giovedì 28 maggio 2026

"L'inverno nucleare" ("The Nuclear Holocaust", 1984): Il documentario giapponese sulla guerra nucleare che fu trasmesso all'interno di "Quark" nel 1985



Lunedì 11 maggio 2026, il programma "Ulisse, il piacere della scoperta" (Rai 1) di Alberto Angela, ha dedicato un'intera puntata al Giappone, spiegando, seppur brevemente, che in quella nazione si presta molta attenzione alla prevenzione di possibili eventi catastrofici futuri, come l'eruzione vulcanica del Monte Fuji, in modo da organizzarsi prima che essi possano verificarsi.
Tra le tante iniziative nipponiche incentrate sulla simulazione di eventi devastanti, è importante ricordare il caso del documentario L'inverno nucleare (1984, aka "Nuclear Holocaust - A Scientific Forecast"), prodotto dalla tv pubblica giapponese NHK, che in Italia fu trasmesso per la prima volta il 6 agosto 1985 all'interno di una puntata del programma "Quark" di Piero Angela, in prima serata su Rai 1, in occasione del quarantesimo anniversario dei bombardamenti atomici delle città di Hiroshima e Nagasaki.


La simulazione dell'eruzione del Monte Fuji.
Dalla puntata di "Ulisse, il piacere della scoperta" dedicata al Giappone.

Parlare del documentario L'inverno nucleare implica trattare il lato più oscuro degli anni '80, costituito da tutta una serie di argomenti che vengono spesso accantonati quando solitamente si parla di quel decennio nei social network e nei mass media, dove solitamente se ne prediligono i lati più leggeri e scanzonati, portando avanti la diffusione di una retorica che non corrisponde a ciò che realmente sono stati gli anni '80, segnati da numerosi problemi come la diffusione dell'AIDS, le drammatiche conseguenze della massiccia diffusione della tossicodipendenza da eroina nella popolazione italiana, l'incidente alla centrale nucleare di Chernobyl nel 1986, e l'inasprimento della guerra fredda tra USA e Unione Sovietica. A quest'ultimo aspetto storico è collegato L'inverno nucleare, che propone una simulazione scientifica di un bombardamento atomico su Tokyo, per poi mostrare una guerra nucleare su scala internazionale, fino allo scatenarsi del cosiddetto "inverno nucleare", uno scenario teorico di cui recentemente si sta tornando a parlare per via del progressivo aggravarsi della situazione politica internazionale. Uno degli intenti dei realizzatori del documentario L'inverno nucleare fu proprio quello di influenzare i Governi delle principali potenze mondiali per evitare lo scatenarsi di una guerra nucleare, dalla quale nessuno uscirebbe vincitore.

L'esplosione di una bomba atomica su Tokyo nel documentario L'inverno nucleare.

Prima della messa in onda all'interno di "Quark" nel 1985, il documentario L'inverno nucleare vinse a Trieste, nel 1984, il premio Prix Italia nella categoria "Prix Italia Tv Documentary", dove il film fu presentato con il titolo inglese "The World after Nuclear War" (Nuclear Holocaust)", che tradotto significa "Il mondo dopo la guerra nucleare (L'olocausto nucleare)", accompagnato dall'indicazione del titolo originale giapponese: 核戦争後の地球, traducibile come "La Terra dopo una guerra nucleare". Da segnalare che, successivamente, al documentario fu assegnato un altro titolo inglese: "The Nuclear Holocaust - A Scientific Forecast", cioè "L'olocausto nucleare - Una previsione scientifica".


All'interno della documentazione Rai relativa all'assegnazione del premio, reperibile a questo link, sono indicati i nomi dei due registi, Yutaka Aida e Goro Koide, e dei due produttori, Sosuke Yasuma e Masami Ogawara. La vittoria del Prix Italia è inoltre riportata in un articolo nipponico consultabile sul sito web dell'NHK.

In Italia, la notizia dell'assegnazione del Prix Italia fu così raccontata sulle pagine del settimanale Radiocorriere Tv, dove il documentario fu indicato col titolo "Olocausto nucleare":
Olocausto nucleare della NHK giapponese si è aggiudicato il Premio Italia nel settore dei documentari televisivi. Alternando le testimonianze dei superstiti di Hiroshima ad agghiaccianti ricostruzioni basate su precisi studi scientifici, il programma dà la rappresentazione di ciò che accadrebbe se un ordigno atomico da un megatone esplodesse sulla città di Tokyo. 
(Cfr. l'articolo Cultura e Pessimismo - Il Premio Italia Bilancio della XXXVI edizione, di Lina Agostini, Radiocorriere Tv n. 42, ottobre 1984)
Dal Radiocorriere Tv n.42, ottobre 1984

In Giappone, il documentario fu inizialmente trasmesso in due puntate della durata di circa un'ora ciascuna, mandate in onda domenica 5 e lunedì 6 agosto 1984, intitolate rispettivamente "La Terra Brucia" e "La Terra si congela", come spiegato in questo articolo giapponese.

In risposta al forte interesse manifestato dal pubblico, il 31 agosto 1984 fu trasmessa dalla NHK una replica di entrambe le puntate del documentario in un'edizione accorciata, dalle 19:30 alle 20:49. In madrepatria, il documentario. nell'ambito dei 25 anni dei Galaxy Awards, vinse il Premio per la Pace nel 1987. Sempre in Giappone, inoltre, il documentario fu pubblicato dalla sezione "Educational Video Sales Department" della Toei in due distinte videocassette, contenenti le due puntate del documentario con una durata ridotta a circa 30 minuti ciascuna, come indicato nella documentazione disponibile a questo link.

Edizione home video giapponese in due vhs del documentario L'inverno nucleare.

Alla reputazione del documentario contribuì anche la stampa internazionale, come dimostrato dalla recensione inglese intitolata "Nuclear Film Shocks" (traducibile come "Shock da film sul nucleare"), apparsa sul Washington Post il 16 agosto 1984, scritta da John Burgess avvalendosi della collaborazione di Shigehiko Togo.


Nell'articolo di Burgess il documentario è presentato come un evento televisivo di 2 ore trasmesso in prima serata dalla NHK - senza però menzionare la suddivisione in due distinte serate -, sottolineando che è stato visto da 8 milioni di spettatori giapponesi (quasi il doppio rispetto agli standard di quel periodo per l'NHK), rimasti profondamente turbati da quei contenuti, ma anche soddisfatti dal prezioso lavoro di informazione svolto dalla NHK, come testimoniato dalle oltre 75.000 telefonate degli spettatori giunte all'emittente giapponese dopo la conclusione del documentario, una forte reazione ricordata anche in questa pagina del sito giapponese dell'NHK. Il 40% di quelle telefonate furono fatte da studenti, a dimostrazione di quanto i giovani giapponesi, in quel periodo, non fossero interessati solo alle storie di finzione raccontate dall'industria dell'intrattenimento (manga, anime, serie tv, film, videogiochi, ecc...), spesso fin troppo rassicuranti rispetto al possibile scenario delle conseguenze di una vera guerra nucleare. Per fare un esempio emblematico, l'11 ottobre 1984 esordì in Giappone sulla tv privata Fuji Tv la prima puntata della serie d'animazione Ken il guerriero ("Hokuto no Ken") - tratta dal manga di Buronson e Tetsuo Hara pubblicato a puntate dal 1983 sulla rivista settimanale Shonen Jump -, ambientato in un fin troppo ottimistico mondo post-atomico rispetto a quanto mostrato due mesi prima dalla NHK con L'inverno nucleare.

Il fisico nucleare Frank Barnaby parla delle conseguenze di un bombardamento atomico su Tokyo.
Dal documentario L'inverno nucleare.

A rendere particolarmente perturbante per gli spettatori più giovani quel documentario, può aver contribuito la scelta di mostrare un parco giochi di Tokyo popolato da bambini che viene improvvisamente investito, incendiato e distrutto dall'esplosione nucleare; un tipo di approccio che anticipa di qualche anno la scena dell'incubo nucleare di Sarah Connor (Linda Hamilton) nel film fantascientifico Terminator 2 - Il giorno del giudizio (1991) di James Cameron.

Il parco giochi di Tokyo investito dall'esplosione atomica.
Dal documentario L'inverno nucleare.

L'inizio dell'incubo di Sarah Connor nel film Terminator 2.
(fonte)

Il forte impatto emotivo del documentario in Giappone proseguì nei giorni seguenti alla sua messa in onda, divenendo argomento di conversazione tra le persone a Tokyo, venendo anche menzionato durante le telefonate degli spettatori ad altri programmi televisivi, come nel caso di una casalinga di Kobe che chiamò per dire che, dopo aver visto quel documentario, "non riusciva più a guardare in faccia suo figlio senza provare un profondo senso di inquietudine", oppure come un bambino di terza elementare, anch'esso spettatore del film, che espresse il suo auspicio che L'inverno nucleare potesse essere visto dai leader americani e sovietici, in modo da tenere conto del suo messaggio sulle devastanti conseguenze globali della guerra nucleare. Nell'articolo del Washington Post è riportato anche il commento più pessimista di una spettatrice, consapevole che tutto ciò possa realmente avvenire, poiché "Fa parte della natura umana che delle persone vogliano usare un giocattolo che hanno tra le loro mani".

All'interno dell'articolo del Washington Post si concentra l'attenzione anche su Sosuke Yasuma, uno dei due produttori del film, che iniziò a lavorarci circa tre anni prima, perché preoccupato dal fatto che la fascia più giovanile della popolazione giapponese iniziasse a considerare le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, solamente come un argomento di studio scolastico, quasi del tutto privo di rilevanza nel presente. Con L'inverno nucleare una delle intenzioni di Sosuke Yasuma era di mostrare per la prima volta agli spettatori giapponesi una simulazione della guerra nucleare e delle sue conseguenze per gli abitanti di Tokyo e di altri grandi città internazionali, come Parigi, New York, Washington e Mosca, facendo riferimento agli studi scientifici di quel periodo, coinvolgendo nel documentario studiosi come Frank Barnaby (1927-2000), un importante fisico nucleare che dal 1971 al 1981 ricoprì la carica di direttore dell'Istituto Internazionale di Ricerca per la Pace di Stoccolma (SIPRI, Stockholm International Peace Research Institute), collaborando, inoltre, per lungo tempo con la testata giornalistica britannica The Guardian, scrivendo articoli scientifici incentrati sui progressi nello sviluppo delle tecnologie di distruzione di massa e nel descrivere quelle dinamiche che potrebbero scatenare una guerra termonucleare globale. La conoscenza delle armi nucleari da parte di Barnaby derivava anche dal suo essere stato membro dell'Atomic Weapons Research Establishment di Aldermaston, nel Berkshire, che lasciò nel 1957. Nel marzo 2011, quando avvenne l'incidente alla centrale nucleare di Fukushima in Giappone a causa di un devastante terremoto e del conseguente tsunami, Frank Barnaby rilasciò un'interessante intervista reperibile in lingua inglese a questo link. Alla sua morte, avvenuta il primo agosto 2020, il Guardian gli dedicò un approfondito articolo biografico.

Frank Barnaby nel documentario L'inverno nucleare.

Tornando all'Italia e alla prima tv del documentario L'inverno nucleare nel 1985 all'interno di "Quark", si segnala il testo del trafiletto, intitolato "Sole di ghiaccio nel 'dopo bomba'", con cui il film fu presentato sulle pagine del quotidiano L'Unità:
Quark Speciale, in onda alle 20:30, su Raiuno, dedica il suo spazio ad un documentario giapponese: L'inverno nucleare, ricostruzione agghiacciante delle conseguenze di una esplosione atomica di grande portata, quella cioè che potrebbe essere provocata dall'uso di meno di un quinto dell'arsenale nucleare delle superpotenze. L'inverno nucleare, di Yutaka Aira e Goro Koide era stato presentato lo scorso autunno dalla televisione giapponese NHK al "Premio Italia" di Trieste, dove la giuria internazionale aveva deciso di premiare il documentario per la forza delle immagini sul pericolo nucleare (ed è stato tra l'altro la prima volta che i film premiati arrivano poi sul nostro piccolo schermo). Nel filmato, oltre ad analizzare - come si è già visto in altri documentari, inglesi e di altri paesi - l'onda d'urto dell'esplosione sulle città colpite, si indagano anche le conseguenze a più largo raggio, come quelle provocate dai venti che, trasportando i detriti radioattivi, non solo distruggerebbero ovunque la vita, ma anche semi e uova, pregiudicando la continuazione di ogni specie, vegetale e animale. La conseguenza estrema dell'olocausto sarebbe "l'inverno nucleare".

(cfr. L'Unità, 6 agosto 1985)

Programmi del 6 agosto 1985, con l'indicazione de L'inverno nucleare all'interno di Quark.
Dal Radiocorriere Tv n. 31, agosto 1985.

Una recensione di Ugo Buzzolan del documentario fu pubblicata sul quotidiano La Stampa, facendo riferimento anche al film tv britannico Threads - Ipotesi: sopravvivenza (1984), prodotto dalla BBC e trasmesso il 7 agosto 1985 su Raiuno, sempre in prima serata alle 20:30, ma in modo autonomo, senza l'inserimento all'interno di "Quark":
I giorni di una delle ricorrenze più tragiche per l'umanità - i quarant'anni dalla bomba atomica su Hiroshima - hanno avuto vasta eco in tv con servizi e interviste nei telegiornali e con due programmi, entrambi su Raiuno, martedì e mercoledì. [mercoledì fu trasmesso Threads]
Programmi del 7 agosto 1985, con l'indicazione del film Threads - Ipotesi: sopravvivenza.
Dal Radiocorriere Tv n. 31, agosto 1985.
Il primo, giapponese, accolto in Quark, era di tipo documentaristico, L'inverno nucleare: attraverso ingegnosi trucchi, intervallati da commenti di studiosi di ogni parte del mondo, si cercava di ricostruire scientificamente gli effetti di una guerra supponendo che i belligeranti avessero usato soltanto un quinto (diecimila bombe atomiche) dell'armamento di cui oggi possono disporre. 
L'efficacia del documentario stava soprattutto nella sua quasi burocratica minuziosità di elenco delle conseguenze: distruzioni immani in qualsiasi regione del globo, pioggia radioattiva, miliardi di morti, malattie incurabili, sole oscurato, gelo anche nei deserti, natura annientata, in pratica una semi-estinzione del genere umano mentre prolifererebbero ratti, mosche e scarafaggi: e gli uomini superstiti tornerebbero ad una vita simile a quella di 600 milioni di anni fa. (...)
[L'articolo di Buzzolan prosegue con la sua recensione del film Threads, per poi concludersi nel seguente modo:]
Sia pure in forma molto diversa, i giapponesi e gli inglesi hanno detto le stesse cose e sono arrivati alle stesse conclusioni (umanità decimata, gelo sul pianeta, epidemie, fame, ecc...), e che in sostanza la visione da apocalisse, prospettata con precisione didascalica dagli uni e con dirompente teatralità dagli altri, ha trovato nelle dichiarazioni degli scienziati sui TG una piena e sconvolgente rispondenza.

(cfr. l'articolo Crudele "day after" inglese e l'inverno nucleare di Quark, di Ugo Buzzolan, La Stampa, 9 agosto 1985)
Copertina della rivista Radio Times dedicata al film Threads - Ipotesi sopravvivenza di Mick Jackson.
Sulla copertina è citato anche il documentario britannico On the 8th Day (1984), anch'esso incentrato sul racconto scientifico delle conseguenze di una guerra nucleare.
(fonte)

Riguardo a Threads - ispirato a The War Game (1966) di Peter Watkins, anch'esso prodotto dalla BBC -, va precisato che la vicenda narrata dal film concentra la propria attenzione principalmente sulla cittadina di Sheffield e in particolare su di una giovane donna, Ruth Beckett (interpretata da Karen Meagher), che scopre di essere incinta poco prima dello scoppio della guerra nucleare. Sebbene nel corso del film vengano utilizzati riferimenti mediatici e informazioni appositamente espresse attraverso la parola scritta, per fornire un contesto internazionale alla vicenda narrata e trattare le conseguenze della guerra nucleare, al centro del film resta comunque la storia di Ruth, mostrando ciò che le accade dopo la guerra, quando lei porta disperatamente fino in fondo la propria gravidanza, nutrendosi di ciò che riesce a trovare.

Ruth, la protagonista di Threads - Ipotesi: sopravvivenza.

Nel documentario L'inverno nucleare c'è invece il racconto delle conseguenze per la collettività, senza proporre un protagonista fittizio inserito in una storia di finzione, accompagnando una spettacolare e accurata simulazione della guerra nucleare con interviste a persone reali, come un superstite della bomba atomica di Hiroshima e come degli autentici scienziati come il già citato Frank Barnaby, o come George Woodwell e Stephen Schneider, mostrando anche dei brevi interventi scientifici avvenuti pubblicamente al Congresso degli Stati Uniti nel 1983, effettuati da personalità come Carl Sagan, Vladimir Alexandrov (fisico sovietico scomparso misteriosamente a Madrid nel 1985), e Alexander Sergeevich Pavlov.



Carl Sagan nel documentario L'inverno nucleare.

Tuttavia molti dei contenuti della versione integrale originale del documentario L'inverno nucleare, non furono mostrati in Italia all'interno di "Quark", poiché fu mandata in onda un'edizione italiana con una durata di circa 50 minuti, che risulta più breve anche della versione home video giapponese di circa 60 minuti totali che fu distribuita divisa in due vhs.

Il 6 agosto 1985, all'inizio della puntata di "Quark", fu direttamente Piero Angela a spiegare agli spettatori che l'edizione italiana del documentario era più breve rispetto a quella originale:
È un documentario tratto da un lungo programma realizzato in Giappone, che ha vinto l'ultima edizione del Premio Italia. Si tratta di una fredda simulazione di quello che potrebbe capitare sulla Terra se le superpotenze, in caso di conflitto, utilizzassero anche solo un quinto del loro arsenale nucleare, vale a dire 10.000 bombe atomiche sulle 50.000 esistenti. Nessuno, speriamo, sarà abbastanza pazzo da utilizzare 10.000 bombe atomiche, ma è comunque bene sapere, tecnicamente, cosa potrebbe accadere. le conseguenze, infatti, non colpirebbero solo coloro che le bombe se le ricevono in testa, ma attraverso una specie di gioco di domino tutto il pianeta sarebbe coinvolto nel disastro. Viaggiando ad alta quota, per esempio, con i venti i detriti radioattivi ricadrebbero ovunque, uccidendo non soltanto la vita presente, cioè gli animali e le piante, ma anche quella futura, cioè le uova e i semi. Non solo, ma vedremo in una serie di simulazioni, come potrebbe prendere origine sulla Terra il cosiddetto "inverno nucleare", vale a dire un'improvvisa epoca glaciale causata dall'oscuramento del sole da parte di questo pulviscolo sollevato in aria. Non è certo un programma allegro quello di questa sera, ma forse è molto utile da seguire proprio per capire meglio la dinamica degli avvenimenti che seguirebbero una guerra nucleare di vasta portata.
Nel documentario L'inverno nucleare viene simulata anche la devastazione della sede dell'NHK a Tokyo.

Col passare del tempo L'inverno nucleare è andato dimenticato in Italia, ma è comunque divenuto un'opera audiovisiva essenziale per comprendere quel clima da guerra fredda con la prospettiva dell'olocausto nucleare che aleggiò nel corso degli anni '80, portando alla produzione di film come The Day After - Il giorno dopo (1983), Testament (1983), Threads e Quando soffia il vento (1986, "When the Wind Blows"), accanto ai quali va sicuramente annoverato anche L'inverno nucleare, che attende solo di essere pienamente riscoperto a livello internazionale, anche perché, con soli due anni di anticipo rispetto all'incidente avvenuto alla centrale nucleare di Chernobyl nel 1986, trattò con lungimiranza scientifica le conseguenze per la natura e per gli esseri viventi di una massiccia esposizione alla radioattività.

Locandina inglese del film d'animazione Quando soffia il vento (1986).
(fonte)

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EDIZIONI DEL DOCUMENTARIO REPERIBILI ON-LINE:

- Versione italiana, intitolata "L'inverno nucleare", con una durata di circa 50 minuti. Voce narrante di Claudio Capone. Introdotta da Piero Angela, che riappare in video al termine del documentario.
Attualmente disponibile su YouTube a questo link.

- Versione giapponese integrale, disponibile in un unico video contenente le due puntate originali del documentario, della durata di circa 58 minuti ciascuna, con una durata totale di circa 107 minuti.

- Versione giapponese distribuita in home video, reperibile in un unico video composto dalle due puntate accorciate, per una durata totale di 62 minuti, dato che le due parti qui durano circa 30 minuti.

- Versione doppiata in lingua inglese, intitolata "The Nuclear Holocaust - A Scientific Forecast", con una durata di circa 82 minuti. Si tratta di un'edizione curata da Geoffrey Haydon, con le voci narranti di Peggy Ashcroft e Richard Pasco.

Le ultime tre versioni del documentario citate nell'elenco sono attualmente disponibili in questa pagina di Archive.org.

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