Percorrere la versatile carriera di Gisaburo Sugii, nato a Numazu il 20 agosto 1940, coincide con l’attraversare l’intera storia dell’animazione giapponese moderna.
La leggenda del serpente bianco (1958) |
Entra giovanissimo alla Toei Doga
come intercalatore lavorando a La leggenda del serpente bianco (Hakujaden, 1958), il primo
lungometraggio animato a colori prodotto in Asia e distribuito al di fuori del
Giappone. Durante la sua permanenza alla Toei, conosce Osamu Tezuka (entrambi lavorano al film Saiyuki – Le tredici fatiche di Ercolino del 1960), l’autore che
con le sue opere rivoluzionò il fumetto nipponico nel dopoguerra.
Dororo (1969) |
Quando Tezuka lascia
Lupin III: film pilota (1969) |
Sempre nel 1969, Sugii è coinvolto nella produzione dell’episodio pilota di Lupin III (Rupan Sansei), curandone le animazioni chiave. L’episodio viene realizzato poiché Sugii, affascinato dal manga creato da Monkey Punch – inizialmente contrario a una trasposizione animata di Lupin –, propone ai produttori della Tokyo Movie Shinsha di crearne un adattamento animato. Il risultato è un’opera di circa 12 minuti diretta da Masaaki Osumi, contenente tutti gli elementi che decreteranno il successo delle avventure animate del popolare ladro, del quale Sugii tornerà ad occuparsi solo nel 1996, dirigendo il film tv Lupin III – Il segreto del Diamante Penombra (Rupan Sansei - Towairaito Jemini no himitsu).
Dopo aver lavorato alle
animazioni chiave dei lungometraggi erotici della Mushi Le mille e una notte (Senya
Ichiya Monogatari, 1969) e Cleopatra (Kureopatora, 1970, inedito),
Sugii partecipa alla tormentata lavorazione del film per adulti Kanashimi
no Belladonna (titolo internazionale: "Belladonna of Sadness", titolo italiano: "Belladonna", 1973, di Eiichi Yamamoto), per il quale dirige le
animazioni basate sui disegni di Kuni Fukai. Presentato in concorso al Festival del Cinema di Berlino del ’73, Belladonna è ispirato
al libro La strega (1862) di Jules Michelet,
saggio storico che tratta dei reali processi di stregoneria, per denunciare i
crimini subiti dalle donne durante il medioevo francese. Ambientata in
quell’epoca, la pellicola narra la storia di Jeanne, giovane donna che nel
giorno del suo matrimonio diviene vittima di un feroce stupro di gruppo,
impostole dal feudatario e da sua moglie, per pagare i costi della cerimonia
nuziale. Per Jeanne, questo è solo l’inizio di un lungo incubo, durante il
quale incontra il Diavolo (memorabili le animazioni delle sue apparizioni) ed è
costretta a subire molte delle violenze che tante donne hanno realmente vissuto
in quel periodo storico. Nonostante l’elevato valore artistico e culturale
della pellicola – accostabile a I Diavoli (1971) di Ken Russell, anch’esso basato su un saggio storico scritto però da Aldous
Huxley –, essa si rivela un disastro al botteghino, contribuendo al fallimento
della Mushi.
Molletta il terribile (1974) |
Nonostante la scomparsa della Mushi, nel 1974 esce in sala il primo lungometraggio diretto da Sugii, Jack and the Beanstalk (Jack to Mame no Ki; in Italia uscì nei cinema col titolo "Molletta il terribile", in un'edizione attualmente irreperibile). Ispirato a una celebre fiaba europea, il film è la prima produzione del Group TAC – società nata in seno alla Mushi e fondata alla fine degli anni ’60 da Sugii e Atsumi Tashiro – ed è realizzato seguendo la tradizione statunitense dell’animazione (sequenze di canto, presenza di buffi comprimari animali, gag in stile cartoon Warner Bros. nel finale), dando però all’opera un lieto fine non eccessivo e intriso di malinconia. Il film è un successo al botteghino, ma Sugii non ne è soddisfatto.
Touch - Prendi il mondo e vai, di Mitsuru Adachi |
Colpito dai manga di Mitsuru Adachi, in cui si intrecciano sport e rapporti sentimentali adolescenziali, Sugii, insieme al Group TAC, ne diviene il principale artefice delle trasposizioni animate. Il regista, infatti, dirige tutti i film – tre film tv prodotti tra il 1983 e il 1984, il primo dei quali viene poi modificato e distribuito anche nei cinema – tratti dal manga Nine, per poi dirigere diverse puntate della serie tv Prendi il mondo e vai (Touch, 1985-1987), opera della quale Sugii segue anche i tre film di montaggio usciti nei cinema giapponesi tra il 1986 e il 1987, e cura la regia dei lungometraggi tv che ne proseguono la storia, realizzati rispettivamente nel 1998 (Touch – Miss Lonely Yesterday) e nel 2001 (Touch – Cross Road); Sugii dirige infine anche la serie tv Questa allegra gioventù (Hiatari Ryoko!, 1987-1988), supervisionandone anche il sequel cinematografico, Un’estate lunga un sogno (Kasumi: You Were in My Dreams, 1988).
Il grande sogno di Maya (1984) |
Parallelamente a tutto ciò, Sugii si occupa anche della regia generale della serie tv Il grande sogno di Maya (Glass No Kamen, 1984), la cui sigla di testa – diretta da Sugii – vanta animazioni curate dalla celebre coppia Shingo Araki/Michi Himeno (Goldrake, Lady Oscar, I Cavalieri dello Zodiaco). Basato sul manga di Suzue Miuchi, quest’anime diviene molto popolare negli anni ’80 in Italia, mentre in madrepatria non ottiene il successo sperato e si interrompe dopo soli 23 episodi. Diversi sono i momenti memorabili della serie, come le puntate in cui la protagonista deve interpretare a teatro il ruolo della bambina sordo-cieca Helen Keller in Anna dei miracoli.
Night on the Galactic Railroad (1985) |
Nel 1985, inoltre, Sugii firma la regia del lungometraggio Night on the Galactic Railroad (Ginga Tetsudo no yoru, inedito), considerato in Giappone una delle più grandi vette raggiunte dal cinema d’animazione. Il film, prodotto dal Group TAC, si ispira alla novella Una notte sul treno della Via Lattea (edito postumo nel 1934) di Kenji Miyazawa, che in precedenza aveva già fortemente influenzato il fumettista Leiji Matsumoto per la creazione del manga Galaxy Express 999 (Ginga Tetsudo 999), trasposto con grande successo, in Giappone, prima in una lunga serie tv (1978-1981), poi in un paio di film molto cupi diretti da Rin Taro nel 1979 e nel 1981. Prima che se ne occupasse Sugii, l’opera di Miyazawa aveva già ispirato diversi tentativi, rimasti incompiuti, di crearne un adattamento animato. L’idea chiave su cui costruire il lungometraggio viene offerta a Sugii dalla lettura di un adattamento fumettistico – creato da Hiroshi Masumura – del romanzo, nel quale i personaggi principali hanno l’aspetto di gatti antropomorfi. Il ricorso a personaggi felini permette al regista di distaccarsi dal Galaxy Express e di riproporre quell’atmosfera magica, surreale e straniante di cui è permeato il testo di Miyazawa, nel quale i protagonisti possiedono nomi italiani (Giovanni e Campanella, i quali sono irrealmente colorati in blu e fucsia nel film) e una caratterizzazione introspettiva orientale. Nel corso del suo romanzo, Miyazawa ricorre anche al linguaggio denominato “Esperanto”, presente anche in diverse scene del film (il cui titolo in esperanto, presente nei titoli di testa, è la Galaksia Fervojo), il quale è suddiviso in capitoli dal titolo indicato sia in giapponese, sia in esperanto. Ad alimentare l’atmosfera misteriosa, imprevedibile e spesso cupa del film, contribuiscono l’inserimento di elementi spirituali e religiosi, nonché di tre personaggi dall’aspetto umano, la cui presenza sottolinea, secondo Sugii, l’eterogeneità dell’universo ideato da Miyazawa, ed offre allo spettatore diverse possibilità interpretative. Il successo del film è tale che per il successivo special tv Spring & Chaos (prodotto dal Group TAC nel ’96; inedito), basato sulla vita di Miyazawa (al quale curiosamente non piacevano i gatti), si ricorre ai gatti antropomorfi.
The Tale of Genji (1987) |
Nel 1987 esce nelle sale giapponesi un’altra prova dell’enorme talento di Sugii: The Tale of Genji (Murasaki Shikibu: Genji Monogatari, inedito). Tratto dal lungo romanzo di Murasaki Shikibu, pietra miliare della letteratura giapponese e da molti ritenuto il primo esempio di romanzo psicologico, questo film, privo di scene d’azione, racconta le tormentate relazioni sentimentali di Genji, condizionate dalla dolorosa perdita affettiva della madre, morta quando lui aveva tre anni. Genji è il secondogenito di un Imperatore mai mostrato in viso nel film. La morte del padre, suggerita dai movimenti di una mano e accompagnata dalla musica (essa è il riflesso di un’anima per Genji), costituisce uno dei momenti di maggiore inventiva della regia di Sugii, il quale rinuncia a mostrare esplicite scene d’amore, mantenendole fuori campo o rappresentandole solo in modo fortemente simbolico e lirico, preferendo concentrarsi sull’espressività dei volti e dei corpi coperti dagli eleganti abiti di quel periodo storico, nonché su maestose e dettagliate rappresentazioni scenografiche.
Street Fighter II (1994), vhs italiana |
Negli anni ’90 Sugii dirige l’attesa trasposizione cinematografica di Street Fighter II, uno dei videogiochi più popolari della giapponese Capcom. Per il suo film (uscito nel 1994 e distribuito nel mondo principalmente in home video), il regista ripropone assai fedelmente la caratterizzazione dei personaggi del videogioco; essendo esso un picchiaduro (in inglese “fighting game”) basato su scontri “uno contro uno”, numerosi e spettacolari sono i combattimenti a cui si assiste nel corso del film, dove si ritrovano tutti i personaggi resi celebri dal videogame e dove le speciali mosse eseguibili nel gioco, vengono riproposte in modo originale e spettacolare da Sugii (vedasi lo scontro tra Ryu e Fei Long), il quale si concede anche la creazione di una sequenza in puro stile “slasher”, dove la soggettiva di un maniaco che spia la sua affascinante vittima sotto la doccia, precede un sanguinoso scontro. Nel ’95, il film è seguito da una serie tv, Street Fighter II – Victory, narrante una storia diversa da quella del lungometraggio e per la quale Sugii cura la regia generale.
In seguito, Sugii firma diverse
opere che testimoniano ulteriormente la sua versatilità, passando da Super Doll Rika-Chan (’98-’99), serie tv
del filone delle “maghette”, al calcistico Holly
& Benji Forever (Captain Tsubasa:
Road to 2002, 2001-2002), per poi firmare la regia della serie OAV – Original
Animation Video, cioè prodotta per l’home video – Hitsuji no Uta (2003-2004, inedito) in cui trasforma un horror
adolescenziale vampiresco in una tragedia famigliare dagli esiti
shakespeariani, dove l’amore fraterno che unisce il protagonista alla sorella
maggiore si spinge fino ai limiti dell’incesto, mentre la regia si concentra
nuovamente sulla rappresentazione dei sentimenti dei personaggi ed evita toni
troppo espliciti.
La sua attività registica prosegue senza sosta, con il
lungometraggio Aminemici – Le avventure di Gav e Mei (Arashi no Yoru ni, 2005), in cui la difficile amicizia tra un lupo
e una capra, diviene un’allegoria su come una diversa scelta di vita possa
essere osteggiata dalla comunità a cui si appartiene, condannando chi la compie
all’emarginazione e a dover impegnarsi per difenderla.
Negli ultimi anni il regista
membro del Directors Guild of Japan (sindacato che tutela la libertà espressiva
dei registi in Giappone) dirige il lungometraggio per bambini Tofu Kozo (2011, girato interamente in
computer grafica; inedito) e assiste alla chiusura per bancarotta, nel 2010, del Group
TAC, col quale stava lavorando a The Life of Guskou Budori (Gusko Budori no Denki, inedito), pellicola
nuovamente basata su di un racconto di Miyazawa (già oggetto di una
trasposizione animata nel 1994, ma con personaggi umani), in cui far tornare i
gatti antropomorfi. Malgrado tutto, il film viene completato e debutta nei
cinema nipponici a luglio 2012, lo stesso mese in cui viene distribuito un
documentario interamente dedicato alla lunga carriera di Sugii (Animetion
Sugii Gisaburo, diretto da Masato Ishioka), la quale rappresenta un affascinante mondo in gran
parte ancora da scoprire per il pubblico italiano e occidentale.
The life of Guskou Budori (2012) |
N. B. Prima pubblicazione avvenuta all'interno del catalogo del festival "Anymation" (2012) di Venezia. Il catalogo è scaricabile gratuitamente al link: http://cafoscaricinema.unive.it/it/anymation/catalogo
Si segnala che sul blog è disponibile un approfondimento in due parti dedicato al film Kanashimi no Belladonna di Eiichi Yamamoto, dedicato alla partecipazione del film al Festival di Berlino nel 1973 (cfr. questo articolo del blog), e alla sua distribuzione cinematografica italiana col titolo "Belladonna", avvenuta a partire dal marzo 1975 (cfr. questa pagina del blog).
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