venerdì 8 agosto 2014

Il lato oscuro della Disney: La leggenda della Valle Addormentata (1949) e il suo vero finale



Solitamente, nel nostro paese, si ritiene che solo l'animazione giapponese abbia subito pesanti alterazioni e omissioni dei dialoghi nei doppiaggi italiani, ma in realtà a questo trattamento non fa eccezione nemmeno la Disney, come testimoniato dal finale "alterato" del cortometraggio animato La leggenda della Valle Addormentata (1949), tratto da un celebre racconto di Washington Irving, a cui è ispirato anche il film Il mistero di Sleepy Hollow (1999) di Tim Burton.


La leggenda della Valle Addormentata venne originalmente distribuita negli USA come seconda parte del lungometraggio Le avventure di Ichabod e Mr. Toad (1949, di James Algar, Clyde Geronimi e Jack Kinney) che in Italia non è mai uscito al cinema, attraversando una sorte piuttosto tormentata, conclusasi solo nel 2004 con la sua pubblicazione integrale in home video (vhs e dvd). Prima di essa, i due cortometraggi che lo compongono, Il vento tra i salici (citato in Chi ha incastrato Roger Rabbit [1988] di Robert Zemeckis) e La leggenda, arrivarono nel nostro paese in tempi diversi e con vari problemi: Il vento tra i salici venne trasmesso in tv e pubblicato in vhs con alcuni tagli, che hanno fatto sì che la Disney lo ridoppiasse per l'edizione home video del 2004; La leggenda venne invece doppiato dalla Rai negli anni '50 e trasmesso direttamente in tv, per poi essere pubblicato (in questo caso con il taglio di alcune brevi scene all'inizio e alla fine del cartone) nella vhs antologica Paperino e i racconti misteriosi (1983), a cui fece seguito una pubblicazione autonoma nel 1993 (nella collana vhs "I miniclassici"), un'edizione in dvd nel 2003 abbinato al cortometraggio Il principe e il povero (1990), e infine la sopra citata edizione del 2004, mantenendo, in tutti questi casi, sempre il doppiaggio italiano originale, il quale, probabilmente per via della sua origine "televisiva", altera il finale del cartone, omettendo alcune battute che ne attenuano la conclusione cupa e orrorifica, ripristinate, in parte, con l'aggiunta di un nuovo doppiaggio (e quindi di un fastidioso mutamento provocato dall'improvviso cambio della voce del narratore) per l'edizione in dvd del 2004.

Vhs 1994

Nella sequenza finale del cortometraggio, il superstizioso insegnante Ichabod Crane percorre col suo cavallo, di notte, una foresta su cui aleggia la leggendaria presenza del cavaliere senza testa. Ichabod deve attraversarla per tornare a casa dopo aver partecipato ad una festa, in cui era presente Brom Bones, il bullo a lui rivale nel corteggiare Katrina Van Tassel. Dal modo in cui sono raffigurati e caratterizzati psicologicamente Ichabod, il suo cavallo (che suscita simpatia anche nei momenti più seri del finale) e Brom, tutto lascerebbe intendere che Ichabod possa uscire incolume dalla foresta per poi conquistare l'amore di Katrina, ma le cose non vanno così.

Tornando alla sequenza della festa, in essa Bones aveva cantato una suggestiva canzone - elemento attivo nella narrazione della storia del cartone, e non un semplice intervallo musicaleper spaventare Ichabod con la leggenda del malvagio cavaliere senza testa, alla perenne e inarrestabile ricerca di uomini da decapitare con la sua spada. La scena del canto è però in parte alterata nell'edizione italiana, dove la voce narrante si sovrappone in alcuni momenti alle parole inglesi del brano, diminuendone così il potenziale suggestivo sullo spettatore, derivante dall'inusuale combinazione di parole inquietanti con una musica allegra.

Il cavaliere senza testa e Ichabod Crane
(fonte)

Nel corso della sequenza nel bosco - sorta di evoluzione di una celebre scena "horror" del primo film Disney, Biancaneve e i sette nani (1937), che venne molto apprezzata persino da Federico Fellini (qui l'articolo con le sue parole) - i versi degli animali non sono stati tutti doppiati nell'edizione italiana, divenendo quindi difficili da cogliere in alcuni casi (ad es. il corvo che urla "beware", cioè "fai attenzione"), risultando pienamente comprensibili solo attraverso la visione sottotitolata del cartone in dvd, dalla quale risalta l'attenzione riposta nella meticolosa cura del sincrono tra immagini e suoni della sequenza.

Fantaman
(fonte)
Anche la macabra e minacciosa risata proveniente dal cavaliere senza testa (di cui ne è celebre epigona la risata del nipponico e altrettanto macabro Fantaman dal volto di teschio, nella sua serie tv del 1967-1968), non è stata doppiata nella nostra edizione, mantenendone così la caratterizzazione originale data da essa e dal suo aspetto. È proprio quella risata a spaventare Ichabod e il suo cavallo, imprimendosi nello spettatore che, quando vede l'insegnante giungere oltre il ponte che segna il confine della foresta, crede che esso sia finalmente al sicuro dal cavaliere, ma quest'ultimo lancia un'infuocata zucca (dall'aspetto tipico di quelle utilizzate a Halloween) a Ichabod, colpendolo in pieno e affidando alla voce narrante (appartenente a Bing Crosby nell'edizione originale) del cartone, il compito di concludere la storia e descrivere le immagini successive:
La mattina dopo, venne trovato il cappello di Ichabod, con accanto una zucca spaccata. Però non c'era alcuna traccia del maestro di scuola. E poco tempo dopo, Brom Bones portò la bella Katrina all'altare. Correva voce che Ichabod fosse ancora vivo, sposato con una ricca vedova in un lontano paese, ma naturalmente i bravi coloni olandesi rifiutavano di credere a queste sciocchezze.
Così si conclude il discorso del narratore nell'edizione italiana degli anni '50, dando una conclusione ambigua alla storia, ma in realtà esso prosegue nell'edizione originale e in quella editata in dvd del 2004, aggiungendo che i coloni olandesi "sapevano che il maestro era stato portato via dal cavaliere senza testa". Curiosamente l'espressione utilizzata nella versione originale per indicare l'esser stato "portato via dal cavaliere", è "spirited away", cioè le stesse parole che compongono il titolo dell'edizione inglese (curata da John Lasseter della Pixar) del film La città incantata (2001) di Hayao Miyazaki, che si rifanno più fedelmente al titolo originale della pellicola nipponica: "La scomparsa di Sen e Chihiro da parte degli spiriti (kami)".

(fonte)

Alle sopracitate parole della voce narrante che sanciscono la morte di Ichabod, fa seguito l'apparizione del cavaliere senza testa, che ride trionfante in sella al suo cavallo nero, accentuando la cupezza della conclusione della storia. Dopo la risata, la regia mostra il cavaliere raffigurato sulle pagine di un libro, mentre in sottofondo si ode nuovamente la canzone (lasciata in inglese nell'edizione italiana degli anni '50 e anche in quella del 2004) cantata da Bones alla festa, che crea un effetto straniante nello spettatore, unendo ad un ritmo allegro e rassicurante, le seguenti parole:


E col suo cloppete cloppete
Cerca una zucca da staccare
Ma state sempre in guardia
Con un uomo senza testa non si può ragionare

[Traduzione proveniente dai sottotitoli italiani del dvd del 2003]

Versione originale di quelle parole, dalla quale emergono alcune differenze:


With a hip hip and a clippity clop

He's out looking for a head to swap
So don't try to figure out a plan
You can't reason with a headless man

Il cavaliere ride trionfante

Come nella scena della festa, anche in questo caso la canzone è solo apparentemente allegra e rassicurante, mentre in realtà mira sapientemente a contribuire all'effetto orrorifico del finale del cartone, il quale si conclude con lo spegnersi della luce ed un'ulteriore battuta della voce narrante, anch'essa assente nell'edizione italiana degli anni '50: "Ragazzi, io me la squaglio!" (divenuta un atonale "Oh, sarà meglio andarsene", nel doppiaggio italiano aggiuntivo del 2004).

Forse proprio per via di questa sua conclusione così insolita per un'opera disneyana, La leggenda della Valle Addormentata è stata attenuata dal doppiaggio italiano e trasmessa di rado in tv, ma si tratta comunque di un cartone che merita di essere riscoperto, in quanto testimone di come la Disney abbia realizzato anche produzioni molto diverse da quelle tipicamente rassicuranti e leggere a cui solitamente la si associa in Italia, senza però rinunciare all'estrema cura per il sincrono tra musica, animazioni e suoni, che ha caratterizzato la sua identità artistica fin dai tempi di Steamboat Willie (1928) e delle Silly Symphonies (iniziate con la macabra Danza degli scheletri del 1929), che attualmente prosegue con un film come Frozen (2013, di Chris Buck e Jennifer Lee) dove sono proprio le scene cantate a costituire il cuore della pellicola.

In modo simile a La leggenda, inoltre, anche in Frozen nella sequenza in cui la protagonista Elsa canta Let it go (brano scaturito dall'espressione "kingdom of isolation", "regno dell'isolamento") ad una melodia allegra e trascinante si associano parole che nell'edizione inglese del film (nettamente meno in quella italiana) compongono un discorso profondo e complesso che, abbinato al sincrono animazioni/suoni, crea un effetto solo superficialmente allegro, ma che in realtà racchiude qualcosa di molto più ambiguo ed estremamente curato a livello psicologico.


=================================================

N.B. (Aggiornamento del 29/12/2015): L'animatore del cavaliere senza testa è Wolfgang "Woolie" Reitherman, a molti noto per aver diretto La Spada nella Roccia (1963), Il Libro della Giungla (1967), Gli Aristogatti (1970) e Robin Hood (1973). Un articolo biografico a lui dedicato, è reperibile in questa pagina del blog.
Un approfondimento sulla produzione animata disneyana degli anni '40 è invece disponibile a questo link.

2 commenti:

  1. È un cortometraggio poco conosciuto ma un piccolo capolavoro! Da piccola mi inquietava non poco! ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti capisco bene, perché fece lo stesso effetto anche a me! :) ;)

      Elimina