venerdì 20 dicembre 2013

In ricordo di Luigi Bernardi e della Granata Press



Il 16 ottobre 2013 a Bologna, si è spento Luigi Bernardi. Da sempre attivo in campo editoriale come autore, traduttore, giornalista, consulente, insegnante e editore, egli è principalmente noto per aver fondato e diretto la Granata Press, storica casa editrice bolognese che, tra le sue molteplici iniziative editoriali, si impegnò attivamente e con continuità nella pubblicazione dei manga e delle vhs contenenti opere animate giapponesi, in molti casi doppiate appositamente per il mercato home video.


Nova Express n. 6

In seguito al fallimento della Granata Press avvenuto nel 1996, Bernardi ha accettato in una sola occasione di raccontare e descrivere per iscritto l'attività della sua casa editrice, scrivendo i testi del libro-catalogo GRANATA PRESS - Sulle tracce di una casa editrice, curato da Lucia Babina e pubblicato nel 2000 da Mobydick, in cui, sulla quarta di copertina, c'è una concisa ed emblematica descrizione di quella casa editrice: "Pubblicava indistintamente romanzi di Lucarelli, Fois, Cacucci e Ferrandino, fumetti giapponesi, libri sul cinema italiano di serie B...". Il volume contiene un articolo di Bernardi ("Schizzi di ricordi e pensieri"), il catalogo di tutte le pubblicazioni della Granata corredato da alcune schede di approfondimento da lui redatte, e le riedizioni del suo editoriale del primo numero della rivista Nova Express incentrata sul fumetto d'autore internazionale e composta da due serie: la prima formata da 12 numeri usciti tra marzo 1991 e marzo 1993, e la seconda di 6 numeri editi tra giugno e novembre del 1993 -, di un'intervista di Pino Cacucci al disegnatore italiano Magnus che ha per tema la Guerra del Golfo e che venne pubblicata sul numero 2 di Nova, e due interventi di Carlo Lucarelli - autore, allora emergente, sul quale Bernardi puntò molto - tratti dalla prefazione del volume a fumetti Coliandro (testi di Lucarelli e disegni di Onofrio Catacchio, edito nel 1994) e dal numero 13 di Nova. Nel secondo caso, si tratta di un'immaginaria intervista realizzata da Lucarelli al suo personaggio Coliandro, poliziotto le cui prime avventure vennero pubblicate proprio da Granata Press, prima col marchio Metrolibri - relativo ad una casa editrice bolognese assorbita dalla Granata; sotto il nome di Metrolibri venne pubblicato il racconto Nikita inserito all'interno di un'antologia chiamata I delitti del gruppo 13 (1991), e il romanzo Falange Armata (1993) -, e poi direttamente con quello di Granata (Il giorno del lupo, 1994).
Volume a fumetti,
dedicato a Coliandro
Col passare degli anni, Coliandro è poi divenuto protagonista anche di un serial televisiviso trasmesso da Raidue, ed è stato ricordato con affetto anche da Bernardi sul proprio sito web.

Tornando al volume edito da Mobydick, in esso Bernardi rievoca il suo primo incontro con i fumetti giapponesi, avvenuto durante la seconda metà degli anni '80 nel periodo in cui lavorava alla Glénat Italia - filiale italiana della prestigiosa casa editrice francese Glénat, ancora oggi attiva in Francia e in altri paesi, dotata anche di un dettagliato sito web -, descrivendolo così:

Si trattava del primo numero pubblicato negli Stati Uniti dalla Marvel del serial Akira, di Katsuhiro Otomo. All'editore francese Jacques Glénat, che aveva filiali in Spagna e in Italia, era stato offerto di tradurlo in Europa, nelle tre lingue. Io dirigevo la filiale italiana e diedi immediato parere positivo: il prodotto era bello, e poi pensavo che la nuova generazione di lettori di fumetti, quella cresciuta abbuffandosi di serial televisivi giapponesi, doveva essere pronta a recepire i manga. Due anni dopo, quando si cominciò a pensare a Granata, quel pensiero mi tornò alla mente. La costituenda casa editrice avrebbe fatto della pubblicazione di manga una delle proprie strategie. (pag. 11).

Akira n. 1 (aprile 1990),
edito da Glénat Italia

In quello stesso periodo, durante i viaggi in treno tra Bologna e Milano (città in cui aveva sede la Glénat Italia), avviene la nascita del nome "Granata Press", appuntato da Bernardi sull'agenda in cui annotava idee e progetti editoriali: "A un certo punto [sull'agenda], a partire dal marzo dell'85, la parola Granata ha cominciato a comparirvi con sempre maggiore frequenza. Cosa volesse dire, non lo sapevo. Mi piaceva il suono, credo". (pag. 5).

Zero n. 1
Dopo due tentativi di Bernardi rivelatisi infruttuosi, a Bologna nasce finalmente la Granata Press: "Il 17 marzo 1989. Era un venerdì e il notaio per un po' insistette perché rimandassimo a un giorno più propizio" (pag. 7). Tra le prime pubblicazioni di Granata, vi sono i manga, attraverso due linee editoriali: "Entrambe avevano come battistrada una rivista antologica che presentava anche articoli, approfondimenti, notiziari e colloqui con i lettori. Zero fu la staffetta della linea Z, dedicata alle proposte di taglio fantascientifico, aggressivo e ipertecnologico. Mangazine, invece, insieme a tutta la linea Manga, offriva una visione più ampia della produzione giapponese, anche in chiave storica". (pag. 11).
Maison Ikkoku, vhs n. 4

Zero (39 numeri usciti tra novembre 1990 e febbraio 1994) fu la prima rivista di fumetti giapponesi pubblicata in Occidente e sul suo primo numero esordì il manga Ken il guerriero di Buronson e Tetsuo Hara, opera che divenne il più grande successo editoriale della Granata, della quale l'editore pubblicò in vhs anche diversi episodi della prima serie tv (uscirono 16 vhs sotto il nome di Z-Video, contenenti le prime 46 puntate), effettuando così il suo esordio nel settore dell'home video: "Cominciata senza grosse aspettative (...), la sezione video del catalogo di Granata Press si sviluppò impetuosamente, fino a diventare il massimo impegno finanziario della casa editrice (pag. 21). Nessuno di noi, al di là della duplicazione domestica, sapeva come si realizzassero delle videocassette. Imparammo in fretta. L'ufficio si riempì di enormi "cartuccioni" Ampex. Stabilimmo rapporti con la SIAE, che cambiava regolamento ogni volta che andavamo ad acquistare dei bollini. Cominciammo a frequentare festival specializzati, a Milano e a Cannes, ogni volta acquisivamo diritti importanti. Ci affidammo a distributori "forti", la Ricordi prima, la BMG dopo, finimmo in un gioco di multinazionali che non poteva non stritolarci. Così fu. Intanto però avevamo già pensato ai videogiochi e ai CD musicali, per non parlare dei giochi di ruolo e del mondo fantasy in generale, per il quale costituimmo una casa editrice, la Nexus, insieme ai redattori della rivista Kaos. Nonostante questo iperattivismo, ci fu un progetto che rimase allo stato di abbozzo, quello della produzione di gadgettistica e di immagini d'arte (poster, calendari, biglietti augurali realizzati dai migliori disegnatori italiani). Di tutte le cose che Granata non ha fatto in tempo a fare, è forse l'unica che rimpiango". (pag. 22). Le collane in vhs della Granata, oltre alla già citata Z-Video, furono le seguenti: M Video - ospitò, tra gli altri, i primi 3 film dei Cavalieri dello Zodiaco, i primi 2 OAV di Devilman e il primo lungometraggio d'animazione dedicato a Ken il guerriero -, Anime Video - composta da anime basati sulle opere di Rumiko Takahashi, come Maison Ikkoku e Ranma 1/2 -, Anime Classic - al suo interno uscirono tutte le puntate di Conan - il ragazzo del futuro e di Gotriniton -, e Manga Video - realizzata su licenza, ospitò vari OAV come Battle Angel Alita e 3x3 Occhi, e film come La città delle Bestie e Il Vento dell'Amnesia -.

Devilman, n. 1

Tuttavia occuparsi inizialmente dei manga non fu affatto semplice per la Granata Press e, nel corso del tempo, non mancarono i dissidi interni tra i propri redattori:
In casa editrice sapevamo poco o nulla di manga. Tutte le prime scelte furono fatte acquisendo materiale disponibile in edizione americana, più facile da trattare a livello di diritti. Ma, ancora prima di nascere, la casa editrice aveva trovato collaboratori formidabili, per esempio un poker di ragazzi incontrati fuori dallo stand della casa editrice Kodansha, alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. Andrea Baricordi, Andrea Pietroni, Barbara Rossi e Massimiliano De Giovanni furono i primi "editor" di manga a Granata. A loro presto si affiancò Federico Colpi, che abitava a Tokyo e lì aveva parecchi contatti. Colpi e il gruppo di Bologna discutevano in continuazione, su qualsiasi cosa, dal giudizio di valore su una produzione, alle traslitterazioni dei kangi [ideogrammi], a volte litigavano proprio. Si arrivò a una situazione insostenibile, dovetti fare una scelta: l'alternativa del diavolo. Decisi che in quel momento mi servivano maggiormente i contatti di Colpi in Giappone. Non sbagliai perché realizzammo un'infilata di successi, anche se la mia simpatia personale andava verso i ragazzi di Bologna, che si trasferirono a un'altra casa editrice, si diedero un nome comune (Kappa Boys) e organizzarono la prima concorrenza sul mercato nazionale a Granata. (pag, 15).
Nausicaä della valle del vento, n. 2

Oltre ai contrasti interni, i manga posero anche il problema di come dovevano essere stampati:
I giapponesi hanno infatti il senso di lettura inverso al nostro, dalla fine all'inizio (e questo non costituisce un problema perché basta capovolgere l'ordine delle pagine) e da destra a sinistra, e qui cominciano i guai. L'unico modo per restituire leggibilità a un manga è trattarlo come se fosse guardato allo specchio, in sostanza rovesciare la tavola [la pagina disegnata]. Come per magia, quello che si leggeva da destra a sinistra, si leggerà da sinistra a destra, con alcuni piccoli problemi, però: per esempio tutti i personaggi diventeranno mancini (fatto questo che ha ingenerato alcuni errori pacchiani tipo un "braccio destro" tradotto correttamente come "braccio destro" ma visualizzato come sinistro, e altre amenità simili). C'è da dire inoltre che il disegno "rovesciato" è sempre di qualità inferiore rispetto alla sua visualizzazione originale (conosco alcuni fumettisti che per giudicare le loro tavole le guardano in trasparenza: se da "dietro" risultano accettabili, vuol dire che "davanti" sono buone), questo particolare ha fatto sì che alcuni autori giapponesi abbiano posto il veto alla loro "occidentalizzazione". Oggi, accettando un'imposizione alla quale Granata non si era mai sottomessa, la maggior parte dei manga che si pubblicano in Italia hanno l'impaginazione e il senso di lettura giapponese, vale a dire che si leggono dall'ultima alla prima pagina, le immagini da destra a sinistra e le parole da sinistra a destra. Un pasticcio. (pag. 13).
Mangazine n. 21,
contiene l'intervista a Shingo Araki
Malgrado tutto, la Granata Press diviene un vero e proprio punto di riferimento per tutti coloro che erano interessati ad approfondire la conoscenza del fumetto e dell'animazione giapponese, in particolare attraverso la già citata rivista Mangazine, dove, accanto alla pubblicazione di episodi tratti dai manga di Lamù, Ranma 1/2, Patlabor e da altre serie, vengono pubblicate le prime interviste italiane a veri e propri pilastri dell'animazione giapponese come gli animatori Kazuo Komatsubara e Shingo Araki, e i registi Yoshiyuki Tomino e Hayao Miyazaki. Di quest'ultimo (allora sconosciuto in Italia), Granata pubblicò anche il manga Nausicaä della Valle del Vento, suddiviso in 23 uscite  (da luglio 1993 a luglio 1995). Parallelamente ai manga, Granata intensifica la sua attività di editore a 360 gradi, pubblicando saggi sul fumetto italiano e l'animazione giapponese nella collana Cartoonia (della quale è importante ricordare il volume Anime - Guida al cinema d'animazione giapponese, dotato di una prefazione scritta da Go Nagai), sul cinema di genere italiano e internazionale, e monografie dedicate a registi come Lucio Fulci, Russ Meyer e Alejandro Jodorowsky. Erano previsti anche saggi dedicati al western italiano, a Tim Burton e Quentin Tarantino, ma a causa del fallimento di Granata essi vennero pubblicati successivamente da altri editori. Sempre a testimonianza dell'eterogeneità della Granata, all'interno della collana Storie, vengono pubblicati un romanzo a fumetti ideato da Bonvi e Francesco Guccini dal titolo Storie dello spazio profondo, e i manga Mao Dante di Go Nagai (in due volumi) e Il bosco della sirena di Rumiko Takahashi. Bernardi così descrive l'espansione e la polivalenza della Granata:
Ken il guerriero stava fianco a fianco con le opere di Mattotti, i romanzetti di Indiana Jones si dividevano lo spazio con i nuovi talenti italiani della scrittura, il cinema italiano di serie B otteneva una logica rivalutazione [Granata pubblicò perfino un romanzo horror di Lucio FulciLe lune nere, nel 1992], ma senza che questo significasse il declassamento del cinema di autore. Sembrava un punto di forza, questo. Invece finì con il rivelarsi una specie di tallone di Achille. In tempi di pensiero unico non bastava proporre le cose, bisognava esserne fanatici. La piacevolezza di un rapporto di comunità con le forme del mondo esterno era retaggio del passato. La modernità imponeva il fanatismo. Non bastava proporre i manga, bisognava esserne fan. Non era sufficiente investire sul fumetto d'autore, occorreva ripudiare tutto il resto. Indagare sulle forme di certo cinema o certo fumetto popolare era poco, bisognava sostenere che fosse l'unico possibile. Non mi si poteva chiedere tanto, neppure a Granata. Così la nostra ricchezza, che poi era semplicemente il non volersi schierare, diventò sospetto. Chi l'avrebbe mai detto... (pag. 8).
Uno dei romanzi di Indiana Jones

Parallelamente all'ascesa della Granata, iniziarono infatti i problemi per Bernardi e i suoi collaboratori, come ad esempio il rendersi conto che esisteva anche un'altra azienda che aveva il loro stesso nome:
Saggio sui fumetti italiani della Disney
Ce n'accorgemmo dopo. Loro erano un'agenzia fotografica, stavano a Milano e si chiamavano Granata Press Service. Avevano certo più diritti di noi, su quel nome, visto che il titolare di cognome faceva proprio Granata (io potevo tutt'al più vantare un compagno di liceo, che si chiamava così). E certo loro subirono molto più di noi i problemi dovuti alla quasi omonimia. I nostri fan di manga li bersagliavano di lettere e telefonate. Ma capitò anche di peggio, non per colpa nostra, però. Entrambi avevamo come clienti la Disney. Le nostre erano fatture di poche decine di migliaia di lire, le loro di svariati milioni. Successe almeno un paio di volte che la Disney si sbagliasse e mandasse a noi quei loro assurdi assegni della Chase Manhattan Bank con stampato sopra il faccione di Topolino (sembrava uno scherzo, ma a portarli in banca eccome se venivano accettati) anche a copertura di fatture della Granata milanese. (pag. 5).
Volume a fumetti realizzato da Magnus,
edito da Granata Press
Nel frattempo, Bernardi si rese conto che forse la Bologna degli anni '90 non era adatta ad ospitare una simile realtà editoriale - la definisce come "una città tutta presa dalle prove generali di adesione spontanea al pensiero unico" (pag. 9), al quale non voleva aderire, né personalmente, né tantomeno con la sua casa editrice -, sebbene in essa fosse nato quel corso di laurea, il Dams, che Bernardi, come dichiarato in una sua intervista, considerava un elemento di forte svolta culturale per la città e che conosceva anche nei suoi lati più oscuri - nel suo libro Macchie di rosso - Bologna avanti e oltre il delitto Alinovi (edito da Zona nel 2002), si occupò di uno degli omicidi che scossero il Dams all'inizio degli anni '80 -. Anche il rapporto di Bernardi con il mondo del fumetto internazionale - un progetto che gli stava molto a cuore, il volume a fumetti Il Conte Notte di Magnus, non viene completato a causa dell'impegno di quest'ultimo su di un albo gigante di Tex e della sua di poco successiva morte-, e degli anime iniziò a incrinarsi:
Da almeno un anno prima della fine di Granata, il mio rapporto con il fumetto era entrato in crisi. Ne leggevo pochi, faticavo a trovarne qualcuno che sapesse coinvolgermi. Mi ero incarognito al pensiero che un così straordinario linguaggio espressivo fosse usato soltanto per produzioni di trascurabile livello. Oggi, quando passo in edicola o finisco dentro una "fumetteria" spesso mi accorgo di avere lo sguardo che vaga nel vuoto, senza trovare niente sul quale calamitarsi. Nonostante tutto mi dispiace che sia così. (pag. 9). Lavorando con i manga e con gli anime ho visto cose che avrei fatto fatica a immaginare. La più stupefacente è stata senza dubbio scoprire che vi era un'autentica idolatria per le voci dei cartoni animati, ovvero per i doppiatori italiani dei vari personaggi. Così mi sono reso conto che dalla vecchia e tutto sommato comprensibile identificazione con il protagonista della propria voglia di avventura ed evasione, si era passati a stadi ben più avanzati, spesso ai limiti del patologico, se non oltre. In un processo che non ammetteva interruzioni ci si appassionava (nella sua gradazione più dura, quella del fan) a: il personaggio (l'eroe), l'autore del personaggio, la casa editrice che lo aveva pubblicato o tradotto, il redattore che aveva curato la pubblicazione o la traduzione, e (nel caso di un anime) il doppiatore che gli aveva prestato la voce. Questo "eroismo" a ogni costo, questa idolatria mal spesa ha presto cominciato a infastidirmi, e dopo i primi tempi nei quali mi lasciavo coinvolgere fino a firmare io stesso autografi, ho sempre più evitato la calca delle convention. A posteriori, credo che questa sia stata una delle cause della mia progressiva disaffezione per il fumetto, dato che il fenomeno non riguardava solo i manga, ma anche i fumetti italiani, per non parlare di quelli americani. (pag. 24).
Saggio sul cinema di Jodorowsky

E un giorno dell'estate del 1996, ricevette la notizia che l'ufficiale giudiziario era passato a casa sua per depositare l'istanza di fallimento contro la Granata. Mentre essa si avviava verso la chiusura, altri editori si fecero avanti interessati alle sue produzioni: "Fu un'azione di sciacallaggio devastante. Tutti arrivavano per papparsi qualcosa. Mi dicevo, se tutto questo desta così tanto interesse, prima o poi qualcuno vorrà anche chi tutto questo l'ha messo in piedi. Mi sbagliavo" (pag. 9).

Per concludere, va segnalata una videointervista realizzata dal blog Corpi Freddi a Bernardi in cui (a partire dal minuto 5:08), viene ricordata la Granata Press, e va aggiunto e precisato che lui non considerava la Granata troppo in anticipo sui tempi, ritenendo invece che fosse "arrivata al momento giusto e con le proposte giuste, solo che non ha fatto in tempo a incassare i frutti del proprio lavoro. Perché è morta solo pochi mesi prima di iniziare a farlo" (pag. 31).

P.S. Luigi Bernardi fu mio insegnante durante un corso sull'editoria che si tenne a Bologna nel 2006, nel quale non nominò mai la Granata Press. Questo articolo è il mio omaggio alla persona che più di ogni altra mi ha insegnato come funzionava il settore dell'editoria in Italia.

6 commenti:

  1. Luigi Bernardi, con la Granata Press, è stato un esempio di come un editore italiano, nonostante le difficoltà, possa dar vita grazie al suo impegno, alla sua passione ma soprattutto alla sua apertura mentale alla diffusione delle più diverse e molteplici forme di intrattenimento(dal libro al fumetto sino al manga...dal film di genere intellettuale sino a quello considerato b-movie...senza scordare le proiezioni per l'home video come esperimento nuovo in Italia..o la promozione verso nuovi talenti letterari) un intrattenimento offerto a tutti senza distinzione di cultura e/o di fruitori, di serie A o di serie B.. una diffusione della cultura adatta a qualsiasi pubblico ...una cultura a 360 ° gradi! E' stato una sorta di mecenate e promotore moderno in questa era della comunicazione globale! il libro come da te sottolineato ha anche la sua importanza nello spiegare e farci capire in dettaglio i motivi della fine di una così pregevole iniziativa editoriale all'avanguardia per gli anni '90 nel nostro paese!!! un articolo veramente interessante! ^_^ alessia

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    1. Ciao Alessia, grazie mille per il tuo commento così profondo e sentito! Concordo in pieno con quello che hai scritto... Bernardi con la Granata ha creato una realtà culturale estremamente importante, variegata e innovativa per l'Italia, che ha aperto la strada a tante successive pubblicazioni di altri editori nel nostro paese. E' veramente affascinante e incredibile vedere quanto fosse eterogeneo il catalogo delle pubblicazioni della Granata!!
      Grazie ancora a te per il tuo bel commento!!! Ciao!!! ^__^

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  2. Come al solito leggo con piacere i tuoi articoli. Questo mi è piaciuto particolarmente perchè ha il merito di puntare i riflettori su alcuni aspetti interessanti.

    Il primo è la particolare condizione di fan (che vira pericolosamente verso il fanatismo). Bernardi descrive alla perfezione quel che scatta nella mente di chi si fa partigiano di un autore, di un filone, di un personaggio. In un certo senso è l'atteggiamento del tifoso: si rinuncia alla critica per aderire incondizionatamente al proprio idolo. Mi ha ricordato il periodo di revival dei film di genere italiani, in cui in effetti sembrava che il solo e vero cinema fosse quello dei nostri B-movies. Trovo lodevole la lucidità di Bernardi, che semplicemente prende atto del fatto che tante realtà coesistono e che non è contraddittorio appassionarsi di Fellini e di Bava al contempo.

    Un secondo aspetto che mi ha colpito (legato strettamente a quanto detto sopra) è la critica di Bologna e del fossilizzarsi della sua vita culturale. Ricordi, Alessandro? Verso la fine ne siamo stati testimoni anche noi, che del vero spirito damsiano non abbiamo visto che un'ombra. Colgo l'occasione per dirti che ho sempre ammirato il tuo understatement hitchcockiano: ti occupavi di soggetti di nicchia senza mai assumere atteggiamenti falsamente intellettualistici!

    Grazie ancora, imparo sempre tanto dai tuoi articoli.

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    1. Prego Barbara, e grazie a te per aver scritto questo tuo interessante commento. Concordo col tuo ragionamento sull'atteggiamento di un "tifoso", che punta tutto sull'adesione emotiva, a scapito della razionalità e dello spirito critico. E temo che questo atteggiamento abbia seriamente e profondamente attecchito anche nella politica in Italia.

      E concordo anche con quello che dici su Bologna e il Dams. Avendo entrambi vissuto in prima persona in quell'ambiente, sappiamo bene com'era la situazione e come si è evoluta col passare degli anni.

      Prego e grazie a te per i complimenti! Anche di te ho sempre apprezzato la tua apertura mentale a tanti argomenti diversi, senza quella rigida "chiusura culturale" che purtroppo era ed è tipica di tante altre persone.

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  3. Carissimo, per un po' ho fatto parte anch'io della "banda" della Granata Press, ma ti scrivo per segnalarti una curiosità. Dato che citi l'altra Granata Press, l'agenzia fotografica milanese, ti comunico che si chiamava Granata Press Service e che io, per due anni, lavorai contemporaneamente per entrambe. Riguardo le buste sbagliate, talvolta ero io che facevo il "postino" o "trade d'union" portandole da una Granata all'altra. Un giorno, magari, racconterò più in dettaglio. Saluti.

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    1. Ciao Davide, grazie mille per questa tua testimonianza!

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