Mononoke (1997) di Miyazaki, col quale ha lavorato anche a Si alza il vento. In un'intervista realizzata da Saburo Murakami e pubblicata sulla rivista Man-Ga! n. 2 (dicembre 1997), la Weihrauch ha così raccontato il suo esordio nello Studio, con un contratto della durata di un anno: "I primi tre mesi sono stati di apprendistato, i seguenti nove mesi di test. Dopo quel primo anno di prova, il mio contratto è stato rinnovato. Ora lavoro come animatrice e faccio intercalazioni" (cfr. pag. 22).


Riguardo al futuro dello Studio va tenuto conto come esso già dagli anni '90 si sia avvalso della collaborazione della Disney per ciò che concerne la produzione, la distribuzione e la pubblicazione in home video di parte delle sue opere, attraverso degli accordi tra la major statunitense e la Tokuma Publishing, l'azienda a cui appartiene lo Studio Ghibli. A maggio 2014, ad esempio, in seguito all'arresto per possesso di droga di Shigeaki "Aska" Miyazaki, componente del duo Chage & Aska per i quali Hayao Miyazaki realizzò il videoclip On your mark (1995), la Walt Disney Japan effettuò il ritiro dal mercato home video nipponico di un cofanetto dvd contenente tutte le opere del cineasta giapponese, poichè, in seguito all'arresto, ritenne scandalosa la presenza di quel videoclip nel cofanetto.

Visto l'enorme successo ottenuto dalla Disney con Frozen in Giappone e in tutto il mondo, e il momento difficile vissuto dalla Studio, non è da escludere l'eventualità di un'ulteriore espansione della presenza della major statunitense all'interno dello Studio, o addirittura l'assorbimento di quest'ultimo da parte della Disney, come già avvenuto con la Lucasfilm e la Marvel Comics.


1 commento:

  1. no, non sono daccordo, così comincia il monopolio americano...

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