martedì 7 aprile 2015

1965-2015: 50 anni dalla nascita di Linus e da Bordighera Comics



Il 1965 fu un anno di svolta per il mondo del fumetto in Italia. Dal 21 febbraio al 2 marzo di quell'anno, si tenne una manifestazione, svoltasi a Bordighera, chiamata "Salone internazionale dei Comics" che segnò una tappa fondamentale nello studio critico e nello sdoganamento culturale del fumetto in Italia, trasformandosi, a partire dalla seconda edizione svoltasi l'anno seguente in un'altra città, nel più noto "Lucca Comics". Il mese successivo alla conclusione del "Bordighera Comics", inoltre, esordì nelle edicole italiane Linus (o "linus"), la rivista che contribuì maggiormente a far evolvere la cultura fumettistica nel nostro paese, unendola ad articoli di approfondimento sull'attualità, sull'animazione e sulla politica, divenendo un vero e proprio punto di riferimento culturale.


Tutto ebbe inizio con l'organizzazione del Bordighera Comics ad opera di un gruppo di docenti universitari, tra i quali figurava anche Umberto Eco, autore, l'anno precedente, del saggio Apocalittici e integrati in cui si occupava in modo innovativo del mondo del fumetto. L'evento fumettistico - qui se ne trova la presentazione e il programma completo - ebbe una vasta eco internazionale, come testimoniato da un articolo pubblicato sul quotidiano svedese Dagens Nyheter il 23 marzo 2015, in cui si spiega come la manifestazione italiana, a cui prese parte, come vicepresidente del comitato direttivo, il regista francese Alain Resnais - grande appassionato di fumetti, da lui omaggiati nel documentario Tout la memoire du monde (1956) e soprattutto nel film Voglio tornare a casa! (1989) -, servì da fonte di ispirazione e da punto di riferimento per l'organizzazione, alla fine del 1965, della prima mostra svedese dedicata ai fumetti, allo scopo di elevarli a forma culturale autonoma.

Claudio Bertieri, un altro membro del comitato direttivo dell'evento di Bordighera, ha così ricordato l'ideazione di quell'importante iniziativa:
Considerando che a Bordighera, ormai da diverse stagioni, veniva allestita una manifestazione riservata al racconto per immagini, ad un suo specifico settore mosso dall'ironia e da sguardi irriguardosi, al "cartoon" per dirlo in gergo, cominciarono a intrecciarsi tra di noi domande e proposte. Perché non seguire l'esempio di chi s'occupava dei vignettisti (e pure della letteratura umoristica) percorrendo la medesima strada per organizzare un qualcosa che ponesse al centro dell'analisi e del dibattito i fumetti? Un convegno, un incontro, una tavola rotonda. Insomma, un'occasione che suonasse come una chiamata a raccolta di quanti - a diverso titolo - avevano un qualche rapporto con le tavole a quadretti. (...)
A Bordighera, nel febbraio successivo, venne inaugurata la prima edizione del "Salone Internazionale dei Comics", autorevolmente "promosso" dalle presenze in tutto inaspettate di Lee Falk e Al Capp [autori, rispettivamente, di Mandrake e Li'l Abner]. L'anno dopo, per mancanza di stanziamenti comunali appropriati, si verificò il trasferimento della manifestazione tra i bastioni di Lucca, spostando l'incontro a fine ottobre, una stagione di mezzo che Hugo Pratt [creatore di Corto Maltese] amava chiamare "l'estate indiana".
(cfr. la prefazione del libro ComicShow - Fumetti & Spettacolo, Le Mani-Microart'S, 2012).
Corto Maltese sulla copertina di Linus (giugno 1974)

Un'altra testimonianza sull'origine del Bordighera Comics, sul suo svolgimento e sulla conseguente nascita di Linus, è offerta da Sergio Trinchero (oggi ricordato principalmente per il suo sodalizio lavorativo in Rai con Nicoletta Artom, che portò alla messa in onda di Atlas Ufo Robot/Goldrake nel 1978), nel suo libro autobiografico Vita col fumetto (L'Oasi Editoriale, 1983):
Il fumetto, dopo Bordighera, non sarebbe stato più lo stesso. Dopo quasi cinquant'anni di ghetto, tra giocattoli e passatempo, nel quale l'avevano lasciato (...), il fumetto usciva allo scoperto, per reclamare dignità editoriale e chiedere cittadinanza tra le arti. 
"Che ne sanno di fumetti?" si chiesero i collezionisti (...). "Dobbiamo disertare il salone e inviare un documento di contestazione". I collezionisti (...) avevano ragione a metà. Nel primo atto, l'interesse sociologico e quindi il clamore giornalistico avrebbero portato a un rialzo pazzesco dei prezzi e alla rarefazione del mercato d'antiquariato, nel secondo atto, avrebbero invece tesaurizzato le raccolte in mano ai collezionisti, centuplicandone il valore.
In effetti, di informazioni gli organizzatori del Salone, ne avevano poche, e a zero il materiale da consultazione, ma non si poteva contestare a Umberto Eco, ai Giammanco, ai Calisi, ai Bertieri, la capacità critica. Anche perché, per colmare i buchi, si rivolsero con una lettera-invito a me e a [Rinaldo] Traini. (...)
(fonte)
Snob, fu chiamarlo, in inglese, "il salone dei COMICS", così che la gente del posto cercava invano un teatro dove, secondo loro, si esibivano i COMICI. Durante una "tavola rotonda", E. G. Laura citò più volte la testata del giornaletto "Pisellino" e un tizio (uno di quelli che probabilmente credevano di assistere al festival dell'avanspettacolo), deluso, esclamò, andandosene: "Ancora lo chiamate pisellino... ma chiamatelo C.....!".
A Bordighera, la mia collaborazione si limitò allo scrivere a memoria un centinaio di didascalie, sotto le foto di una mostra antologica. Ma abbracciai Rino Albertarelli, l'autore di Kit Carson e Dottor Faust; conobbi Lee Falk; assistemmo alla nascita di "Linus"; mi legai d'amicizia fraterna con Salvatore G. Biamonte (eravamo in fondo entrambi figli di Gordon) (...). Vidi da una finestra, sollevandomi sulla punta dei piedi, per un attimo, il viso di Al Capp. L'autore di Li'l Abner, male informato, arrivò alla chiusura del salone e per vendetta sparò a zero in un clamoroso servizio di "Life" su Bordighera, definita "topaia", e sui fumetti, "carta per avvolgere il pesce". Ero già alla stazione quando seppi del suo arrivo. Corsi a vederlo (...).
Non era certo poco. Ci sembrava che tutta l'Italia ruotasse attorno ai fumetti. Varammo la "Comic Art" [importante casa editrice fondata nel maggio 1965](cfr. pag. 39-41).
Valentina di Guido Crepax (gennaio 1969)
Proprio Sergio Trinchero pubblicò su Linus alcuni articoli di approfondimento sul mondo del fumetto e, in particolare, un pezzo dedicato al programma televisivo della RAI Gli eroi di cartone (1970/1973), condotto inizialmente da Lucio Dalla, diretto da Luciano Pinelli e da lui scritto insieme a Nicola "Nico" Garrone (padre di Matteo, il regista del film Gomorra [2008]). L'articolo, intitolato Giugno TV: gli eroi di cartone, appare sul n. 75 (giugno 1971) della rivista e, al suo interno, è presente questa foto che raffigura gran parte dello staff creativo del programma:


Sfogliando a tanti anni di distanza alcuni numeri di Linus degli anni '70, sono proprio gli articoli di approfondimento a rappresentare un'essenziale testimonianza delle conoscenze sul mondo dell'animazione internazionale di quel periodo. Ne è un valido esempio l'articolo Requiem for animation? di Piero Zanotto, pubblicato su Linus n. 5 (maggio 1972), in cui si cita un lungometraggio giapponese inedito in Italia, ma del quale si scopre invece un titolo italiano ("Il ribelle immortale") e la sua proiezione al festival del cinema di Locarno, in Svizzera. Si tratta del film Band of Ninja (Ninja bugei-cho, 1967) basato su un manga - Kagemaru Den. La leggenda di un ninja, edito da Hazard - di Sanpei Shirato e diretto da Nagisa Oshima, del quale è disponibile un breve estratto a questo link.

Del film di Oshima, grazie all'articolo di Zanotto, veniamo a conoscenza delle reazioni alla sua proiezione a Locarno, leggibili nel seguente estratto:


Per ciò che riguarda i fumetti, come nel caso di Bordighera Comics anche Linus divenne un modello di ispirazione da seguire in altri paesi: in Francia, ad esempio, sulla falsariga della rivista italiana nacque Charlie - da Charlie Brown, anch'esso, come Linus, un personaggio dei Peanuts di Charles M. Schulz -, un mensile (noto anche come "Charlie Mensuel") pubblicato dal 1969 al 1986, a cui lavorò come redattore anche il fumettista Georges Wolinski, una delle vittime dell'attentato terroristico alla redazione di Charlie Hebdo, avvenuto a Parigi il 7 gennaio 2015.
Il n. 1 di Charlie (1969)
Dell'importante ruolo svolto da Linus nel sostegno ai nuovi autori del fumetto italiano (come Guido Crepax e Andrea Pazienza), ne parlò anche la ricercatrice del DAMS Francesca Alinovi (qui un articolo a lei dedicato), sottolineando l'importante valore artistico e sociale di quelle opere fumettistiche e delle riviste che, come Linus, le pubblicavano:
Il nuovo fumetto italiano, nato dal '77 in poi dalle pagine di "Alter" [riferimento al supplemento "alterlinus"], "Linus", "Cannibale" e "Frigidaire", si è posto con analogo impegno di fronte al problema di comunicare dentro al linguaggio di un immaginario sterminato: cultura dei mass-media e cultura intelligente, cultura criptica di codici indecifrabili, e cultura evidente, manifesta. (...) Non più schiere anonime di disegnatori alla Walt Disney o per la Marvel Comics, ma individui che si espongono e si compromettono, che creano, attraverso la manipolazione di linguaggi massificati, il proprio inconfondibile stile e linguaggio soggettivo, pur nell'anonimia, talvolta, della ripetizione di formule prefabbricate.
È per questo che l'arte si è, apparentemente, socializzata e il fumetto si è fatto più sociale. La pittura ci sembra più facile e comprensibile, mentre il fumetto è diventato così concettuoso e difficile. È solo una differenza di aspettativa: artisti e fumettisti attingono dallo stesso repertorio, e si buttano, con gli stessi rischi del mestiere, al di fuori sul tappeto dell'invenzione. Inventare nuove immagini attraverso condensati di citazioni pronte a dissolversi come vapore acqueo ad alta temperatura.
E poi, non bisogna dimenticare il contesto. Un conto è piazzare un'opera in un museo o in una galleria d'arte; un altro è destinarla alla stampa su una rivista. È noto che il contesto semantizza l'opera tanto quanto le sue qualità intrinseche di segno o di materia. E allora, perché non invertire, o incrociare, le reciproche destinazioni? Perché non esporre, appunto, i fumetti nel museo e a loro volta pubblicare le pitture su "Frigidaire"? Credo che oggi, per tutti, non si tratti altro che di transitare per brevi momenti su territori di frontiera, scorrere avventurosamente lungo avamposti instabili, per attimi d'incontro, di scambio, di contaminazione.
(cfr. Francesca Alinovi, L'arte mia, Il Mulino, 1984, pag. 214-215; in precedenza l'articolo da cui proviene questo estratto venne pubblicato nel catalogo della mostra "Registrazione di frequenze", svoltasi a Bologna nel 1982 presso la Galleria Comunale d'Arte Moderna).
Oltre a tutto ciò, nei numeri di Linus degli anni '70 si rifletteva enormemente il clima politico e sociale di quel periodo, persino negli inserti pubblicitari presenti al suo interno, come nel seguente caso di un annuncio promozionale relativo alla vendita della pillola anticoncezionale (resa legale, in Italia, a partire dal 1971), pubblicato in vari numeri della rivista nel 1978:

Tra i numerosi articoli d'attualità e a sfondo politico apparsi su Linus negli anni '70, merita particolare attenzione un lungo dossier dedicato a Pier Paolo Pasolini, pubblicato sul n. 12 (dicembre 1975) della rivista, in seguito all'omicidio dello scrittore e regista italiano, avvenuto il 2 novembre 1975. Parte principale di questo approfondimento, è un lungo articolo di Silverio Corvisieri (oggi ricordato soprattutto per le sue dure critiche nei confronti di Goldrake) molto critico nei confronti di Pasolini, che si conclude con la considerazione, da parte di Corvisieri di ritenerlo un autore accostabile a tutti i "reazionari":


Questi non sono che alcuni dei numerosi elementi per cui Linus - al quale diede un contributo essenziale l'apporto di Oreste del Buono, che ne fu uno dei fondatori e uno dei direttori più importanti, pubblicandovi articoli ed editoriali con l'acronimo "OdB" - merita di essere ricordato e riscoperto in questo anno in cui ricorre il suo cinquantesimo anniversario.

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N. B. (Aggiornamento del 28/10/2016): Come complemento a quanto scritto nell'articolo, si riporta il resoconto (realizzato da un autore anonimo) del "Salone internazionale dei Comics" di Bordighera, pubblicato sul primo numero di Linus (aprile 1965):


Da Linus n. 1

Sempre attingendo dalle pagine dell'albo d'esordio di Linus, si presentano due foto scattate durante la manifestazione di Bordighera, in cui appaiono il regista francese Alain Resnais e i fumettisti americani Al Capp e Lee Falk.



Da sinistra: Al Capp e Rino Albertarelli


Da sinistra: Alain Resnais e Lee Falk, autore amato anche da Federico Fellini

2 commenti:

  1. Della mia lontana infanzia il ricordo dei miei primi fumetti è quello del Signor Bonaventura e di altri personaggi del Corriere dei Piccoli (come I Puffi, Michel Vaillant, Cocco Bill...), anche se davvero il ricordo sfuma solo in alcune immagini.
    Ma quando, poco più che bambino, incontrai un numero dimenticato chissà da chi di 'alterlinus' mi si aprirono nuovi orizzonti.
    Conobbi Dick Tracy, Jeff Hawke, e i personaggi di Crepax e Moebius, per non parlare di Pazienza e Manara (il suo Scimmiotto fu causa di emozioni contrastanti nel ragazzino che ero...).
    Ma l'ho spesso letto con l'impressione di essere uno fuori dal coro, senza avere riscontri dagli altri ragazzi.
    Leggere invece in questo blog di tutto il lavoro e la passione che alcune persone mettevano, già 50 anni fa, nel mondo del fumetto mi consola e mi riempie di nostalgia.

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    1. Ti ringrazio molto per questa tua toccante testimonianza, Alessandro.

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