giovedì 29 agosto 2013

Hayao Miyazaki e Marco Pagot - Dietro le quinte di Porco Rosso



Sebbene sia stato distribuito in Italia solo nel 2010, Porco Rosso (1992) di Hayao Miyazaki è un film molto legato al nostro paese, che narra una storia ambientata in parte nel nostro territorio nazionale e che ha persino un protagonista dal nome italiano: Marco Pagot. Per capire le ragioni di tutto questo bisogna risalire alla fine degli anni '70, periodo nel quale le prime serie tv animate giapponesi (Heidi, Goldrake, Remì, Capitan Harlock) approdano con enorme successo sulle reti della Rai, tanto che quest'ultima decide di avviare una coproduzione con il Giappone per realizzare la serie tv Il fiuto di Sherlock Holmes (Meitantei Homuzu, lett. "Detective Holmes"; titolo internazionale: Sherlock Hound).




È il 20/11/1980 quando sul quotidiano Il Resto del Carlino appare un articolo intitolato “Rascel, Pearl Harbor e Bozzetto giapponese” (firmato da Vincenzo Bossoli), dove è scritto quanto segue: “Personaggi come Goldrake, Mazinga o, di toni e gusti diversi, Remì e Heidi, hanno raggiunto una tale celebrità che ormai vengono portati come paragone d’obbligo ogni volta che si parla di bambini in tv.  pertanto giusto che un artista come il nostro Bruno Bozzetto [regista di film d’animazione come Le vacanze del Signor Rossi, Vip mio fratello superuomo e Allegro, ma non troppo] si sia messo in testa di realizzare per la Rete 1 [Raiuno] una serie di cartoni che avrà come titolo "Il fiuto di Sherlock Holmes". Sarà una co-produzione italo-giapponese che utilizzerà l’ormai sperimentatissima tecnica di riproduzione e montaggio dei disegni, mediante l’impiego di un elaboratore elettronico, che distingue tutte le realizzazioni nipponiche”.


Per capire cosa stesse accadendo, è utile riportare la testimonianza di Marco Pagot (creatore, insieme a Gi Pagot, di Calimero), tratta dal documentario Vita da Cartoni di Elettra Dafne Infante (edito in dvd nel 2012 da Tunué, allegato ad un volume dallo stesso titolo e curato da Infante e Fabio Bartoli). È infatti Pagot, e non Bozzetto, l'artista italiano coinvolto nella produzione di Il fiuto di Sherlock Holmes:
Nel 1978, l'allora dirigente di Raiuno Luciano Scaffa, decide che per portare nuove idee italiane in giro per il mondo, l'unico modo è di creare delle coproduzioni con il mercato più potente del momento, che era il mercato giapponese. Sceglie quindi una serie di progetti italiani e li porta in Giappone. Fra questi vi è un progetto da me preparato, che si chiama 'Il fiuto di Sherlock Holmes', che riscuote un certo interesse. La compagnia giapponese, Tokyo Movie Shinsha [TMS] decide che quello sarà il progetto su cui è pronta a investire e decide quale sarà il regista per la parte giapponese, che dovrà collaborare con me alla creazione di questo progetto. Il regista è Hayao Miyazaki. 
La disponibilità della TMS è dovuta ad una coincidenza fortuita, poiché essa, dal 1980, si è resa disponibile a collaborare con società estere per la creazione di opere animate televisive, come il fantascientifico Ulysse 31 (aka "Ulisse 31", 1981), composto da 12 puntate realizzate insieme alla società francese DIC Entertainment (Diffusion Information Communication), un'azienda molto attiva nell'ambito delle coproduzioni internazionali (Ispettore Gadget, MASK,  The Real Ghostbusters, G. I. Joe).



Copertina di Action Comics,
dedicata all'ep. 145 della seconda serie di Lupin III
(fonte)

Anche la partecipazione di Miyazaki è dovuta a circostanze fortuite, poiché ad esso, in seguito allo scarso risultato ottenuto in madrepatria dal suo film d'esordio, Lupin III - Il Castello di Cagliostro (1979), venne assegnato il ruolo di insegnante per i nuovi animatori assunti dalla TMS. Oltre a svolgere quell'incarico formativo, Miyazaki, in varie occasioni, presta aiuto ad alcuni colleghi del suo studio e della Telecom Animation, lavorando ad episodi di serie tv – ricordiamo, ad esempio, che Miyazaki firma con lo pseudonimo di "Tereki Tsutomu" la regia degli episodi 145 (Albatross, le ali della morte) e 155 (I ladri amano la pace) della seconda serie tv di Lupin III –. Il regista giapponese non era dunque impegnato nel progetto di un nuovo film o di una nuova serie tv, casualità che lo ha reso disponibile ad accettare di 
lavorare con la Rai e lo Studio Rever di Marco Pagot, sebbene fosse contrario al tono troppo infantile del progetto e all’utilizzo di personaggi antropomorfi dall'aspetto canino. Miyazaki vorrebbe poter usare almeno un personaggio dall'aspetto completamente “umano” (Mrs. Hudson), ma Rai e Rever non glielo permettono, dando così origine ai primi screzi in questa collaborazione, resa difficile anche dall’assenza, in quel periodo, di mezzi tecnologici come internet e le e-mail.

Sherlock Holmes e il dottor Watson

A metà del 1982, dopo il completamento di quattro puntate e la preparazione di altre due, la produzione di Holmes si blocca perché Rai e Rever, impressionate dai costi esorbitanti sostenuti da Miyazaki (che era solito utilizzare circa 10.000 disegni per ogni puntata, e col quale le discussioni si fanno sempre più frequenti), abbandonano il progetto, sul quale pesano anche problemi legati al diritto d'autore nei confronti degli eredi di Arthur Conan Doyle, l'ideatore di Sherlock Holmes.


Moriarty, il nemico di Holmes

Per via di alcune circostanze fortuite, Holmes viene ripreso e ultimato nel 1984 da TMS e Telecom Animation, che realizzano tutti i 22 episodi rimanenti (per un totale di 26), ma senza il contributo di Miyazaki. Nel novembre del 1984, la serie tv viene trasmessa contemporaneamente in Giappone (su Tv Asahi) e in Italia (Raiuno), e, nel 2005, viene pubblicata in dvd dalla Yamato Video, ma, ciò nonostante, quest'opera continua ad essere sottovalutata dalla critica e dal pubblico del nostro paese, costituendo un caso poco noto di collaborazione tra artisti italiani e giapponesi.


Marco Pagot, il Porco Rosso

Dopo questa prima esperienza lavorativa, Pagot e Miyazaki continuano a rimanere in contatto e, quando il regista giapponese inizia a lavorare al film Porco Rosso ambientato in Italia nel periodo del fascismo, Pagot lo aiuta inviandogli libri e altro materiale su Milano, il Veneto e la costa slava. Per ricambiare e omaggiare il suo collega occidentale, Miyazaki assegna al protagonista della sua pellicola il nome “Marco Pagot”. Questo "omaggio", inizialmente, non è molto gradito dal vero Pagot: "Quando ho sentito il titolo, pensare di essere Marco Pagot il porco rosso non era esattamente il massimo... Quando poi ho visto il film non potevo che esserne contento" (cfr. Infante - Bartoli, Vita da cartoni, p. 106).


Marco e Gina,
dalla locandina giapponese del film

In quest’opera del regista giapponese, Pagot è un abile pilota italiano di idrovolanti, che ha partecipato come soldato ai combattimenti aerei della prima guerra mondiale, assistendo, nel corso di una missione, alla morte dei suoi amici e compagni di squadra. L’evento tragico lo segna profondamente nell’animo – in parte perché si sente in colpa per essere l’unico sopravvissuto del suo gruppo, e in parte per il disprezzo verso quegli esseri umani che, come i fascisti, pensano solo alla guerra e ad uccidere –, provocando la mutazione del suo carattere, che diviene più burbero e chiuso verso il prossimo, al punto da rifiutare anche l’amore della bella Gina, e di decidere di vivere in libertà come un mercenario privo di padroni, che guida il suo idrovolante rosso contro i buffi pirati dell’aria chiamati “Mamma Aiuto”, rifiutandosi categoricamente di allearsi coi fascisti (nel corso del film giunge ad esclamare: “Piuttosto che diventare un fascista, meglio essere un maiale!”). Non è solo la sua personalità a cambiare, ma anche il suo aspetto, dato che il suo volto umano è sostituito da quello di un maiale. Pagot diviene quindi una sorta di animale antropomorfo, il che lo ricollega visivamente ai personaggi de Il fiuto di Sherlock Holmes, rappresentando così un ulteriore legame con quell’esperienza lavorativa che, anni prima, aveva unito Miyazaki e il vero Marco Pagot.


Fio

La “trasformazione” in maiale del protagonista di Porco Rosso non è però irreversibile. Grazie alla giovane, coraggiosa ed ingenua meccanica Fio, egli ritrova la fiducia nel prossimo, dando origine a un finale dove la speranza nel genere umano e soprattutto nelle nuove generazioni, prevale sul pessimismo e la mancanza di valori degli uomini.
Porco Rosso può giustamente considerarsi un meraviglioso epilogo di quella difficile e tormentata collaborazione iniziata tanti anni prima tra Italia e Giappone, rendendo evidente come la cooperazione artistica tra persone di paesi diversi possa avere esiti sorprendenti, fungendo da incentivo anche a nuove collaborazioni tra artisti italiani e nipponici, che contribuiscano ad avvicinare, oltre che da un punto di vista lavorativo, anche culturalmente e socialmente questi due popoli.

N. B. Prima pubblicazione: dicembre 2011 sul sito web di Ascig (Associazione per gli scambi culturali fra Italia e Giappone), www.ascig.it

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