venerdì 25 aprile 2014

Michael Ende e l'origine italiana de "La Storia Infinita"



Nel 2014 ricorre il trentesimo anniversario del film La Storia Infinita di Wolfgang Petersen (uscì in Germania Ovest nell'aprile 1984 e in Italia a dicembre dello stesso anno), uno dei lungometraggi più amati e ricordati degli anni '80. Come già ampiamente trattato in questo articolo del blog, quel film era basato sul romanzo del tedesco Michael Ende (1929-1995), ma, sebbene fonte di un film così popolare, l'origine di quell'opera letteraria è ancora poco nota al grande pubblico italiano, che in larga parte ignora come essa sia stata scritta da Ende proprio in Italia, nel periodo in cui risiedeva a Genzano, nei pressi di Roma.


Un ferroviere e mezzo
(Vallecchi, 1962)
Nato a Garmisch-Partenkirchen in Germania, figlio del visionario pittore Edgar Ende creatore di mondi surreali e spesso angoscianti legati all'interiorità dell'animo umano, il futuro autore della Storia Infinita è inizialmente interessato al teatro e alle opere di Bertolt Brecht: "volevo scrivere per il teatro ma non potevo mantenermi. Così mi son messo a fare l'attore. Piccole parti, facevo un soldato con poche battute nella Madre Coraggio di Brecht. Era un grande maestro, volevo diventare come lui, scrivere come lui. Il risultato fu che dopo cinque anni di infatuazione brechtiana ero bloccato, in piena crisi esistenziale, convinto che non ci fosse altro modo di far letteratura. Così a venticinque anni volevo cambiare vita, mestiere. Poi il caso: incontro un compagno di scuola, che fa il grafico. Mi propone di scrivere il testo di un libro per bambini. Avevo una frase, l'ho messa giù. E la storia si è sviluppata in maniera sempre più lunga. Era l'avventura di un ferroviere e di un bambino nero, era avventura, fiaba, fantascienza. Per il mio amico non andava più, così ho cercato in libreria il nome delle case editrici, non conoscevo editori. Per due anni l'ho spedito alle redazioni. Per due anni è tornato indietro. Poi finalmente un piccolo editore di Stoccarda, Thienemanns, l'ha accettato. Era un editore per ragazzi, il libro si intitolava: 'Un ferroviere e mezzo[aka "Le avventure di Jim Bottone", opera allegorica contro l'ideologia razzista del nazismo; in Germania Ovest venne pubblicato per la prima volta nel 1960]. Andò bene" (cfr. l'articolo Ende: per capire il mondo venite con me nel Regno di Fantàsia di Nico Orenge, La Stampa, 7/11/1981).

Un ferroviere e mezzo vince, nel 1961, il premio tedesco più prestigioso per la categoria dei libri per ragazzi, il German Youth Literature Prize, nel periodo in cui Ende, nonostante qualche difficoltà economica, vive in un appartamento in affitto a Monaco, nel quartiere di Schwabing, tra artisti, pittori e musicisti. In quell'ambiente culturale, Ende si sente però spesso a disagio ed emarginato:
Targa del Gruppo 47 (fonte)
In Germania l'atmosfera culturale si era fatta soffocante. C'era spazio solo per la letteratura realistica, di critica alla società. La critica ufficiale incoraggiava il Gruppo 47, Böll, Grass. (...) Adoperavo la parola "tedesco" come un aggettivo negativo. Ma non si può odiare la propria cultura, la propria lingua. (cfr. il sopracitato articolo di Nico Orenge).
Furono anni quasi insopportabili. Non passava giorno che, nei salotti degli amici, nei convegni letterari non si prendessero i miei libri a bersaglio quasi simbolo della degenerazione e del disimpegno. Dovevo sempre giustificarmi per quello che facevo. Persino ai bambini si negava il mondo fantastico, e io resistevo proprio per loro, perché sono gli unici che sanno ancora vivere l'avventura. (cfr. l'articolo Questa è la morale della mia favola di Matilde Passa, L'Unità, 5/02/1982). 
In Germania allora si scriveva con arroganza. Anche per i bambini. Lo scrittore era diventato l'insegnante del lettore. Ma scrivere un libro non è insegnare! Io voglio leggere un libro per avere nuove idee. Perché mi aggiunga punti di vista, perché mi aggiunga qualcosa alla vita quotidiana. Perché possa vederla con occhi nuoviÈ Dostoevskij che [quando] scrive, fa la realtà. Non viceversa. Per questo ho inventato Bastiano ["Bastian" nell'edizione originale del libro e in quella italiana del film] e Fantàsia. Ero io il primo che voleva uscire dalle discussioni su "impegno e disimpegno" e vivere le possibilità della fantasia, oscillare, come un pendolo, come la vita, fra realtà e fantasia. (cfr. il sopracitato articolo di Nico Orenge).
Michael Ende

Ende aveva vissuto in prima persona i desideri del movimento studentesco del '68, per poi criticarlo e prenderne le distanze per via della conseguente ossessione dell'ambiente letterario tedesco di dover creare solo opere forzatamente "impegnate", "politiche" e "realistiche": "Nel '68 hanno creduto che la politica fosse il nodo focale per cambiare il mondo. Ma tutto si esauriva in una polemica sull'ortodossia. Mentre far politica è questione di cultura. Se parlo di libertà devo fare un discorso filosofico, artistico. Devo chiedermi su quali valori voglio basare la mia vita, cercare utopie positive. Le ultime utopie, quelle di Verne e di Marx, con la fiducia che la tecnica potesse liberare l'uomo e che fosse possibile una società senza classi, hanno mostrato le loro crepe" (cfr. il sopracitato articolo di Nico Orenge).

Ende e sua moglie
(fonte)

Una svolta importante nella vita di Ende avviene grazie all'incontro con l'attrice e danzatrice teatrale Ingeborg Hoffman - conosciuta nella notte di Capodanno del 1952, nel periodo in cui lui frequentava gli ambienti teatrali -, con la quale si sposa a Roma nel 1964, una città che si rivela determinante per entrambi: "Passeggiavo con mia moglie per una strada del centro di Roma e lei mi ha detto: "Finalmente siamo a casa". E siamo rimasti. Sa, io sono cresciuto a Monaco, nell'atmosfera di un quartiere d'artisti, ora profondamente modificato. Qui ho ritovato un poco di quel mondo dell'infanzia, dell'umanità delle figure che lo popolavano. Qui incontro ancora delle persone che d'estate sostano sedute sull'uscio di casa. E qui ho pensato a Momo, è una bambina come solo in questi paesi intorno se ne possono conoscere". (cfr. l'articolo Ende: vai nel Regno della Fantasia per cambiare la realtà, di Giuliana Morandini, La Stampa, 22/12/1984).

Momo (Vallecchi, 1974)
Prima di stabilirsi a Genzano nel 1971, Ende aveva iniziato a lavorare al romanzo Momo da alcuni anni, ma procedendo a rilento con la scritturaÈ grazie al nostro paese che riesce a sbloccarsi creativamente e a completarlo dopo ben 6 anni di lavorazione, curandone personalmente anche la copertina e le illustrazioni (non sempre presenti nelle edizione italiane di Momo), poiché, come ricordato da Teresa Buongiorno nel suo Dizionario della Letteratura per Ragazzi (Garzanti, 1995), in Italia egli si era "innamorato della capacità degli italiani di non risparmiare tempo, e trovare spazio per rapporti interpersonali" (cfr. pag. 223). Pubblicato in Germania Ovest nel 1973, Momo fa nuovamente ottenere a Ende il German Youth Literature Prize nel 1974 e soprattutto gli permette di conquistare un grande successo di pubblico, venendo apprezzato anche dagli ambientalisti e dal partito dei Verdi, mentre in Italia, la prima edizione del libro dal titolo "Momo e i ladri di tempo" (pubblicata da Vallecchi nel 1974), passa purtroppo inosservata, nonostante la città in cui sia ambientata la vicenda sia una chiara trasfigurazione di Roma. Nel nostro paese solo in seguito al successo del libro La Storia Infinita (edito da Longanesi nel 1981), Momo viene rieditato da S.E.I. nel 1981 e, finalmente con successo, dalla Longanesi nel 1984, divenendo anche materiale per la realizzazione di ben due film, Momo (1986, in cui appare anche Ende) di Johannes Schaaf e Momo alla conquista del tempo (2001) di Enzo D'Alò, entrambi frutto di co-produzioni italo-tedesche destinate a non eguagliare quel clamore ottenuto dalla versione cinematografica de La Storia Infinita firmata da Wolfgang Petersen.

La casa di Ende a Genzano
(fonte)
Quella casa di Genzano, soprannominata da Ende e dalla moglie "Casa Liocorno" o "Unicorn House", e così descritta da Teresa Buongiorno "immersa nel verde, ha l'energia solare al posto dello scaldabagno, olivi sufficienti per mettere in tavola olio genuino, un giardino fiorito e un panorama all'italiana. Non mancano la fontana coi pesci rossi e le tartarughe: il personaggio tartaruga è presente in tutti i suoi libri [cfr. Morla in La Storia Infinita], è il simbolo di una filosofia che punta ad assaporare il mondo passo passo anziché rimirarlo da un'auto in corsa" (cfr. l'articolo Viaggio nel regno della Fantasia, Radiocorriere TV n. 38 settembre 1984), è il luogo in cui nasce l'idea alla base della Storia Infinita: "Un ragazzo cade nella storia che legge e difficilmente riuscirà ad uscirne". Questa frase viene scritta da Ende su un foglietto di carta, depositato all'interno di una scatola insieme ad altri appunti e idee, tuttavia, è proprio quella frase ad attirare l'attenzione dell'editor di Ende, Hansjörg Weitbrecht della Thienemanns, quando gli fa visita nel febbraio 1977. I due si accordano di sviluppare quell'idea in un romanzo, che inizialmente Ende ipotizza avere la lunghezza di un centinaio di pagine da completare entro Natale di quello stesso anno, ma le cose non vanno come previsto, perché Ende prosegue molto lentamente e con fatica la scrittura, perché convinto che "per essere risucchiati da una storia bisogna proprio che la storia sia diversa, trascinante" (cfr. il sopracitato articolo di Nico Orenge) e perché non sapeva come Bastian riuscisse a uscire dal Regno di Fantàsia.

Radiocorriere TV n. 38 (settembre 1984)

Il risultato è che la lavorazione del libro si protrae fino al 1979 (è durante l'inverno 1978/1979, mentre in Italia divampava il successo di Goldrake in tv, che Ende ha l'idea che il medaglione magico AURYN possa aiutare Bastian ad uscire da Fantàsia), che il numero di pagine inizialmente previsto è abbondantemente superato (nella sua edizione definitiva, La Storia Infinita è un volume di oltre 400 pagine), e che esso richiederà caratteristiche tipografiche insolite, come l'uso di due colori nella scrittura del testo:  verde per indicare ciò che avviene a Fantàsia e rosso per ciò che si svolge nel mondo reale; oltre ai colori, si decide di inserire dei capilettera ad inizio di ogni capitolo seguendo l'ordine delle lettere dell'alfabeto (dalla A alla Z), affidandone la creazione all'illustratrice Roswitha Quadflieg (a questo link, il suo sito web), il cui meticoloso lavoro che dona a molti dei personaggi principali un aspetto ben definito, nell'edizione italiana della Longanesi e in quelle successive, è sostituito dai capilettera scelti tra quelli ideati da Antonio Basoli (1774-1843), pittore e illustratore legato al neoclassicismo bolognese, ricreando così la natura "antica" del libro voluta da Ende, ma perdendo la caratterizzazione dei personaggi principali inserita nei capilettera della Quadflieg, dalle quali emerge chiaramente come il Drago della Fortuna Fuchur ("Fùcur" nell'edizione italiana del libro e "Falkor" in quella del film), abbia l'aspetto di un drago orientale, simile alle raffigurazioni dei draghi presenti in Cina e Giappone.


Fuchur (Falkor), al centro della capolettera H,
dall'edizione tedesca della Storia Infinita (fonte)

Ende, infatti, affermò di interessarsi all'Oriente poiché "la cultura occidentale non può pensare di risolvere la crisi di valori con i suoi soli strumenti" (cfr. il sopracitato articolo di Matilde Passa), e poiché desideroso di lavorare ad una prospettiva pacifista (nel libro prevalgono soprattutto la comprensione interiore e quella degli individui con cui si viene a contatto, piuttosto che i combattimenti o la violenza) "che riunisca le scissioni. Mi richiamo alla magia, all'alchimia, alla cabala. Mi interessano Paracelso e i Rosacroce e tra le correnti odierne mi stimola l'antroposofia" (cfr. il sopracitato articolo di Giuliana Morandini).

Radiocorriere TV n. 45, novembre 1980

Nella creazione dell'edizione tedesca del libro e di quella italiana (per la quale l'autore deve riscrivere l'inizio di alcuni dei capitoli del libro, per via della necessità di dover seguire l'ordine delle lettere dell'alfabeto come iniziali di ogni capitolo: ad esempio nel capitolo X che ha per iniziale la lettera J, Ende inserì: "Jattura non dura", dice un antico motto dei Draghi della Fortuna"), non tutto fila liscio: "nell'edizione tedesca il tipografo aveva messo in fondo al libro la parola "fine", capirà: per una "storia infinita"... Nell'edizione italiana un altro tipografo ha raddrizzato l'insegna che apre il libro, quella con su scritto: "Antiquario"" (cfr. il sopracitato articolo di Nico Orenge). Nonostante tutto, il libro riscuote fin da subito in Germania Ovest un grande successo presso il pubblico degli adolescenti e degli studenti universitari, ottenendo un'ottima recensione sul n. 26 del giugno 1980 del settimanale tedesco Der Spiegel, vincendo riconoscimenti della critica come il prestigioso premio intitolato a Janus Korczak, e giungendo, nel 1980, primo classificato ex-aequo con El Loco di Alberto Manzi all'ottava edizione del Premio Europeo di Letteratura Giovanile di Trento.

Cairone e Atréju (capolettera B),
dall'edizione tedesca del libro
(fonte)
Tuttavia, per l'edizione italiana de La Storia Infinita bisogna attendere il 1981 e un fortuito incontro di Ende con Mario Spagnol, editore della Longanesi, da quest'ultimo così ricordato: "Un amico, il designer Richard Sapper, mi disse che voleva farmi conoscere un cugino di sua moglie, Michael Ende. Combinai un pranzo e quando il commensale mi disse che aveva pubblicato un romanzo "alla Tolkien", sospirai scorato tra me e me, perché si diffida sempre delle imitazioni. Mi feci mandare il romanzo e ne fui immediatamente rapito. Lo divorai sull'isola del Giglio, ripetendo la storia del protagonista: il libro mi risucchiò. Girai con Ende l'Italia per convincere i librai che non era una fiaba per bambini. Ci riuscimmo. Quando uscì, La Storia Infinita andò subito bene; dopo il film lievitò oltre le 300 mila copie" (cfr. l'articolo Un kolossal che non amò di Bruno Ventavoli, La Stampa, 30/08/1995).

Nel romanzo di Ende si narra di Bastian, ragazzo timido, insicuro, grassoccio, su cui grava la recente perdita della madre, che si appassiona alla lettura di un libro fantasy rubato in un negozio di antiquariato, in cui si racconta la storia di Atréju, pelleverde che riceve l'incarico di salvare il Regno di Fantàsia e l'Infanta Imperatrice dalla minaccia del Nulla, trascinando in quel Regno l'umano, Bastian, che darà un nuovo nome all'Imperatrice, e che, attingendo alla propria creatività e immaginazione, farà rinascere Fantàsia, creando nuovi personaggi, nuovi ambienti e assaporando l'ebbrezza dell'onnipotenza, che lo farà sprofondare in un abisso che farà di esso un dittatore destinato al fallimento, divenendo prigioniero di quel Regno che appariva così magico e rassicurante, ma che si rivelerà essere un labirinto che può condurre al conflitto con i personaggi che lui stesso ha amato e creato (come accaduto allo scrittore Arthur Conan Doyle con Sherlock Holmes), alla pazzia, alla perdita della propria identità e dei propri ricordi, e dal quale sarà molto difficile trovare una via d'uscita per tornare al mondo reale e ricongiungersi col proprio padre...

Le due Sfingi (capolettera E),
dall'edizione tedesca del libro
(fonte)

Da quella breve sinossi del romanzo (dove nel rapporto tra Bastian e il padre si riflettono i conflitti di Ende col proprio padre), emerge come esso possieda dei contenuti ancora poco conosciuti in Italia (dove della Storia Infinita è principalmente nota la versione cinematografica di Petersen), che fanno emergere la natura complessa e profonda del volume, al quale hanno prestato attenzione anche degli psicanalisti che, come ricordato Ende, "vi hanno letto quanto accade nella loro cura, una conquista della consapevolezza attraverso il lavoro dell'inconscio. Mi hanno chiamato tra loro a Zurigo, ne abbiamo discusso. Io però ho pensato soprattutto ai modi e ai livelli di conoscenza dei mistici, alle grandi esperienze dell'Oriente ma anche di epoche antiche della nostra civiltà. Sono esperienze che oltre a farci riflettere su noi stessi, ingrandiscono il campo della coscienza, ne dilatano le frontiere", (cfr. il sopracitato articolo di Giuliana Morandini).

Ende considerava questo suo modo di scrivere che unisce realtà e fantasia stimolando riflessioni e ricerche di chiavi di lettura, come la sua "terza via" della letteratura: "Dalla fine della Seconda Guerra, la produzione letteraria si è divisa in due. Da una parte quella molto seria, impegnata, che si interrogava sui grandi temi: il nazismo, l'identità di una nazione divisa, la sconfitta, la colpa dello sterminio. Dall'altra la letteratura di pura evasione che per scelta non si concedeva alcuna incursione sui grandi temi. Ecco: io ho messo insieme le due cose" (cfr. l'articolo Michael Ende: Anch'io scrivo contro il deserto del mondo di Pino Corrias, La Stampa, 20 ottobre 1990). Una "terza via" praticata anche da molti registi cinematografici devoti al genere fantastico in tutte le sue forme (cfr. il documentario The American Nightmare, 2000, di Adam Simon, con interviste a George A. Romero, John Carpenter, Wes Craven, David Cronenberg e Tobe Hooper), nonché da fumettisti (Go Nagai, Leiji Matsumoto, Katsuhiro Otomo), e registi d'animazione giapponesi (Isao Takahata, Yoshiyuki Tomino, Hayao Miyazaki), destinata purtroppo ad essere spesso ignorata, fraintesa, o stroncata in Italia, come nel caso del film Strange Days (1995) di Kathryn Bigelow (noir fantascientifico in cui si allude in modo evidente alla vicenda del pestaggio di Rodney King da parte della polizia di Los Angeles), liquidato come "cazzata memorabile" in una scena del film Aprile (1998) di Nanni Moretti.

Anche La Storia Infinita suscita commenti sarcastici nel nostro paese, quando la Longanesi ne annuncia la pubblicazione, come dichiarato da Mario Biondi, capo dell'ufficio stampa della casa editrice nel 1980: "Hanno fatto delle ironie sul nostro acquisto maggiore: la "Storia Senza Fine" [questo il titolo con cui venne annunciato il libro] di Michael Ende. È una storia fantasy, nella linea di Tolkien. In pochi mesi, in Germania se ne sono vendute 200 mila copie, e sta diventando come una bibbia, come Il Signore degli Anelli. (cfr. il trafiletto anonimo È ancora fantasy, inserto "Tutto Libri" de La Stampa, 18/10/1980).


L'Infanta Imperatrice (capolettera J),
dall'edizione tedesca del libro
(fonte)
Malgrado i pregiudizi, Ende possedeva una cultura personale molto vasta ed eterogenea ("leggo libri di scienza, storie di tecnica che mi portino vicino allo stato d'animo dei ricercatori, dei filosofi, di chi si affatica intorno agli interrogativi delle cose del mondo. I problemi degli scienziati, dei pensatori sono un poco gli stessi che si pongono i bambini, hanno la loro stessa meraviglia", cfr. il sopracitato articolo di Giuliana Morandini), ed era un autore con le idee molto chiare e profonde sul ruolo della fantasia nella vita di una persona - "la fantasia non è mai infantile se muove, come accade a Bastian, alla conoscenza, a cercare perennemente la sua Infanta Imperatrice", (cfr. il sopracitato articolo di Nico Orenge) -, sull'importanza emotiva della lettura e dell'arte - anche se Bastian legge un libro fantasy, tramite esso egli vive comunque "delle sensazioni vere nei confronti della fantasia. Così come succede ad ognuno di noi di fronte ad un'opera d'arte, un quadro, un libro. Sono fatti di vernice, di parole, ma finzioni che provocano sensazioni vere. E io volevo recuperare questa dimensione che ai lettori tedeschi era stata sottratta", (cfr. il sopracitato articolo di Nico Orenge) -, sul recente passato dell'umanità e sul presente delle nuove generazioni della fine degli anni '70, che in Germania Ovest marciarono a Bonn nell'ottobre del 1981 sfoggiando, nei cortei di manifestazioni pacifiste ed ecologiste, delle copie della Storia Infinita, pronti a intraprendere lunghi viaggi dal Centro Europa per venire a Genzano, a incontrarlo:
Gmork (capolettera I, fonte)
Una volta venne una ragazza svizzera, una bambina ancora. Era arrivata con l'autostop. Rimase delle ore fuori dal cancello fin quando non la feci entrare. Parlammo un'intera sera. Quando il mattino dopo le chiesi perché avesse ritenuto così importante incontrarmi, rispose: "dovevo capire se lei crede davvero in ciò che scrive. Ora so che è così e anch'io posso tornare a sperare". (...) Oggi le nuove generazioni si trovano davanti un muro nero, anziché un futuro desiderabile, pure non possono fare a meno di un'utopia positiva. Gli avvenimenti di questo secolo hanno trasformato, per molti, le grandi utopie (quella scientista di Verne e quella sociale di Marx, ad esempio) in incubi. Il desiderio fa quasi paura. Io ho avuto questa impressione qualche anno fa a un congresso di scienziati. Si parlava del futuro solo in termini di realtà, di possibilità. Proposi loro un gioco: ecco, siamo fra cento anni, proviamo a immaginare come sarà questo nuovo mondo. L'unica cosa che non si può dire è: questa cosa è impossibile. Scese un silenzio di ghiaccio per qualche minuto. Poi ci fu una reazione scandalizzata, irritata. Finimmo quasi agli insulti, mi gridavano sognatore, provocatore. Allora capii che l'uomo, oltreché la speranza, aveva ucciso anche il desiderio. (cfr. il sopracitato articolo di Matilde Passa).
Bastian vs. Atréju (capolettera V, fonte) 
I liberi pensatori dell'Illuminismo e del Positivismo non sono stati senza danno. Erano signori distinti, hanno messo sotto accusa dei valori ma non hanno portato qualcosa di nuovo se non il metodo di una critica corrosiva. Così si è creato un vuoto, e non si può vivere con il vuoto. Il mondo è un labirinto ma bisogna pur trovare una direzione. Anche per il protagonista della Storia Infinita ho cercato dove potesse trovare un'uscita dal Regno di Fantàsia che diveniva un incubo. (...) Vivere è possibile solo dandovi un significato, perché nessuna cosa di per sé è significativa. E questo è un concetto religioso, altrimenti una cultura non riesce a esistere. (...) Sono importanti gli smascheramenti che si fanno rispetto al sistema, alle istituzioni. E contano le battaglie per l'ecologia. Ma io penso che sia difficile vincere il disagio, se non si tocca un punto: il denaro deve contare come le merci del cui scambio è segno e invece ha finito per avere un valore diverso rispetto al reale, con vantaggio di alcuni e detrimento dei più. Nell'800 ne sopportavano la spesa gli operai e le colonie, oggi gli effetti più amari sono la miseria del Terzo Mondo e lo sfruttamento della natura. (cfr. il sopracitato articolo di Giuliana Morandini). 
Capolettera Z (fonte) 
Non mi ritengo affatto un conservatore, anzi. Perché negare alla fantasia, a una delle attività più antiche dell'uomo, il valore del progresso? Le utopie sono state i motori della storia dell'uomo, né l'umanità può pensare di essere governata solo dalla necessità. Non nascondo di essere un romantico. Penso sia l'epoca nella quale la cultura tedesca abbia dato non dico il meglio di sé, ma la sua più intima essenza. (cfr. il sopracitato articolo di Matilde Passa). 
Ho paura del Brave New World di Huxley [riferimento al romanzo Il mondo nuovo (1932) di Aldous Huxley, anticipatore di 1984 (1949) di George Orwell, al quale Huxley scrisse questa lettera in cui confrontava le due opere], dove tutto è perfettamente funzionale, ma banale. A questo ci può portare lo sviluppo tecnologico. (...) C'è bisogno di valori e di cultura, di sapere cos'è buono e cos'è cattivo, cos'è bello e cos'è brutto. Dobbiamo condividere qualcosa, sennò non ci capiremo più(cfr. l'articolo Arriva Ende, ma è un Visitors, di Andrea Aloi, L'Unità, 14/05/1986).
Poi nel 1984 avviene l'uscita del film di Wolfgang Petersen accompagnata dalle forti critiche di Ende, il quale fa togliere il proprio nome dal lungometraggio, prendendone le distanze e rinnegandolo. Nello stenno anno viene girato, a Genzano, un documentario tedesco dedicato allo scrittore (Zu Besuch bei Michael Ende, di Heidi Adams), che, nel 1985, perde la propria moglie.

Rimasto vedovo, Ende lascia l'Italia per trasferirsi a Monaco e nel 1989 sposa la sua seconda moglie, Mariko Sato, la traduttrice nipponica della Storia Infinita. In quello stesso anno pubblica in Germania il romanzo La notte dei desideri (edito in Italia nel 1990 da Salani), nel quale affronta tematiche esplicitamente ecologiste, accompagnandolo con una dichiarazione che si è rivelata profetica: "l'idea è che nel sortilegio finale il mago e la strega devono augurare il bene del mondo affinché l'alchimia trasformi le parole nel loro contrario. Questo meccanismo assomiglia a quel che accade nel mondo reale: chi esercita una dittatura spietata, chi inquina, chi disertifica, chi impoverisce gli altri, lo fa predicando bene, promettendo il meglio. (...) Attenzione alla scienza degli stregoni, attenzione a chi moltiplica senza sosta il denaro, indifferente a ogni sviluppo collettivo, ma solo ossessionato dalla crescita della produzione" (cfr. il sopracitato articolo di Pino Corrias).

Un'affermazione che rappresenta un'ulteriore ragione per rivolgere maggiore attenzione alle opere di questo autore (scomparso nel 1995), che visse a lungo nel nostro Paese, per (ri)scoprirne il valore, la profondità e l'attualità.

N. B. Per un approfondimento sul film di Wolfgang Petersen si può cliccare qui. Per un ulteriore approfondimento delle opinioni di Ende su La Storia Infinita si può invece cliccare qui, mentre un chiarimento fornito dall'autore sulla frase "fa' ciò che vuoi", scritta sul retro dell'Auryn, è qui disponibile.

9 commenti:

  1. Bellissimo articolo! Complimenti by Spaghettizen

    RispondiElimina
  2. Alessandro, ho letto tutto d'un fiato il tuo post e amando la letteratura per l'infanzia andrò a leggermi tutti i tuoi link di approfondimento, tra i quali la fiaba della quale non conoscevo l'esistenza :)
    Bellissimo il pensiero delle "utopie positive" e il bisogno assoluto della fantasia per i bambini, forse non lo sai ma sono una appassionata di fiabe :))
    A presto,

    RispondiElimina
  3. Grazie mille per averlo letto così rapidamente! :))
    Mi fa molto piacere che anche a te piacciano molto le fiabe! Anch'io ne sono da sempre un grande appassionato!! La fantasia ha un potere enorme e una grande importanza!! :)))
    Grazie ancora, ciao!!! :)))

    RispondiElimina
  4. Post davvero molto bello, mi permetti di consigliarlo in giro sui social?
    Non conoscevo assolutamente la storia del libro e credo che possa interessare a tante persone :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Danilo :)
      Sì puoi pubblicare il link all'articolo sui social network, anzi grazie per la tua disponibilità a promuoverlo nel web. ;)

      Elimina
  5. Ottimo saggio. Sto recuperando gli articoli del tuo blog che più mi interessano.
    C'è un piccolo refuso all'inizio, quando citi Bertolt Brecht: è appunto Bertolt, non “Bertold” come tu scrivi.

    RispondiElimina
  6. Innamorata di Ende da una vita, ho letto La Storia Infinita prima di vedere il film e, nonostante il film sia fantastico, sono rimasta delusa, anche per l'incompletezza dello stesso.
    Penso che Momo sia un libro fantastico, tanto semplice e tanto profondo nello stesso tempo...
    Bellissimo l' articolo!!!
    Elisabetta

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Elisabetta per l'apprezzamento dell'articolo e per il tuo commento da cui traspare davvero un grande e sincero entusiasmo per le opere di Ende.

      Elimina